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Corriere della Sera

L’agritech del vino intelligente … In Trentino, fra le vigne gestite dal consorzio Cavit, si utilizza una piattaforma digitale in grado di monitorare la qualità dell’uva fornendo agli enologi tutte le informazioni sulla salute dei grappoli... Si chiama Pica. E non è il nome della gazza citata da Federico De Roberto, l’autore dei Vicerè: “Egli assaporava il suo trionfo, loquace quanto una vecchia pica”. E neppure è il nome dell’attrice sempre a fianco di Totò, De Filippo e De Sica, Tina Pica. Declinato alla trentina, Pica è l’acronimo che indica una rivoluzione per il vino dei piccoli contadini e di una grande cooperativa. Significa Piattaforma integrata cartografica agriviticola. In parole semplici: l’agricoltura di precisione applicata a 5.500 ettari di vigneto gestiti da 4.500 famiglie per Cavit, la supercoop di Ravina di Trento che riunisce 10 cantine sociali e produce più del 60% del vino di tutta la provincia. “Quest’anno - spiega Enrico Zanoni, direttore generale - abbiamo chiuso il bilancio con una crescita del 4,4% a quota 190 milioni. Andiamo bene nel settore degli spumanti, con Alternasi. Ma c’è un rallentamento in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Anche per questo lavoriamo per aumentare il valore aggiunto richiesto dai consumatori. E una parte essenziale la gioca Pica”. Un’idea partita nel 2010, dall’enologo e responsabile scientifico del team agronomico Cavit. “È una piattaforma informatica così utile per migliorare la gestione dei vigneti assicura Zanoni - che alcune importanti cantine italiane ci stanno chiedendo di studiare e replicare. Abbiamo investito 2,5 milioni di euro. La prima cosa che abbiamo fatto è una mappatura completa dei vigneti, classificati secondo esposizione, terreno e ovviamente qualità dell’uva”. Un gruppo di quindici agronomi controlla giorno dopo giorno i vigneti. “Con il telefonino e il tablet illustra Zanoni - vengono fotografate le piante e i grappoli. Un macchinario speciale, un spettrofotometro, è in grado di stabilire qual è il punto di maturazione delle uve. Così possiamo avere a disposizione due fondamentali notizie: se la pianta è colpita da un accenno di malattia e se è matura al punto giusto. A quel punto i dati vengono elaborati dai ricercatori e si trasformano in indicazioni utili per i viticoltori. Che ricevono, via mail o via sms, l’invito a trattare la vite se si riscontra un problema, oppure l’invito a vendemmiare se tutto fila liscio”. L’attività prosegue per tutto l’anno. Ed è utile anche per compone una sorta di atlante climatico del Trentino. Perché vengono stivati nei computer, particella per particella dei terreni (ne sono state identificate più di 35 mila), anche i dati meteo: quanta pioggia è caduta, gli sbalzi di temperatura, il grado di umidità ed altro ancora. “Siamo in grado di stabilire dove e quando sia possibile irrigare le piante minacciate. Presto indicheremo anche la quantità necessaria d’acqua per soccorrere una pianta. Grazie ad un accordo con i Consorzi che distribuiscono l’acqua, verrà immessa in modo automatico nei vigneti solo quella che serve, evitando sprechi”. Ma c’è un altro aspetto che rende prezioso il monitoraggio di Pica: i dati che arrivano dai sensori consentono di prevedere quale sarà il tipo di uva che crescerà meglio nella singola parte delle cinque macrozone: Campo Rotaliano, Valle di Cembra, Valle dell’Adige, Vallagarina e Valle dei Laghi. Uno sguardo strategico al futuro per una azienda che ha il suo vertice nelle bollicine della Riserva Graal (Chardonnay e Pinot nero) ma che firma una vasta gamma, dai bianchi Gewürztraminer e Milller-Thurgau ai rossi Marzemino e Pinot nero.

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