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Corriere della Sera

Vini Pasqua. Con i rosati (e i social) si torna a correre … Riccardo, terza generazione, ha puntato sulla moda dei rosé. “Le etichette premium crescono del 45%. Il web? Per svecchiare la comunicazione. Il brand Italia sempre più forte e globale”… Riccardo Pasqua, con la sua curata barba nera e un vocabolario per meta anglosassone, frutto degli anni vissuti negli Stati Uniti, è il volto nuovo delle Cantine Pasqua. Dal 2015 e l’amministratore delegato dell'azienda di famiglia. Al suo fianco il fratello Alessandro e il padre Umberto. Sta trasformando la cantina nata nel 1925 dai nonni di origine pugliese. Emigrati a Verona, in un motore di innovazione della Valpolicella. Dalla sede di Verona partono ogni anno verso 65 Paesi 15 milioni di bottiglie, grazie ai 322 ettari di vigneti in sette zone diverse. Il prodotto di punta è l’Amarone (dal Famiglia Pasqua anche in versione Riserva al Mai dire mai), ma la svolta è stata il lancio di alcuni rosati che hanno ringiovanito l’immagine della cantina, con risultati inaspettati. Anche nella comunicazione spesso ingessata del vino. “Abbiamo puntato su una comunicazione nuove, dalle etichette ai social media. Per conquistare le future generazioni degli appassionati”. Cosa fate nei social media? “Sui social siamo leader con più di 100 mila follower. Usiamo soprattutto Instagram con una serie di eventi come nel mondo del lifestyle, con linguaggio semplice”. Come sarà il 2022 per il vino italiano? “Potrebbe essere un momento magico. Abbiamo tra i tassi di crescita più elevati di Europa, abbiamo riacquistato credibilità grazie al presidente Draghi e disponiamo di oltre 200 miliardi di euro di Recovery fund. Per il vino italiano la sfida è consolidare nel 2022 l’anno appena concluso, dove il “revenge spending” è davvero accaduto”. Quali sono i rischi? “Una vendemmia scarsa (di quantità), un incremento dei prezzi a doppia cifra, una filiera intasata ed una linea alcol free del Parlamento europeo indirizzata a frenare i fondi promozionali. Sfide importanti che il made in Italy, brand globale solidissimo, può superare”. Perché aveva puntato molto sui rosati? “Perché quando vivevo negli Stati Uniti, nel decennio scorso, ho capito che potevano competere con i francesi che stavano conquistando il mercato con i rosati del Sud. I loro rosé si era trasformati da vini per l’estate a vini per tutto l’anno, freschi e profumati”. In Italia c’erano e ci sono molti rosati. “Molti sono espressione del territorio da cui provengono. Io cercavo uno stile internazionale, per il mercato globale. Siamo partiti cinque anni fa”. Da dove? “Dal Lago di Garda, zona sud con clima mediterraneo, tra Sirmione e Bardolino. Abbiamo scelto due vitigni internazionali, Carmenere e Syrah, assemblati con due autoctoni, Corvina e Lugana. Così è nato il nostro 11 Minutes”. Perché questo nome? Undici minuti è il tempo in cui le bucce delle uve restano nella pressa, così il colore è brillante ma tenue, e il gusto è fresco con una potenziale longevità. Una tappa nuova che si intreccia con lo stile di vita italiano”. Come avete proseguito? “Con Y, una edizione limitata di 35 mila bottiglie. Un vino che si affina nel legno e trova il suo equilibrio dopo 4 o 5 anni. È l’espressione più potente di 11 Minutes”. Ha funzionato? “La prima annata di Y è andata esaurita con principali destinazioni l'Europa e il Regno Unito. 11 Minutes dalla sua presentazione nel 2017 ha più che triplicato i volumi di fatturato, entrando trasversalmente nel portfolio di decine di mercati nel mondo”. Come avete chiuso il 2021 dopo il 2020 a 55 milioni (meno otto per cento)? “Nonostante un 2021 molto complesso per la pandemia ma anche per logistica e dazi, il margine è cresciuto in maniera robusta. I nostri vini iconici hanno giocato un ruolo fondamentale, le etichette premium hanno registrato un più 45 per cento. La strategia per valorizzare le etichette più rappresentative, che trascina anche quelle più tattiche, ha visto un budget di marketing e comunicazione espansivo rispetto all’anno precedente. Il 2021 sarà un anno record sia di ricavi che di marginalità, in crescita sia sul 2020 che gli 2019, lo potremo confermare con il consolidamento dei dati nei primi mesi del 2022”. Quali altri investimenti farete? “Lavoriamo per trasformare le criticità in occasioni per esplorare nuovi territori come il digitale, e continueremo a investire in ricerca e qualità. Il 2022 potrebbe essere un momento magico per l’Italia e il vino italiano”.

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