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Corriere della Sera

Hosteria! Che vino nel Monferrato … L’idea del tecno-enologo Lanati e della famiglia Bonzano
“Un rosso per riscoprire la semplicità (e l’amicizia)”... Ci sono parole che, come gli amori di una canzone di Antonello Venditti, “non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Una di queste è hosteria, con la h. Nel Medioevo indicava un locale semplice con mescita di vino, poi “il civettuolo segnale di buona e ottima cucina e curata enoteca” (scrive Marco Guarnaschelli Gotti nella prefazione di “Osteria” di Hans Barth). Ora Hosteria è un vino, un rosso da bere fresco. A firmarlo è un tecno-enologo, Donato Lanati, pavese di nascita e monferrino per scelta. Prima di assaggiare un vino, Lanati lo analizza nel suo laboratorio, Enosis Meraviglia, un ambiente stile agenzia spaziale tra le vigne di Fubine. Ha messo a punto Hosteria con la precisione di uno scienziato ed ora lo racconta come il vino della riscossa per il Monferrato, “troppo spesso sottovalutato”. L’Hosteria, Pinot nero e Barbera, è prodotti dalla famiglia Bonzano, tre fratelli alla guida di una nuova azienda con capitali e passione nelle dosi necessarie. Si chiamano Enrico, Stefano e Massimo: abitano nella tenuta, la Mandoletta, all’ombra di una meridiana diventata il simbolo delle etichette. La madre, i tre figli e il gruppone di parenti convivono in un edificio sovrastato da due toni, con al centro una campana, richiamo per cene, feste, pericoli. “Una casa con fantasma”, racconta Enrico. “Ci fu una storia d’amore tragico, morì una amante che arrivava qui segretamente in carrozza, il percorso sotterraneo esiste ancora. Il fantasma è di quella donna”. Ora un’altra donna si aggira nella tenuta, tra vigne e infernot, le stanze-cantina scavate nella roccia. È Simonetta Ghia, moglie di Enrico Bonzano e responsabile dell’azienda. Solare e dalle idee chiare: “Abbiamo iniziato l’avventura nel 2011 racconta - perché pensiamo che questa terra possa dare di più. Le premesse ci sono: la qualità della terra, i riflettori grazie al riconoscimento come patrimonio Unesco, la tenacia dei viticoltori. Dobbiamo provarci, anche per dare un futuro alle nuove generazioni”. In questa zona del comune di Casale Monferrato (Alessandria) la vite si coltivava già nell’800. “Alla Mandoletta la famiglia Vitta produceva vino”, spiegano i Bonzano. Erano gli anni del barone Giuseppe Raffaele, banchiere e mecenate, amico dello scultore francese Auguste Rodin. Poi le vigne vennero espiantate, per fare spazio ad altre colture. “Noi abbiamo deciso di tornare al passato, piantando vigne in 7 ettari: Barbera, Chardonnay, Pinot Nero e Sauvignon. E abbiamo chiamato Lanati per prendere subito la direzione giusta”. Un investimento importante, sorretto dai ricavi della coltivazione del pioppo. Le piantagioni a Coniolo, in riva al Po, e a Szolnok in Ungheria (2.000 ettari) servono a produrre pannelli compensati e listellari usati nell’edilizia, nel design, nell’architettura. L’azienda si chiama Ibl: 653 dipendenti in 5 stabilimenti e un fatturato che sfiora i 100 milioni di euro grazie ad un clone di pioppo, creato a Casale Monferrato e diffuso in tutto il mondo. “I pioppi non hanno quasi bisogno di fertilizzanti, distillano l’acqua e assorbono carbonio restituendo ossigeno”, assicura Ernesto. “Il rispetto per l’ambiente che inseguiamo dagli anni 50 con gli alberi lo abbiamo trasferito nelle vigne”. Il fratello Stefano, architetto e scultore di figure umane con fili di rame saldati, presenta i nuovi vini “alimentati” dai pioppi (100 mila bottiglie): il Barbera Gajard, ovvero gagliardo, come il suo carattere, il bianco Armognan, Chardonnay e Sauvignon, che in dialetto significa albicocca, uno dei profumi che sprigiona; il rosato La Meridiana, un fresco Pinot nero. L’Hosteria è il più interessante: color rubino, profumi di fiori, né rustico, né semplice, né pretenzioso: ha l’eleganza di un moderno gentiluomo di campagna. È facile da bere, con formaggi e salumi ma anche con i piatti elaborati di Daniel Canzian, l’allievo di Gualtiero Marchesi che ha ospitato, nel suo ristorante milanese, la degustazione. “Volevo un vino per amico, ci sono riuscito - dice Donato Lanati, dalla Georgia, dove studia le viti più antiche del mondo -. Ho scelto filare per filare, pensando a quei luoghi con le tovaglie a quadretti dove ci si ritrovava a raccontarsi la giornata. Hosteria è un vino che comunica umanità, trasmette i silenzi e la gioia del Monferrato, quel vivere sereno, a misura d’uomo. È una mountain bike con la pedalata assistita, perché non tutti sono campioni, ma tutti devono poter scalare una collina con un amico. E 1’Hosteria aiuta l’amicizia”.

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