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Avanti!

Che errore la GdF all’inaugurazione di Vinitaly ... Brunello di Montalcino: un suicidio all’italiana... Ieri si è inaugurato a Verona il Vinitaly, la rassegna del vino italiano. Un successo enorme: 150mila visitatori, buyers di tutto il mondo, migliaia le ditte espositrici. Il vino è rimasto il più grosso business italiano, tre miliardi e mezzo di esportazioni all’anno, settemila miliardi di vecchie lire. Bene. All’inaugurazione, la agenzie battono due notizie. Primo, il Brunello di Montalcino è stato falsificato, 60mila bottiglie ritirate, la Guardia di Finanza chiude e indaga nientemeno che: Antinori, Bandi, Frescobaldi, Argiano e altri cento produttori di Brunello. Il quale Brunello è il più grande dei vini italiani, e quindi il più grande vino del mondo, ripetutamente proclamato tale dalla migliori riviste specializzate, d’America e d’Europa. Più tardi si apprende che non si tratta di vino sofisticato, ma deviazioni dal disciplinare del Brunello. Come noto agli intenditori (che per il Brunello spendono decine e anche centinaia di euro la bottiglia) il Brunello deve essere fatto con uva Sangiovese in purezza, cioè senza altre uve, invecchiato in barrique. Pare invece che alcune ditte, soprattutto la Banfi che è da tempo americana, per accontentare il gusto dei bevitori statunitensi, vi abbiano aggiunto un po’ d’uva più dolce o più bianca. Ma questo, da che mondo è mondo, non è un delitto: tuttalpiù è una “frode commerciale”, ma in verità non è neanche quello. È un piccolo trucco del vinificatore, del tecnico, che addolcisce un po’ il prodotto per non perdere qualche cliente americano. Ricordo che una ventina di anni fa, proprio le Cantine cooperative di Reggio Emilia (che poi comprarono Banfi e lo introdussero in America) facevano anche il “Lambrusco Cola” di sette, otto gradi, per i giovanotti americani. Ma questi sono espedienti commerciali, non è vino fatto con l’etanolo, o con le polverine rosse: è sempre vino d’uva e non fa male a nessuno. È compito dei Consorzi Doc vigilare e punire, in via amministrativa e non in via penale, i produttori che non si attendono alle direttive Doc: tanto di Sangiovese, tanto di Cannaiolo, tanto di Prugnolo gentile, non più di sessanta quintali di uva per ettaro e il di più si elimina, o si fa del vino sottocosto da vendere in cartoni o a pochi euro la bottiglia. Ma far intervenire la Guardia di Finanza, il giorno dell’inaugurazione del Vinitaly; chiudere cantine e sequestrare centinaia di migliaia di bottiglie, denunciare grossi nomi di risonanza mondiale, questo è pazzesco, e può venire in mente solo in Italia. Dopo la mozzarella ammazziamo anche il vino, dopo la Campania ammazziamo anche la Toscana, alé Alitalia, ne abbiamo da regalare a tutti. Poi toccherà ai formaggi, poi ai prosciutti, poi alla pasta, poi chiudiamo la bottega Italia e importiamo tutto dal Congo belga. Se una cosa del genere fosse successa in Borgogna o nello Chateneuf du Pape, i “vignerons” francesi avrebbero imbracciato i forconi e preso a forconate i gendarmi. Così come se la monnezza di Napoli fosse stata a Parigi, i parigini avrebbero già buttato il sindaco giù dal balcone dell’Hotel de Ville. Chi ha mai letto su un giornale francese che si è trovato dello Champagne fatto con dell’uva bianca della Mosella? Tutti zitti, perché i francesi sanno che i panni sporchi si lavano in casa; e dicono che il Roquefort è il miglior formaggio del mondo, quando non vale un decimo del nostro Gorgonzola. Ma che volete farci, la Francia è il Paese di Sarkozy e l’Italia è il Paese di Pecoraro Scanio. A me viene un sospetto diabolico: che dietro questa balla del Brunello ci sia qualcuno che manovra per farci fuori, magari nostri amici francesi. E come mai la Corea e la Cina hanno proibito non solo la mozzarella, ma tutti i formaggi italiani? Mah. È che l’Italia è un Paese di cafoni, governato da dei matti allegri. Mi viene in mente Berlusconi, che ieri invitava i coltivatori diretti a… mettere una fiche per la cordata dell’Alitalia: e non era una boutade ! Cavaliere, difenda il Brunello e anche il Barolo, che sono le nostre ultime risorse e lasci perdere l’Alitalia. P.S. L’affare Brunello di Montalcino deve essere ben distinto dalla più grossa inchiesta che si sta conducendo in questi giorni e di cui ha dato notizia “l’Espresso”. Si tratta di una grande quantità di vino adulterato che è stato immesso nei supermercati e che viene venduto a dei prezzi bassissimi, intorno a 1 euro la bottiglia. Questo è davvero vino contraffatto e addirittura velenoso, prodotto da dei grandi truffatori in Sicilia e in Puglia. Questa campagna è stata condotta dalla Guardia forestale e dal ministero dell’Agricoltura ed è decisamente un’azione meritoria. Il problema si pone dunque su due piani ben distinti: difendere il vino di grande qualità e dare invece la caccia ai delinquenti del vino contraffatto, che tanto male stanno producendo alla nostra economia.

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