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Corriere della Sera

Grand Tour nelle bollicine (e nel lusso) con Arnault Jr ... Lvmh, il colosso del lusso francese, apre le cantine dei suoi marchi di champagne: il figlio del fondatore spiega perché un grande gruppo non può far perno soltanto sui risultati finanziari ma deve testimoniare la qualità dei prodotti... In uno dei primi gesti come nuovo responsabile della comunicazione e dell’immagine del gruppo Lvmh (dal primo giugno), Antoine Arnault ha organizzato una cena in Place Vendôme a Parigi per presentare la quarta edizione delle “Giornate particolari”, che si terranno i112, 13 e 14 ottobre 2018: 56 maison in quattro continenti e 13 Paesi si apriranno al pubblico, tremila artigiani e dipendenti spiegheranno a clienti e appassionati i segreti di champagne e cognac, orologi e gioielli, abiti e borse del più grande gruppo del lusso al mondo. “È un’idea che mi è venuta sette anni fa, le cose migliori certe volte possono nascere dalla frustrazione”, ha detto nell’incontro Antoine Arnault (figlio 41enne del ceo Bernard), direttore generale di Berluti e presidente di Loro Piana. Nel palazzo Louis Vuitton di Place Vendôme, tra una degustazione di champagne Krug e del pregiato vino Chàteau mettono di essere uno dei luoghi più interessanti in virtù del paesaggio e della storia. Dopo poco più di un’ora di treno da Parigi si arriva a Epernay, il cuore della regione nel Nord-est della Francia dove i vitigni di pinot noir, meunier e chardonnay producono uno dei vini più celebri al mondo. La visita comincia nell’abbazia benedettina di Hautvillers, dove Véronique Foureur - History Documentation Manager - ci accompagna sulla tomba di Dom Pérignon, il monaco morto nel 1715. Entrato a Hautvillers a trent’anni, Dom Pérignon non è l’“inventore dell’effervescenza” come vorrebbe la leggenda ma ha dominato e perfezionato il processo. Soprattutto, Dom Pérignon ha avuto l’idea di assemblare uve di terreni diversi, scegliendole sulla base di molti criteri d’Yquem, Arnault ha spiegato che “in quegli anni ero piuttosto frustrato dall’immagine che proiettavamo. Di Lvmh veniva percepita soprattutto l’attività finanziaria. Ma io vedevo altro, il lavoro dei nostri artigiani. Ho pensato che sarebbe stata una buona idea aprire i nostri laboratori perché le persone vedessero come nascevano i nostri prodotti”. Antoine Arnault allude alla guerra del lusso del 2010: in ottobre suo padre Bernard annunciò di avere acquisito il 17 per cento del capitale di Hermès, il grande marchio indipendente del lusso francese. Gli eredi Hermès si difesero dalle mire del concorrente rispondendo con un patto che li impegnava a non vendere altre azioni, ma anche giocando molto sul piano della comunicazione: Hermès venne presentata come una maison famigliare, una specie di David artigianale contro il Golia rappresentato da Lvmh. A Louis Vuitton Moét Hennessy (Lvmh) è rimasto da allora il compito di ricordare che gli straordinari risultati finanziari - nel 2017 vendite globali per 42,6 miliardi di euro (+13%) - non sono in contraddizione con la qualità artigianale, anzi dipendono proprio da quella. È una tendenza che accomuna i grandi marchi globali del lusso, che da anni registrano una crescita a due cifre grazie anche a una comunicazione molto attenta: i prodotti sono venduti in tutto il mondo in flagship store giganteschi, ma allo stesso tempo devono garantire standard di qualità ferrei - a costo di limitare la produzione - perché la magia non vada perduta. La sfida è evidente se si visitano le maison dello Champagne, che durante le “Journées Particulières” di ottobre profino a creare un vino che si avvicinasse al suo concetto di perfezione. Dopo una prima fornitura alla corte di Luigi XIV, lo champagne cominciò ad avere un successo straordinario sotto il regno di Luigi XV, come è testimoniato dal “Pranzo di ostriche”, un dipinto di Jean-Frantois de Troy che risale al 1735 e venne commissionato appunto dal re. In quel dipinto appare per la prima volta una bottiglia di champagne, con la classica forma del Ruinart. Dal giardino dell’abbazia si vedono i vigneti che poi percorriamo in auto per pranzare al Trianon della maison Moët Chandon di Epernay, dove l’italiano Marco Fadiga è dal 2016 executive chef. “Il mio compito è preparare piatti che si abbinino al meglio alle diverse bottiglie di champagne Moët Chandon - spiega Fadiga -, un lavoro affascinante fatto in collaborazione con i capi delle cantine”. A pochi minuti dal regno del Moët Chandon ci sono i vigneti e il maniero di Verzy - che potranno essere visitati in ottobre -, la terra del Veuve Clicquot. E ancora, Isabelle Piene ci accompagna lungo uno dei momenti più spettacolari della visita, il percorso nelle cantine scavate nel gesso della maison Ruinart, dove migliaia di bottiglie riposano per anni in condizioni perfette di umidità e luce (gialla, in modo da non danneggiare il vino). Tappa finale nella casa di famiglia e nelle cantine della maison Krug, un altro marchio della scuderia Lvmh. I metodi di fabbricazione sono gli stessi da secoli, e diversi da maison a maison per rispettare l’anima di ogni bottiglia. Garanzia di un prodotto di eccellenza, e di risultati finanziari conseguenti. Nel 2017 sono state vendute in totale nel mondo 307 milioni di bottiglie di champagne, per un giro d’affari da record di 4,9 miliardi di euro.

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