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Corriere della Sera

Chianti e Brunello sempre più aniericani … Fatturato in leggero calo per il comparto regionale, ma l’export cresce soprattutto negli Usa e in Canada. Prossima tappa: l’Asia... Il comparto vino con le sue eccellenze è uno dei forzieri dell’economia toscana. Costruendo sulla base di una cultura millenaria, le cantine toscane hanno realizzato il primo modello italiano di economia enologica. Un vantaggio temporale che ha permesso ai vini toscani un appeal commerciale, soprattutto sui mercati stranieri. Il cuore della produzione resta sempre quello dei colli fiorentini e senesi anche se negli ultimi anni sono cresciute (anche in termini qualitativi) le produzioni dell’area maremmana. Nonostante la battuta d’arresto dell’ultimo trimestre del 2017 (-4%), il distretto dei vini dei colli fiorentini e senesi rimane sostanzialmente stabile e in linea con il massimo valore di esportazioni degli ultimi dieci anni. Il mercato nordamericano rimane centrale: in particolare il mercato canadese grazie alla crescita nel 2017 del 13,1% realizza esportazioni per oltre 70 milioni di euro e si posiziona come secondo paese per valore di export superando per rilevanza quello tedesco che subisce un calo del 12,1% con 68 milioni di esportazioni. Proprio uno dei principali operatori del distretto, Frescobaldi indica gli Stati Uniti e il Canada come due mercati di riferimento nei quali si sono inseriti grazie a una joint venture con un socio solido che li ha sostenuti nell’affrontare un mercato complesso: “la produzione dell’etichetta Luce insieme alla famiglia Mondavi - ricorda Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo - ci ha aperto le porte del mercato del Nord America e ci ha dato una misura per il processo d’internazionalizzazione che oggi è solido a Occidente e guarda a Oriente”. Vino e turismo. L’export nei mercati complessi rimane una delle leve più importanti del successo dei vini toscani, questo anche grazie alla fama e al peso del brand che le cantine hanno saputo costruire negli anni. “La forza del Chianti o del Brunello di Montalcino è innegabile - afferma Michele Contartese, direttore generale di Castello di Meleto -. Noi siamo nel Chianti dall’anno mille ed è indubbio che quando vai negli Usa a parlare coi buyer o i distributori non devi impiegare tempo a spiegare il tipo di vino o il territorio perché è già noto e apprezzato. Si tratta certamente di un vantaggio competitivo in certi mercati come quello Usa. Adesso l’obiettivo è crescere anche a Oriente dove però gli accordi tra paesi possono essere determinanti. Basti pensare alla diffusione dei vini australiani in Cina che sfruttano accordi commerciali agevolati tra i due paesi”. Le aziende toscane si distinguono inoltre anche in termini di redditività: nell’annuale analisi realizzata da Mediobanca sulle aziende del comparto con fatturato superiore a 25 milioni, tra le meglio performanti ci sono Antinori (25%), Frescobaldi (20,5%) e Ruffino (15,7%). Altra leva della crescita del comparto enologico toscano è rappresentata dal turismo: non a caso è nato proprio in Toscana il movimento del turismo enologico. “Ormai si tratta di un binomio quasi indissolubile - spiega Salvatore Ferragamo, amministrato delegato de Il Borro -. I turisti del vino rappresentano una risorsa importante sono viaggiatori colti, alla scoperta di un territorio che sappia esprimere il meglio del made in Italy: storia, gusto, enologia e cucina”. Basti pensare che il brand Toscana legato a vino e turismo ha un valore di più di tre miliardi di euro. “Nella nostra regione - continua Ferragamo - il modello è ormai collaudato ed è competitivo con Bordeaux e Champagne. Sono soprattutto gli americani ad apprezzare i vini e l’ospitalità toscana. Ma tutto parte dalla qualità dei vini, la fama del Brunello è ormai consolidata. Questo ci ha permesso di investire su una tenuta che coniugasse la presenza di un Realais & Chateaux all’interno di un borgo medievale e con una tenuta con una delle cantine più antiche d’Italia, dove furono realizzati i primi tentativi di Chianti”.

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