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Borsa&finanza

Guala stappa e festeggia nella terra dei canguri. L’acquisizione di Auscap promossa dagli analisti ... La società sarà la base per l’Oceania e un ponte verso i Paesi emergenti. Il titolo può arrivare fino a 5,40 euro... Che il vino sia un affare da intenditori è cosa nota. E che qualche bottiglia possa «sapere di tappo» è messo in conto. Tutto a posto quindi? Non proprio. A farsi avanti è ora una nuova generazione di estimatori del nettare di Bacco che non ammette prodotti «difettati». E apre nuovi spazi di business. Grazie questa intuizione Guala Closures (che produce chiusure di sicurezza in plastica e in alluminio per bottiglie di alcolici, bibite analcoliche e olio) ha iniziato dal 2003 a investire sulle chiusure in alluminio per il vino. «Hanno cominciato a consumare vino i giovani e le donne del Nord Europa, che sono meno tradizionalisti e vogliono qualità -spiega a B&F Marco Giovannini, presidente e ad del gruppo - Non c’è più spazio per il concetto per cui una bottiglia può non essere buona».
In tre anni, a fine 2005, il peso del settore sul fatturato è salito al 4%e a fine esercizio dovrebbe attestarsi at torno al 5-6 per cento. Percentuale che dal prossimo anno potrebbe superare il 12% grazie all’acquisizione del 100% dell’australiana Auscap, uno dei principali produttori del Paese del settore. L’operazione, soggetta all’approvazione dell’Australian Foreign Investment Review Board, prevede un esborso da parte di Guala di 62 milioni di euro, interamente finanziato tramite linee di credito. «I primi contatti con la società risalgono al 2003 - afferma Giovannini - Si tratta di una realtà, di primo piano in Australia, con un portafoglio clienti interessante e, oltre a costituire una base per il mercato australiano in forte sviluppo, rappresenta un ponte per le Filippine, la Thailandia e l’Argentina». Insomma, un prezioso collegamento con i Paesi emergenti che completa e rafforza il recente (inaugurato a maggio) impianto produttivo in Nuova Zelanda. «Nelle economie in via di sviluppo noi cresciamo a ritmi del 30% - continua Giovannini - Sono mercati in cui la vigorosa espansione economica in atto genera un sempre più marcato spostamento dai prodotti a basso valore aggiunto verso quelli ad alto valore e dove è forte l’emulazione dei consumi occidentali». Un’operazione importante sia sotto il profilo strategico sia in termini di numeri. Nell’esercizio annuale pro-forma al 31 ottobre 2006, Auscap ha realizzato un fatturato di circa 30 milioni di euro e un ebitda di circa 9 milioni di euro, con una marginalità del 30 per cento.
Il mercato approva. E dagli analisti è arrivato il via libera. Per Caboto, che è specialist di Guala e che stima per la società una marginalità 2006 del 22,3%, «Auscap non ha debito, pertanto l’ev/ebitda di acquisizione sui dati pro-forma 2006 è pari a 7 volte. L’effetto controdiluitivo sugli utili 2007 di Guala da noi stimati - continuano da Caboto - è di circa il 7,5% a parità di altre condizioni». Anche se, a causa della scarsa visibilità sulla sostenibilità degli alti margini di Auscap, il broker applica poi uno sconto del 5% sul fair value (5,3 euro) e fissa il target price a 5 euro mantenendo il giudizio hold. Per Ing (buy con prezzo obiettivo a 4,80) l’acquisizione comporta anche un aggiustamento in termini di beverage. «Il debito netto - si legge in un report del broker - che ci aspettavamo a 146,1 milioni alla fine del 2006 (con un debt/equity di 0,72 e un debt/ebitda di 2,53), dovrebbe raggiungere i 208 milioni, abbassando il costo medio del capitale (Wacc)». Per la tedesca Berenberg Bank, infine, il titolo è buy con target price a 5,40 euro: «La recente acquisizione - scrivono gli analisti - rappresenta il passo giusto per riguadagnare la fiducia del mercato dopo i problemi di comunicazione avuti a novembre».

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