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Corriere della Sera

Sugli scaffali vince prosecco … Le bollicine trainano le vendite nella grande distribuzione con un valore cresciuto del 40% in quattro anni e novità dal Vermentino al Grillo. Più lenti i fermi rossi e bianchi… Caschi il mondo le bollicine tirano. Gettonatissime tra i vini proposti dalla grande distribuzione organizzata, hanno registrato negli ultimi anni un progresso continuo che si è tradotto in un giro d’affari di 708,6 milioni a fine 2021, pari a un incremento del 20% sul 2020 e del 40% sul 2018. A fare la parte del leone e a tirare la volata, è, come sempre, sua maestà il Prosecco, che non ha rivali, rappresentando da solo la metà del giro d’affari degli spumanti. Ma negli ultimi anni qualcosa di nuovo si sta muovendo. Sono molte infatti le cantine, su e giù per l’Italia, che hanno cominciato a spumantizzare uve locali, con l’obiettivo evidente di catturare l’interesse crescente del mercato verso questa tipologia di vini, portando a casa risultati molto interessanti.
Pecorino, Gewurztraminer, Fior d’arancio (Colli Euganei), Vermentino, Novebolle (da uve Trebbiano), Passerina, Negroamaro, Garda, Falanghina, Grillo: ecco alcune delle nuove bollicine che stanno conquistando spazi negli scaffali della grande distribuzione organizzata, affiancando i più noti Ribolla, Pignoletto o Muller Thurgau. È un drappello spumeggiante: che in cinque anni ha raddoppiato la sua taglia e nell’ultimo esercizio ha generato 8,5 milioni di incassi con un incremento del 1696 in valore e del 12% in volumi rispetto al 2020. A conti fatti, il comparto dei vini spumanti — che comprende, ovviamente, anche i grandi classici come Trento doc, Franciacorta o Alta Langa, ai vertici della gamma — è l’unica componente di mercato a girare la boa del 2021 con il segno più, in termini sia di volumi che di valori. Molto diversa è la dinamica dei vini fermi rossi e bianchi che, dopo l’exploit del 2020 condizionato da continui lockdown, ha ripreso il suo andamento più lento, più vicino ai livelli del 2019: la flessione dei volumi è stata del 2,5%, mentre il fatturato è positivo con un +2,6%. Battuta d’arresto per i vini frizzanti, in essione sia per valore che per volumi. Risultato fiele: il fatturato totale dei vini venduti nella grande distribuzione nel 2021, è stato pari a 2,9 miliardi con un incremento del 5,8% in valore e un sostanziale pareggio nei volumi (-0,3%). Ma come si presenta il 2022? Nelle prime 11 settimane di quest’anno, vini e spumanti insieme hanno fatto registrare una flessione che sfiora il 9%. “Ma non è una sorpresa — dice Virgilio Romano, direttore area vini di Iri, società di analisi e ricerche di mercato specializzata nel settore —. In pratica questi dati si confrontano con quelli di un periodo di semilockdown dello scorso anno, in cui è stata realizzata una crescita del 21% a valore e dell’11% a volume. Si tratta quindi di un ritorno a una dinamica più normale che non sorprende. Solo dopo Pasqua si potrà capire quale sarà la direzione di crescita del mercato”.
Nel frattempo, quali sono i vini che hanno spopolato nel 2021, realizzando i maggiori tassi di crescita? Sul primo gradino del podio c’è il sempreverde Chianti che sfoggia incrementi sia a volume (+3,7%) che a valore (+5,4%). Al secondo posto c’è il Lambrusco, che accusa però il segno meno, e al terzo il Montepulciano d’Abruzzo, in crescita per valore. Alle spalle del tris d’assi alcune sorprese, come l’exploit del Vermentino in tutte le sue declinazioni, Sardegna, Liguria e Maremma Toscana, capace di realizzare aumenti a due cifre sia in volume (+21,9%) sia in valore (+25,5%). Tra gli emergenti, brillano in particolare il bianco Lugana (Veneto e Lombardia) cresciuto del 34% e l’Amarone della Valpolicella con un +32%.

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