02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Corriere della Sera

Quel cerchio magico di Antinori … Alla Fattoria Le Mortelle, nel cuore della Maremma, Ampio 2015 è la sfida vinta dalla famiglia toscana. Un vino caldo e avvolgente (a prevalenza Carmenère) come la scala elicoidale della cantina sotterranea. Uno scorcio di bellezza dell'architettura legata alle vigne... Il cerchio magico della Maremma è nascosto nella terra. Sopra, ombrelli verdi di fichi e gelsi che catturano la brezza del Tirreno. Sotto, una scala rotonda di acciaio e legno, una chiocciola che scende danzando per tre piani. Come se un gigantesco dio del vino si fosse divertito a scavare con una mano nella roccia per cercare una bottiglia segreta. Che esiste davvero: si chiama Ampio, il rosso del traguardo raggiunto dopo una corsa lunga vent’anni alla Fattoria Le Mortelle. Per la famiglia Antinori, arrivata a Castiglione della Pescaia nel 1999, quella delle Mortelle è una sfida vinta. Fino alla colossale bonifica nel 1828 di Leopoldo II di Lorena, l’ultimo granduca di Toscana, chiamato dai maremmani il Canapone per i suoi capelli chiari, qui c’erano paludi, zanzare e malaria, briganti e bestiame allo stato brado. E quando sulla terra risanata i patrizi toscani, come i Ricasoli dal Chianti, portarono trebbiatrici e mietitrici, gli operai agricoli le sabotarono o le bruciarono, come i luddisti inglesi con i telai tessili. In passaggio alla mezzadria placò la rivolta. “Le Mortelle - racconta il direttore Fabio Ratto - diventò un grande frutteto e una fattoria didattica. Mirtilli (che danno il nome all’azienda), albicocche, pere, pesche e susine, che ancora crescono in 15 ettari, accanto ad una importante sughereta. Piero Antinori, dopo Guado al Tasso, cercava un affaccio sul mare. Lo ha trovato qui”. Non è stato un avvio facile, nella tenuta di 270 ettari, 180 dei quali a vigneto. “Il Sangiovese non sembrava adatto in tutte le zone, perdeva robustezza. Sette anni dopo puntiamo su Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, Ansonica, Vermentino, Viognier e un po’ di Carmenère. Funziona, si decide di costruire la cantina”. L’edificio, con il suo tetto d’erba, visibile solo sotto forma di cupola con tagli che lasciano entrare la luce, si mimetizza nella macchia mediterranea, nella Maremma di Curzio Malaparte che “mescola le zolle alle nuvole e fa tutt’una cosa del cielo e della terra”. E’ uno degli scorci di bellezza d’architettura italiana legata al vino. Non c’è la firma di una archistar, ma di un gruppo fiorentino di 60 professionisti, lo studio Hydea. Il cerchio magico è la scala elicoidale: ricorda quella della nuova cantina di Antinori al Bargino, ma invece di volteggiare verso l’alto si incunea in un cilindro ipogeo, tra botti d’acciaio sospese come navicelle spaziali, cisterne e barriques. Un monumento al lavoro agricolo, l’hanno capito il Fai, che lo ha inserito tra i luoghi da visitare, e i 15 mila enoturisti che arrivano ogni anno. Al piano terra si lavora con l’uva, scegliendola acino per acino. A quelli inferiori c’è lo spazio per le fasi dalla fermentazione all’affinamento. “Tutto verticale - dice Ratto - per rispettare la vocazione ecosostenibile delle Mortelle: la gravità al posto delle pompe meccaniche, meno traumi per il vino e meno energia, l’umidità necessaria arriva dalla rocce che trasudano, l’acqua viene depurata in due laghetti, con un nostro sistema che abbiamo brevettato, poi viene usata per alimentare la Diaccia Botrona, un paradiso per folaghe e anatre. A loro é stato dedicatogli primo cru, Poggio alle Nane (ovvero le anatre in vernacolare), Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, con un tocco di Carmenère: il 2015 è una ciotola di frutti di bosco cosparsi di cioccolato amaro e paprica dolce. Si affina 18 mesi in barrique e un anno in bottiglia. Gli altri vini sono il Botrosecco, taglio bordolese con i due Cabernet: si trasforma, nella versione 2015, in un sorso di frutta fresca e pepata. Poi il bianco, il Vivia, un blend di Vermentino, Viognier e Ansonica, un 2017 sapido e cedroso. Ma è l’Ampio 2015, “con il Carmenère che prevale sui Cabernet” (spiega l’enologa Georgia Dimitriou), a tracciare la nuova strada, cosparsa di dolci tannini, delle Mortelle. Un vino che si rivela con calma, caldo e avvolgente come un cerchio magico.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Altri articoli