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Corriere della Sera

“Pica”, la tecnologia nel grappolo … Una “piattaforma integrata cartografica agriviticola” : la utilizza dal 2010 Cavit, consorzio di 11 cantine sociali trentine, per mappare e gestire i vigneti in modo sostenibile. Il risultato ? “Qualita anche sui grandi numeri”… “Ci chiamano “il gigante di Ravina”, ma Ravina è pur sempre una frazione di Trento”. La battuta è di Enrico Zanoni, classe 1960, dal 2009 direttore generale di Cavit, Cantina viticoltori Trentino, consorzio che riunisce 11 cooperative, 6.350 ettari di vigneti e 5.250 vignaioli della regione. Oltre 60 milioni di bottiglie all’anno, un fatturato consolidato 2020/2021 di 271 milioni di euro - più 29 per cento sull’esercizio precedente — e vini pensati per tanti pubblici: la grande distribuzione, l’estero (i cosiddetti low alcohol che piacciono agli americani), le enoteche e la ristorazione. “Siamo indubbiamente una grossa realtà in Italia — prosegue Zanoni — e spesso scontiamo il pregiudizio che nel mondo del vino solo i piccoli sappiano fare qualità. I risultati di alcune nostre eccellenze, come gli spumanti metodo classico Alternasi, dimostrano il contrario. E anche gli standard di base che chiediamo ai nostri soci: per esempio la certificazione Sqnpl, il sistema di qualità nazionale promosso dal ministero delle Politiche agricole per ridurre i trattamenti in vigna. O il lavoro certosino di zonazione che tacciamo attraverso “Pica” (piattaforma integrata cartografica agriviticola, ndr), una sistema di mappatura e condivisione di informazioni che consente di razionalizzare la gestione dei filari, sprecando meno risorse. Ecco perché invito a relativizzare quelle dimensioni che ogni tanto ci contestano: è vero che copriamo il 6o per cento della superficie vitata del Trentino, ma questa regione rappresenta il 2 per cento del vigneto italiano. E ogni nostro socio possiede, in media, 2 ettari di terreno: ciò significa che ha una conoscenza minuziosa delle uve, un approccio “contadino” alla terra supportato dalla tecnologia che Cavit gli mette a disposizione. Sul mercato globale ci misuriamo con soggetti ben più muscolari di noi, magari privi di questa filiera “tradizionale” alle spalle”. E poi, secondo Zanoni, la “massa critica” ha i suoi vantaggi: “Rappresentiamo un esempio virtuoso di “rete d’impresa”, modello di cui si parla molto ma che si attua molto poco. Abbiamo la forza di poter remunerare bene i soci, attiriamo figure manageriali di spicco, investiamo In ricerca e sviluppo. In Italia, forse, servirebbero più realtà di questo genere. Certamente il peso che abbiamo ci porta anche una grande responsabilità: per questo puntiamo sulla viticoltura intelligente, per impattare meno sull’ambiente e continuare a rappresentare, nelle nostre bottiglie, tutti i microclimi e le uve del Trentino”. Dallo Chardonnay al Pinot grigio, dal Gewurztraminer al Muller Thurgau, dal Pinot Nero al Trentodoc: all’origine di tutto c’è sempre il grappolo. Che in dialetto trentino, guarda caso, si chiama proprio “pica”.

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