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Capital

Perché il vino italiano è nano… Siamo sempre il primo produttore al mondo. Il fatturato delle grandi etichette toscane e piemontesi è in crescita continua da anni.. Gli investimenti sono massicci e la redditività fa invidia alla maggior parte delle aziende, dai servizi al manifatturiero. Eppure nel primo indice borsistico del settore creato da Mediobanca non c’è nemmeno un titolo di casa nostra: lo studio elaborato da un docente universitario lancia l’allarme declino e fa la diagnosi: rachitismo, obesità dei costi e anemia da mercato. La eccessiva frammentazione del settore rappresenta una delle ragioni della relativa minore reddittività delle imprese vinicole. E tuttavia, negli ultimi anni si è assistito ad un incremento del numero di produttori che si trovano a entrare in un settore sempre più maturo e competitivo. D’altra parte, questa interpretazione trova ulteriore fondamento in una delle principali indicazioni emerse da questa ricerca: l’incidenza dell’intensità dei costi di struttura e del capitale investito sui risultati di reddittività e di valore delle società vinicole e, altresì la correlazione negativa tra l’incremento dei margini sul venduto e la reddittività a causa di una superiore crescita dei costi di struttura e le capitale investito. Pertanto le società vinicole che intendano accrescere o consolidare le proprie performance reddittuali devono primariamente perseguire strategie aziendali che permettono di migliorare le condizioni di produttività delle proprie risorse operative. In altri termini, le imprese vinicole debbono realizzare livelli relativamente superiori dei ricavi rispetto ai costi di struttura e al capitale investito nelle attività aziendali. Queste evidenze indicano che nel settore vinicolo, anche per le sue condizioni di maturità, i miglioramenti di produttività gestionale possono trovare maggiore fattibilità e convenienza in processi di integrazione tra le imprese. Su questo punto ci si potrebbe domandare se alcune delle operazioni di crescita esterna fatte con l’acquisto o con la realizzazione di nuove cantine siano state compatibili con l’obiettivo della produttività operativa,in quanto possono avere moltiplicato i costi di struttura il capitale investito con non corrispondenti benefici sul piano le potere strategico connesso alla disponibilità di portafogli di prodotti più diversificati.
In questo senso, la via più immediata e anche più funzionale alle potenzialità di crescita delle società vinicole è quella di aprire il capitale a finanziarie di partecipazione o a fondi di private equity. Questa soluzione permette di soddisfare alcuni fondamentali obiettivi:

a) Apportare i capitali e le competenze finanziarie per sostenere le relative strategie, soprattutto nel caso prevedano consistenti investimenti in acquisizioni, in strutture commerciali,in alleanze strategiche;

b) Introdurre nelle società partecipate modalità e competenze di gestione più avanzate, soprattutto nell’area della finanza e del controllo di gestione;

c) Aiutare le società partecipate a sviluppare le proprie attività a livello internazionale mediante i rapporti di natura finanziaria e industriale degli investitori di capitale;

d) Mantenere il controllo nelle mani della proprietà portatrice delle competenze industriali senza gli obblighi e i condizionamenti dei mercati regolamentati che possono essere poco sostenibili senza un’adeguata preparazione e maturazione;

e) Semplificare o razionalizzare gli assetti di proprietà che si trovano ad avere compagini sociali che hanno conflitti in merito alle prospettive aziendali e alle modalità di gestione o che, per i passaggi generazionali, si trovano ad avere una molteplicità di soci, alcuni di questi non coinvolti nella gestione, con interessi diversi da quelli dell’impresa partecipata, o che non desiderano permanere in una posizione di minoranza.

Tuttavia bisogna ricordare che i partner finanziari hanno l’obiettivo di liquidare nel medio termine le loro partecipazioni per realizzare i propri obiettivi finanziari. In effetti, questi soggetti quando entrano nel capitale delle società a capitale chiuso, richiedono la sottoscrizione di accordi che predesùfiniscono le possibili modalità di uscita nel medi termine. Tra queste possibili modalità viene considerata anche la quotazione in Borsa.
Questa è l’esperienza che ha caratterizzato un buon numero delle società vinicole quotate nei mercati finanziari di matrice anglosassone. Pertanto la prospettiva della quotazione in Borsa rimane tra i possibili sbocchi a lungo termine delle società vinicole ed è possibile immaginare che tra qualche tempo anche nel nostri mercato regolamentato ci possono essere società vinicole quotate. D’altra parte si è rivelato che gli operatori finanziari apprezzano l’investimento in queste imprese e ne attribuiscono valori di mercato che possono offrire convenienti opportunità di finanziamento per le imprese e anche di eventuale cessione per i titoli del capitale azionario.


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