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Corriere della Sera

Vino, la volata nel bicchiere su ricavi ed export … Le 115 maggiori aziende vitivinicole del Paese si aggiudicano oltre il 55 % del fatturato dell’interno mercato. Il giro d’affari è in crescita del 18%. Ecco perché, dopo il balzo di inizio 2022, possono resistere a caro materie prime e inflazione… Il 2022 è iniziato benissimo. Al di là delle migliori aspettative di molti operatori. E alla fine del primo quadrimestre anche le esportazioni sono in crescita: più 12,6% per un controvalore di 2,3 miliardi. Peccato il rallentamento degli ordini di vino registrato dall’Unione italiana vini a partire da aprile. Tenuto anche conto del problema inflàzione, dei costi esorbitanti delle materie prime e delle difficoltà di trovare manodopera, è realistico ipotizzare per il mercato vinicolo un’annata con minori margini. Ma i vignaioli italiani sono tosti, resilienti, inguaribilmente ottimisti, come hanno dimostrato durante la pandemia. E allora puntano a replicare il trend dello scorso anno, pieno di sorprese e di risultati sopra la media. È quanto emerge con chiarezza anche dall’esclusiva classifica delle 115 maggiori aziende vitivinicole italiane. Un campione significativo dell’industria nazionale del vino che rappresenta il 55,6% del giro d’affari totale del settore calcolato dall’Osservatorio Uiv, il 65,36% delle esportazioni e il 46,2% delle vendite domestiche. Complessivamente le 73 cantine private e le 42 coop presenti nella classifica 2021 hanno registrato un fatturato poco superiore a 8 miliardi, un export di 4,6 miliardi e 3,4 miliardi di incassi sul mercato interno, con un incremento del 18,3196 sul giro d’affari totale, una crescita export del 20,86% e uno sviluppo in Italia del 15,02%. L’area privata è quella che ha marciato più forte, come dimostrano i brillanti risultati di molte aziende: in particolare Tenute Piccini con una crescita del 5096, Villa Sandi (+3296) e Mionetto (+2296) hanno superato la soglia dei 100 milioni di fatturato, entrando così di diritto, assieme al gruppo cooperativo Ermes, nel club esclusivo delle 24 cantine “over 1oo”, fotografato su L’Economia n.14. Al di là del circolo dei super big, sul quale puntano dritti altri forti player come il gruppo Fantini fondato da Valentino Sciotti, già a quota 93 milioni, negli ultimi mesi tutto il mercato ha mostrato grande effervescenza. Con iniziative di vario tipo. Spumanti Valdo, 64 milioni di fatturato, tra i leader del Prosecco superior docg, sta investendo 16 milioni per raddoppiare la capacità produttiva della cantina. Le Tenute del Leone Alato ha avviato partnership distributive in esclusiva in Salento con Cantine Fiorentino e in Sardegna con Tenute Dettori. Piccini è approdato nelle Langhe acquistando il marchio Porta Rossa. La Hyle Capital Partners è entrata nel capitale della Contri Spumanti guidata da Paolo Contri per sostenerne lo sviluppo. Le cooperative pesano per il 41,5% sul giro d’affari complessivo del campione, per il 33,1% sull’export, per il 52,9% sul fatturato Italia. Per la prima volta, la cooperazione ha ridotto il suo peso al vertice del mercato. Fermo il comando di Cantine Riunite Civ, con 635,2 milioni di fatturato, sugli altri due gradini del podio si piazzano due gruppi di taglio industriale, Iwb e Polo Botter-Mdv, distanziati da pochi spiccioli e in gara tra loro per la leadership del mereato privato. Il rimescolamento di carte al top, con Caviro sceso in quarta posizione, non riduce però il peso specifico della cooperazione sul vigneto Italia. Basta sottolineare la grande estensione di vigneti di proprietà dei viticoltori-soci della cooperativa.11Gruppo Caviro, da solo, dispone di 35.199 ettari in produzione, quasi un quinto delle vigne possedute da tutte le aziende in classifica. La Marca vini e spumanti ha dalla sua 15 mila ettari, e il gruppo Ermes ne ha 12.648, oltre 2 mila in più dello scorso anno. E ancora: sono 7 mila gli ettari di Colomba bianca, 6.953 quelli di Terre Cevico e più di 6 mila quelli di Cantina di Soave, Gruppo Vivo e Cavit. La cooperazione sfoggia grandi numeri anche per quanto riguarda il numero di bottiglie: Caviro porta sul mercato 254,3 milioni di pezzi, Terre Cevico 87,2 milioni, La Marca vini e spumanti 65 milioni: il Consorzio di 2° grado presieduto da Valerio Cescon, rappresenta un quarto di tutta la produzione di Prosecco Doc e Docg. Tra i 115 protagonisti della classifica ben nove sono new entry. La più grande è la veneta Serena wines, tra le aziende di punta del Prosecco doc, da 141 anni di proprietà della famiglia Serena oggi alla quinta generazione: entra al 26mo posto con 84 milioni di fatturato. Segue il gruppo cooperativo Cantine di Verona presieduto da Luigi Turco e frutto della fusione Valpantena, Custoza e Colli Morenici: con 66,5 milioni di fatturato si colloca al 33mo posto. Al 62mo posto con 35 milioni è la volta della holding vitivinicola Prosit creata e diretta da Sergio Dagnino, manager di lungo corso del mercato vitivinicolo: il gruppo che comprende Cantina di Montalcino in Toscana, Torrevento in Puglia, Collaibrigo in Veneto e Nestore Bosco in Abruzzo si candida a diventare un player di rilievo del settore ed ha appena raddoppiato la taglia con l’acquisto delle cantine Caldirola in Lombardia. Entra a quota 71 con 26,3 milioni di fatturato la Donelli vini di Gattatico (Reggio Emilia) forte nella produzione dl Lambrusco, di proprietà della famiglia Giacobazzi. Ha investito da poco in Toscana, nel Chianti classico, la famiglia Tinazzi alla guida dell’omonima azienda veneta con proprietà anche in Puglia e che ha appena redatto il suo primo bilancio di sostenibilità: con 25,9 milioni di incassi si trova al 72mo posto. Punta sulla produzione biologica La Cantina Piuolato, entrata con 23,7 milioni di fatturato al 77mo posto: guidata da cinque generazioni, l’azienda trevigiana (nella top ten,dei maggiori esportatori), ha investito di recente in Toscana, a Colle Val d’Elsa. La cooperativa campana La Guardiense figura al 96mo posto con 16,4 milioni: presieduta da Domizio Pigna è protagonista della prima zonazione viticola della Campania nella Valle Telesina. Infine Ermete Medici (gruppo Terre Cevico), 15,2 milioni di ricavi, 101mo posto: più di un secolo e 5 generazioniper il Lambrusco biologico.

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