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VERSO IL FUTURO

Agrifood & Travel Global Summit: dal binomio agroalimentare e turismo fino al 30% del Pil

Spunti e riflessioni dall’edizione n. 1 del format di Class Editori e Gambero Rosso, ieri, a Milano

190 miliardi di euro, pari all’11% del Pil: è quanto vale oggi l’agribusiness in Italia. Percentuale che aumenta fino al 15%, con l’indotto. L’export pesa 40 miliardi di euro e cresce a tassi del 7%, grazie alla forza del brand “made in Italy, pur in un mercato polverizzato che conta oltre 1,1 milioni di aziende e moltissimi prodotti Dop e Igp, che da soli fatturano più di 15 miliardi di euro e crescono a tassi superiori a quelli del settore. Che si conferma leva fondamentale anche per il turismo, altro asset strategico per il Paese. Dati dello studio Bain & Company, al centro, nei giorni scorsi, del Milano Agrifood & Travel Global Summit n. 1, il primo evento che tratta i due settori insieme, dandogli rilievo come una realtà combinata d’eccellenza che distingue il made in Italy nel Mondo, organizzato da Class Editori e Gambero Rosso, nel Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.
“È un merito di questo Governo, e in particolare del Ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio - ha detto Paolo Panerai, vice presidente e ad di Class Editori - aver compreso che fosse funzionale alla realtà italiana mettere assieme agricoltura e turismo. Per un semplice motivo: il turismo nelle grandi città è esuberante, persino troppo. E l’Italia da questo punto di vista non finisce con Firenze, Milano, Roma, Napoli e Venezia, c’è tutto un Paese che può accogliere con grande soddisfazione i turisti italiani e stranieri e le motivazioni legate all’agricoltura di qualità - con prodotti tipici del Made in Italy - rappresentano una motivazione forte”.
Ma non solo: “del rapporto stretto tra agricoltura e turismo possiamo dare diverse chiavi di lettura. Prima di tutto finanziaria, poiché la benzina indispensabile arriva da banche e investment bank. Ce n’è poi una di tipo educational, poiché da questo punto di vista è avvenuta una crescita fortissima anche attraverso numerose proposte d’alta formazione”, ha detto l’ad di Class Editori e di Gambero Rosso (di cui è anche presidente), Paolo Cuccia, che ha aggiunto: “impossibile poi non pensare a una chiave d’internazionalizzazione, sia perché come Gambero Rosso accompagniamo in 30 Paesi del mondo i prodotti italiani a incontrare il commercio sia perché il turismo rappresenta la prima fonte dell’esportazione, considerato che l’acquisto di un prodotto in cantina o in azienda diventa poi stimolo all’importazione. La Lombardia ne è un fenomeno emblematico”.
Cardine del binomio tra agricoltura e turismo è l’enoturismo, filone sul quale, dopo anni, è arrivata una nuova legge quadro, che il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, Gianmarco Centinaio, ha definito “importantissima. Tanti italiani vanno a fare enoturismo in Francia, in California, piuttosto che in Australia, Nuova Zelanda o in Africa. Qui purtroppo ci limitiamo a qualche gita fuori porta. Occorre dunque strutturare questo fenomeno, perché rappresenta la sintesi di quello che andiamo in giro a dire da tanto tempo. Serve entrare nell’ottica che dietro a un bicchiere di vino italiano ci sono una famiglia, una cantina, una vigna, un territorio, un’enogastronomia locale, paesaggi, storia, cultura, castelli. Sogni da raccontare, insomma. Attorno al bicchiere di vino si possono costruire pacchetti turistici, emozioni, suggestioni. Basta saperle raccontare”.
Summa di una sinergia, quella tra agrifood e turismo che, per Centinaio, può arrivare a valere fino al 30% de Pil del Paese: “se all’ultimo G20 dell’Agricoltura dello scorso anno i venti ministri più importanti del mondo hanno indicato che il turismo serve a sviluppare le aree rurali, con evidenti ricadute positive proprio per l’agrifood, vuol dire che siamo sulla buona strada”, ha detto il Ministro.
Una delle “case history” possibili, in tema di unione tra cibo e turismo, è quella del Parmigiano Reggiano, che da Dop italiana più esportata, è diventata una vera e propria attrazione turistica nell’ambito dell’area di origine , come ricordato dal presidente del Consorzio Nicola Bertinelli.
“Nel territorio Parmigiano Reggiano ogni anno si registrano tra 300-400.000 visite nei caseifici, soprattutto quelle legate al conoscere e comprare direttamente il formaggio in caseificio, ma sempre più alta è la quota di chi viene per vivere l’esperienza completa, dalla produzione al magazzino. Questo è possibile perché i caseifici sono veri, trasparenti e accessibili, questo è il vero valore della Dop. Ed è anche il modo migliore per generare consumatori consapevoli, consumatori innamorati del prodotto, che poi, a loro volta, saranno i primi ambasciatori del prodotto verso amici e conoscenti”.

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