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corriere della sera

Bollicine il brindisi è globale … Nel 2019 record di vendite all’estero. Nessun blocco produttivo: la speranza è recuperare durante l’estate... Aspetta tempi migliori per brindare il mercato delle bollicine Italiane, chiamato a fronteggiare le conseguenze dell’emergenza sanitaria. Il bicchiere, tra tuttavia, appare mezzo pieno, grazie alla resistenza delle aziende del settore e la complicità del successi passati: il comparto ha battuto il record storico di brindisi made in Italy, con oltre 560 milioni di bottiglie italiane stappate nel mondo, proprio nel 2019 (+9% le esportazioni, per un valore di circa 1,6 miliardi). “Nonostante la situazione complessa - osserva Pierluigi Bolla, presidente di Valdo Spumanti, storica cantina vinicola della zona di Valdobbiadene — possiamo definire positivi i primi 2 mesi dell’anno. Fino ai primi di marzo, infatti, iI timore di un ipotetico blocco totale dei trasporti ha spinto alcuni del mercati esteri più rilevanti (in primis, Stati Uniti e Regno Unito) a fare scorte di bollicine. Proprio questa richiesta ha permesso ad aziende come la nostra, diciamo con le spalle coperte dal risultati degli ultimi anni (l’impresa ha chiuso a 60 milioni di euro il 2019), di parare, in parte, il colpo più duro della frenata italiana, ossia la chiusura dei nostri canali di vendita tradizionale”. Un fenomeno reso possibile dal lavoro fatto in Valdobbiadene per far comprendere all’estero il valore della proposta delle bollicine italiane di quell'area privilegiata e apprezzata del Veneto. Tutti remi o a distanza sociale infatti (dalla ristorazione ai bar, fino agli eventi, al congressi, le feste, gli appuntamenti) i luoghi nei quali la “bollicina” trova la sua dimensione naturale, come espressione di socialità celebrazione: il colpo più duro per le vendite di bollicine, infatti, è stato proprio durante il periodo di Pasqua (-38% rispetto al 2019). In aumento, invece, l’impegno del protagonisti del comparto che non hanno mai smesso di lavorare durante il lockdown, come, per esempio, il Consorzio dell’Asti Spumante e Moscato d’Asti che riunisce oltre 200 realtà, tra aziende vitivinicole, case spumantiere, cantine cooperative, aziende vinificatrici e quasi 1) mila piccoli produttori, In 52 comuni, nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo. “Non ci siamo mal fermati — dice Stefano Ricagno, vicepresidente del Consorzio — nemmeno nel mesi più difficili. Sia per tenere attivi i servizi consortili, ma soprattutto per il futuro- tra gli obiettivi già raggiunti, la fascetta ministeriale che tutela l’origine dei nostri vini, assegnata a i milione di bottiglie in più rispetto al 2019. In più, siamo concentrati su un nuovo capitolo della nostra storia, che coinvolge lo chef Alessandro Borghese come ambasciatore delle bollicine del nostro territorio”. Poco incisiva, infine, la pausa forzata per quelle cantine che vedono nel Tempo un alleato piuttosto che un nemico. Tra questi la Cantina Romagnoli fondata nel 1926 e di proprietà dal 2015 della famiglia Bettola (gli stessi che si sono inventati la logistica di Amazon). E la prima a credere così tanto nelle bollicine (galeotta la passione del fondatore Antonio Romagnoli per lo champagne) da convertire i suoi vigneti del piacentino al metodo classico agli inizi degli anni Settanta. “Ci aspettano — conclude Alessandro Perini, amministratore delegato e winemaker dell’azienda dal 2017 - bottiglie straordinarie, visto che per i puristi del metodo classico, il perlage migliora proprio stando in cantina. Anche prima del resto il nostro sviluppo era basato sull’attesa e sulla perfezione. con piani di sviluppo da 3 a 10 anni e investimenti (l’ultimo, 2 milioni di euro per potenziare magazzini e logistica) per garantire riserve anche a 60 mesi. In più, grazie al lavoro degli ultimi anni (tra gli obiettivi della cantina, coltivare 15 ettari in più ogni 5 anni) siamo pronti a raddoppiare (ora sono circa 100 mila su una produzione totale di 250 mila) il nostro numero di bottiglie con metodo classico”.

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