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Corriere della Sera

Con le app della filiera buon vino non mente … Uve non locali, tappi rimossi, cattive conservazioni: +40% i sequestri anti-frode quest’anno. Ecco i software per tracciare il prodotto dal campo alla bottiglia. Basta inquadrare l’etichetta... Siete sicuri che il Prosecco di Valdobbiadene che state bevendo sia fatto con materie prime della zona denominata? “Purtroppo sono molte le cantine che usano uva non locale, che la fanno arrivare dall’estero e marchiano il vino come originario di una zona”, dice Maurizio Morbiato, fondatore di EZlab, azienda specializzata nel tracciamento delle filiere tramite blockchain. Nel settore vitivinicolo l’Ispettorato centrale repressione frodi nei primi otto mesi del 2018 riferisce la Coldiretti - ha realizzato oltre 7 mila controlli, analizzato 2.113 campioni, riscontrato 944 irregolarità e operato 257 sequestri, per un valore di oltre 12,5 milioni di euro. Il numero dei sequestri e il loro valore sono superiori del 40% al dato dell’intero 2017. Non è un caso che aziende e startup puntino sulla tecnologia per tracciare la filiera del vino, dal campo alla bottiglia. Il prodotto di punta di EZlab è AgriOpenData, un’applicazione per la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e dei vini: “I nostri agronomi seguono la produzione dell’uva registrando tutti i trattamenti effettuati fino a quando viene consegnata alla cantina”, racconta Morbiato. Il codice parlante. Le informazioni vengono salvate su blockchain, un registro digitale immutabile, e vengono “trasferite” all’etichetta con la tecnologia QRcode. L’utente inquadra con lo smartphone e può leggere la storia del vino e dell’azienda che lo produce, l’origine geografica, le caratteristiche del terreno, le attività agronomiche, la bio-sostenibilità e quanta energia viene spesa per produrre quel vino. “Con Turatti, azienda che produce macchinari per la trasformazione dei prodotti agroalimentari - aggiunge Morbiato - abbiamo presentato nel 2018 il un macchinario integrato con la blockchain per la certificazione della lavorazione delle materie prime nell’ambito della sicurezza alimentare”. Anche le grandi aziende della consulenza stanno proponendo soluzioni specifiche ai loro clienti: EZlab ha sviluppato per EY la piattaforma Wine blockchain EY, che permette di costruire un registro pubblico immodificabile collegato alla firma digitale del produttore, “mappando” ogni processo produttivo e assicurando territorialità, autenticità e qualità del prodotto. La certificazione. Dnv Gl, tra i principali enti di certificazione a livello mondiale, ha fatto lo stesso con My Story, una soluzione basata sulla tecnologia blockchain per tracciare il vino dalla vite alla bottiglia. Si chiama Dioniso il sistema telematico per la certificazione e la tracciabilità digitale dei vini dop e igp che consente di gestire online il patrimonio di Valoritalia, un ente certificatore italiano che ha tracciato circa 5 mila tipologie per 228 denominazioni. Il progetto, realizzato in collaborazione con Cisco e Hitachi, comprende un motore di indicizzazione e ricerca semantica delle informazioni e gestione della documentazione e un modello per la dematerializzazione dei processi e supporto automatico alla creazione delle pratiche ispettive. “I produttori vitivinicoli potranno così contare su un elevato grado di automazione dei processi di certificazione - ha sottolineato il presidente d Valoritalia, Francesco Liantonio - con il vantaggio della tempestività della certezza del dato informativo”. La startup Wenda, invece, realizza m dispositivo IoT, in l’Internet degli oggetti, da applicare alle bottiglie per tutelarne nel tempo la qualità. Basta “refilling”. Questo strumento registra la temperatura, l’angolo d’inclinazione e i raggi ultravioletti ai quali è sottoposta la bottiglia, parametri fondamentali per la giusta conservazione di un vino. Una porzione superiore che copre i tappo impedisce azioni di “refilling”, il riempimento successivo della bottiglia, combattendo la contraffazione. Tutte soluzioni che portano vantaggi al cliente e alla cantina. “Abbiamo deciso di certificare i nostri vini con la blockchain - commenta Alberto Trabucchi, titolare de l’azienda agricola Trabucchi d’Illasi - per fare un passo verso quello che speriamo diventi uno standard per il settore, così che il consumatore maturi e accetti solamente vini autentici. Ne va della credibilità e della sostenibilità economica del mercato: se una bottiglia viene venduta a un prezzo troppo basso un motivo c’è e va “denunciato”. Con le etichette parlanti i vini fasulli dovrebbero scomparire”.

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