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Affari & Finanza

Un business da 550 milioni di euro che guarda al rapporto qualità-prezzo…
Il calo di vendite registrato nel 2003 ha costretto a una revisione delle strategie per recuperare ancora competitività soprattutto nei paesi dell’area del dollaro
Con una produzione annua di 7 milioni di ettolitri di vino, una superficie vitata di 150 mila ettari il comparto vitivinicolo siciliano costituisce per quasi il 20% alla produzione lorda vendibile dell’isola: oltre 550 milioni di euro. Ma la produzione di qualità rappresenta soltanto il 15% del totale ed almeno 5 milioni di ettolitri di vino non vengono imbottigliati. Le vendite all’estero hanno rappresentato circa il 19,4% della produzione complessiva dal 1994 al 2003.
Una percentuale che nel 2003 è calata al 6,4%. Con una ripresa l’anno scorso.
“Il 2004 è stata un’annata sicuramente positiva per tutte le cantine di medie e grandi dimensioni – spiega Lucio Tasca d’Almeria, presidente di Assovini Sicilia che riunisce 60 aziende dell’isola – abbiamo riconquistato in media il 10% sui mercati internazionali, in termini di export. Il 2005 invece si prospetta più difficile, a causa di una grande produttività internazionale».
Dopo il calo di vendite del 2003, alcuni prodotti hanno cominciato a puntare sui vini meno blasone e più attenti al rapporto qualità-prezzo. E hanno avuto ragione anche sui mercati esteri.
L’azienda Calatrasi, fondata da Maurizio Micciché nel 1980 a San Capirello nella Valle dello Jato a Sud di Palermo ha raggiunto nel 2004 i 16 milioni di euro di fatturato di cui il 70% conquistato all’estero, otto milioni di bottiglie esportate in 25 paesi, primi fra tutti Regno Unito, Scandinavia, Germania.
L’azienda ha delocalizzato in Puglia e Tunisia e vinificherà presto anche in Polonia. «La nostra filosofia – spiega Maurizio Miccichè – è quella di produrre un vino per tutte le tasche, dal prodotto di nicchia al più conveniente, in una visione di mercato multisegmentato». In rapida crescita del 400% negli ultimi cinque anni, anche Donnafugata, la storica azienda rilanciata nel 1983 da Josè e Giacomo Rallo che nel 2004 ha fatturato 14 milioni e mezzo di euro prodotti oltre 2 milioni e mezzo di bottiglie, il 22% esportate in 40 paesi stranieri. «I nostri primi mercati di riferimento – dice Giacomo Rallo – sono la Germania e la Svizzera, ma stiamo crescendo anche in Giappone e negli Stati Uniti. La Sicilia è una terra di grandi vini ma bisogna far crescere la cultura enotecnica ed enologica, coniugare le tecniche di produzione con il marketing più avanzato.
Portare al 100% la produzione di qualità che al momento confluisce nella linea Mandrarossa e l’ambizioso progetto della Settesoli di Menfi, cantina cooperativa che conta 2.300 soci e si estende su 6.500 ettari di terreno. «L’obiettivo del progetto –spiega il presidente Diego Planeta – è orientare queste enorme produzione così come l’impianto di nuovi vitigni, alle esigenze del mercato».
Con 300 mila ettolitri di vino prodotti nel 2004, di cui imbottigliati 220 mila, un fatturato di 30 milioni di euro, di cui 20 milioni derivano dalle vendite in Svizzera, Germania, Stati Uniti, Nord Europa e paesi dell’Est. Settesoli ha incrementato negli ultimi due anni le quote di export del 30% grazie al nuovo packing, il brik e il bag-in-box da tre litri, che spopolano soprattutto nei paesi scandinavi e a una campagna di promozioni per battere i competitori del Nuovo Mondo, avvantaggiati dal deprezzamento del dollaro. Anche la Firriato di Pacco, che esporta circa il 75% della produzione, 5 milioni e mezzo di bottiglie l’anno, ha lanciato all’estero una campagna promozionale abbassando del 10% il prezzo di vendita del Camelot, il pluripremiato blend di Cabernet e Merlot. «Nei prossimi mesi l’obiettivo dell’azienda è approdare in Russia e in «Asia», spiega Sergio Ardito, area manager all’estero.
Si sono subito ben piazzati in Svizzera, in Belgio, negli Stati Uniti e in Giappone, i vini di casa Gancia prodotti nei 50 ettari del Baglio Capocroce, nella borgata Castellazzo, vicino Salemi. «E’ stato un po’ come un ritorno alle origini – spiega Lamberto Gancia, tra gli imprenditori italiani, che dopo Zonin hanno deciso di scommettere sulla Sicilia – nei primi del Novecento avevamo un’attività di vinificazione a Mazzara del Vallo. La Sicilia ha un microclima molto favorevole sia allo sviluppo delle varietà autoctone». Per Fabio Rizzoli, amministratore delegato del gruppo Mezzaco…. che nell’isola ha acquistato nel 2001, 282 ettari di terreno a Sambuca, nei pressi di Agrigento poi nel 2003 altri 630 ettari tra Acate e Vittoria, nella terra del Cerasuolo, «i vini siciliani, hanno più opportunità all’estero e sono particolarmente anglossassoni».


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