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Avvenire

Vendemmia, i prezzi si accorciano ... Prezzi in caduta libera pur se la quantità non cresce e la qualità parrebbe essere più che buona. Non c’è dubbio, anche il comparto vitivinicolo (che vale circa 13 miliardi di euro) sta vivendo un momento complesso. Da un lato, le prime previsioni complete sulla vendemmia parlano di una situazione quanto meno “variegata”, dall’altro il mercato è sempre più difficile mentre i nostri più agguerriti concorrenti non stanno con le mani in mano. Stando all’Assoenologi (l’associazione italiana dei tecnici del vino), la vendemmia che in alcune aree dello Stivale è già iniziata, dovrebbe produrre 46,3 milioni di ettolitri di vini e mosti, praticamente come nel 2008, a fronte della media quinquennale (2004/2008) di 48,4 milioni di ettolitri e di quella decennale (1999/2008) di 49,5 milioni di ettolitri. Ma, già in termini quantitativi, l’Italia va divisa in due: la parte occidentale sta registrando incrementi tra il 5% e il 10% rispetto allo scorso anno, per contro la parte orientale (adriatica) evidenzia decrementi altrettanto omogenei. Colpa - si fa per dire - del clima che è anche la causa dell’andamento qualitativo previsto. Sempre secondo gli enologi, infatti, la qualità è piuttosto eterogenea anche nell’ambito della stessa regione; anche se è considerata “più che buona con diverse punte di ottimo”. Ma è il mercato che desta le maggiori preoccupazioni. I dati del primo trimestre 2009 mostrano una decisa flessione dei valori che si riducono del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre i volumi tengono le posizioni cedendo solo lo 0,3%. Sui mercati internazionali però, il valore unitario del vino italiano è già sceso del 9%. Certo, la produzione 2009 non è ancora stata praticamente scambiata, ma il panorama non è dei più tranquillizzanti. E c’è chi, invece, si è già azzardato a stimare qualche numero. Secondo l’agenzia specializzata Winenews, per le uve italiane si sta registrando una diminuzione delle quotazioni pari al 10% con punte fino al -50%. È il caso delle uve trentine per le basi spumante, per quelle toscane, per il raccolto della Puglia, mentre in Sicilia, una partita di uve pregiate costa 30-35 euro al quintale invece di 45-50 euro. Unica eccezione a questa corsa al ribasso sembra essere quella del Prosecco: il prezzo delle uve destinate alla Doc è stabile a 50 euro al quintale, quello delle uve destinate alla Docg è pari a 100, come nel 2008. Intanto, c’è chi ci supera, almeno in quantità. Secondo la Coldiretti, infatti, con un raccolto previsto di 48 milioni di ettolitri, la Francia diventa nel 2009 il primo produttore mondiale sorpassando l’Italia. Diverso, però, il confronto sul piano qualitativo con la produzione italiana che si prevede di alta qualità con il 60% che potrà essere commercializzato sotto una delle 477 denominazioni di origine (Docg, Doc e Igt) riconosciute. Occorrerà vedere adesso se la qualità riuscirà a bloccare la diminuzione dei consumi che nel primo semestre sono ancora diminuiti del 2,9% contro un + 2% per i Doc/Docg.

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