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Corriere della Sera

La rivoluzione del vino arancione … Tutto iniziò in un cuore di pietra, una cantina scavata nella roccia del Carso. C’era un ragazzone biondo che spillava vino da una botte. Un vino dal colore stupefacente, né bianco né rosso. Con riflessi d’ambra e una luce arancione. Era l’Ograde di Sandy Skerk, vignaiolo autentico a Prepotto, da dove si dominano Trieste e l’Adriatico. Vitoska, Malvasia, Pinot grigio e Sauvignon, l’Ograde colpì a tal punto Simon J. Woolf da fargli lasciare il suo impiego fisso nel settore informatico per scoprire il mondo dei vini arancioni, ora diventato di moda. Dal Carso si è diretto in Slovenia, poi in Georgia, la culla di questa tipologia di vini bianchi “fatti come i rossi”, ovvero lasciati macerare a lungo, per settimane o mesi, sulle bucce dell’uva, durante la fermentazione. Woolf ha girato 18 Paesi, dall’Europa agli Stati Uniti, toccando Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Cile. Alla fine Simon J. Woolf, britannico che ora abita ad Amsterdam, autore del blog The morning claret e collaboratore della rivista di settore Decanter, ha deciso di raccontare il mondo degli orange wines in una guida. Ha lanciato una sottoscrizione online per pubblicarla. Ha incassato 25 mila euro, più del necessario. Il libro si intitola Amber revolution, è in lingua inglese (si trova su Amazon a 25,88 euro), con le foto di Ryan Opaz. Molti gli italiani recensiti, dal pioniere della tipologia, il poeta delle anfore Joško Gravner. Poi Stanko Radikon, scomparso due anni fa lasciando in cantina il figlio Sasa. E ancora Franco Terpin e Mitja Miklus della Draga di San Floriano del Conio o Stefan Novello di Ronco Severo a Prepotto. Non solo Friuli Venezia Giulia: spuntano giovani vignaioli come Corrado Dottori, l’ex uomo della finanza milanese che ha svoltato dedicandosi alla marchigiana La Distesa. E altri ancora. Il libro è diventato un piccolo caso mondiale per l’editoria sul vino. Al punto da essere inserito nella finalissima dell’André Simon Awards (sarà il 5 febbraio a Londra la premiazione). Woolf racconta: “La storia di questi vini color ambra è affascinante, si intreccia con vicende belliche e confini che cambiano dal Nord dell’Italia al Caucaso. Una tecnica abbandonata dopo la seconda guerra mondiale e da poco riscoperta”. Quasi un romanzo, “preciso senza essere pedante”, come l’ha descritto Eric Asimov sul New York Times.

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