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Corriere della Sera

Alex Zanardi “Il Brunello è come un oro” … Scelto dal Consorzio come super testimonial per l’annata 2014, il campione emiliano racconta il suo amore per i grandi rossi: “Mi ricordano le mie medaglie. Amo quelli corposi, da bere lentamente. E a casa ho una piccola cantina”... La bottiglia che conserva con più cura è un taglio bordolese, Carbernet Franc e Merlot della Napa Valley che evoca una vittoria. Quella dei ricordi è un Pignoletto, un bianco emiliano che lo stordì. L’ultima grande bevuta è stata con un Brunello di Montalcino per il cinquantesimo compleanno con gli amici. Ed è proprio a Montalcino che Alex Zanardi arriverà il 16 febbraio per “Benvenuto Brunello”. È stato scelto dai vignaioli del Consorzio come ospite d’onore. Sullo stesso palco da cui l’anno scorso Sting aveva incantato l’intero teatro con la sua voce e la sua chitarra. Come Sting (e come gli altri super ospiti nelle precedenti edizioni, Sergio Marchionne, Oscar Farinetti, Carlo Petrini, i marchi Ferragamo e Missoni...) toccherà all’ironman Zanardi celebrare un’annata del Brunello come la 2014, alla ricerca di forza ed eleganza. Il titolo per la presentazione (dal 15 al 18 febbraio nel Complesso di San’Agostino) anche della Riserva 2013 e del Rosso di Montalcino 2017 è, appunto, “Eleganza alla prova”, per sottolineare il superamento degli ostacoli di una stagione agricola, come quella di cinque anni fa, non priva di tensioni. Difficoltà da superare, senza arrendersi. Come ha fatto Zanardi dopo il dramma in pista a Lausitzring, Germania, il 15 settembre 2001. Rinato dopo tre giorni di corna e un’estrema unzione, e di nuovo campione “con o senza le gambe, prima o dopo l’incidente”.
Qual è il suo rapporto con vino e cibo?
“Ottimo per come lo accolgo mentalmente. Il mio fisico non è d’accordo: sono un po’ robusto, tendo ad ingrassare. Non va bene per le specialità bolognesi e neppur l’alcol”.
Quindi moderazione?
“Giro l’Italia, tra cibi e vini di assoluta eccellenza. Varietà e moderazione sono le parole vincenti. Non solo per gli sportivi. Anche per chi vuole uno stile di vita corretto e sano, togliendosi qualche soddisfazione a tavola”.
Quali sono i suoi vini preferiti?
“A tavola mi lascio guidare da chi ha maggiori conoscenze. Amo i vini rossi con un certo corpo, che si fanno apprezzare con lentezza. Non quelli che vanno giù per dissetare”.
Quali rossi?
“Quelli di Montalcino, il Brunello su tutti. Per il mio cinquantesimo compleanno, con gli amici in un ristorante bellissimo di un amico in Maremma, ci abbiamo dato abbastanza dentro: ho portato un Brunello che mi era stato regalato. Armata speciale, 2012, quella del mio oro olimpico a Londra”. Ha una cantina a casa?
“Sì ho una piccola riserva. Spesso mi invitano agli eventi e il modo più elegante per ringraziarmi è regalarmi vino. E più quello che invecchia che quello che riesco a bere”.
La bottiglia del cuore?
“Un magnum da un gallone della Napa Valley che la Honda fece imbottigliare nel 1998 quando vinsi il secondo campionato di formula In-dy. Una bottiglia sacra e preziosa, con una incisione d’artista”.
Si è avvicinato al vino da ragazzo?
“Mio padre era un bevitore. Era normale, in Emilia, vedere in cortile qualcuno che imbottigliava il vino dalle damigiane. Amava il Pignoletto, un bianco leggero e frizzante. Il Sangiovese era riservato per ricevere gli ospiti”.
Quanto si beveva a casa?
“Papà era un gran lavoratore, la bottiglia di Pignoletto a mezzogiorno era quasi finita. Ne stappava un'altra prima di sera”.
Quando ha bevuto quel vino per la prima volta?
“Un giorno ero in garage a lavorare con il go kart, avevo 15 anni e una sete micidiale. Ero rimasto chiuso fuori casa e avevano tolto l’acqua, succedeva spesso. Mi attaccai alla bottiglia di Pignoletto. E devo dire che provai la sensazione di non sentire più le gambe, ben prima del 15 settembre 2001”.

Come si vende il vino italiano nel mondo?
“Utilizzando la grande bellezza italiana, con orgoglio, e raccontandola in modo convinto”.

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