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Corriere della Sera

Franciacorta … Le bollicine nate poco più di 50 anni fa sul lago d’Iseo sono frutto frl progetto di un gruppo di pionieri, decisi a produrre vino con il Metodo classico. Oggi le bottiglie di maggior valore sono quelle affinate a lungo... Sembra un miracolo, ma è una storia molto terrena. Come l’opera di Christo, l’artista che due anni fa arrivò sul lago d’Iseo per far camminare sulle acque migliaia di persone. Una meraviglia dietro alla quale c’erano gli ingegneri e i loro 220 mila cubi di polietilene. Anche i vini della Franciacorta nascono da un progetto. Non esistevano, sotto forma di bollicine come li conosciamo ora, fino a poco più di mezzo secolo fa. Il successo nazionale da 17 milioni di bottiglie sembra ancestrale. In realtà nasce dall’impegno di un gruppo di pionieri (11) e un drappello di investitori di altri settori (dall’edilizia alla siderurgia). La Docg, la Denominazione di origine controllata e garantita (il livello più elevato di tutela) è stata assegnata nel 1995. Ma la storia inizia nel 1961, grazie alla tenacia dell’enologo Franco Ziliani, che ora, novantenne, ha venduto l’azienda (Berlucchi) ai figli, “perché devono provare il fuoco dei debiti”. Tutto parte da Pinot di Franciacorta targato Berlucchi, che porterà alla Doc nel 1967. Un lampo, se si pensa che il mito del monaco che si specchia nelle stelle creando Champagne risale al XVII secolo. Attorno al lago crescono i vigneti per le bollicine, Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco. Poi c’è un’uva autoctona, l’Erbamat, più resistente all’aumento delle temperature dovuto al riscaldamento globale. Ha una acidità spinta e dà vita a vini dal basso contenuto di alcol. Dall’anno scorso questa varietà può essere presente fino al 10% nelle cuvée. I Franciacorta sono prodotti con il Metodo classico, lo stesso dello Champagne: rifermentazione in bottiglia e sboccatura. Da qualche anno si punta a dimostrare che la longevità è un valore: gli affinamenti sui lieviti diventano, per le bottiglie della fascia più alta, sempre maggiori. Nei 18 Comuni della Franciacorta si producono Satèn, Millesimato, Riserva. Accanto alle aziende dai grandi investimenti in vigna e in cantina, ci sono famiglie che mantengono l’anima contadina (un nome per tutti, Enrico Gatti). Uno dei problemi è il prezzo delle bottiglie, talvolta troppo basso nella grande distribuzione. Tendenza contro cui si batte Vittorio Moretti, patron di Bellavista e Contadi Castaldi, presidente del Consorzio che ha raccolto il testimone di Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco. “Il posto giusto per il Franciacorta è la ristorazione di alta fascia”, sostiene Tom Stevenson, autore della World Encyclopedia of Champagne and Sparkling Wine. “La qualità è sorprendente”.

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