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Corriere della Sera

Le signore dell’uva: quando il vino è femmina ... Chi sono le donne che da decenni si tramandavano vendemmia e cura delle tenute di Luigi Rubino. “Qui siamo a casa e lavorare come nei secoli passati aiuta a conservare l’identità del Brindisino”. Il titolare: “La formazione è fondamentale, ma l’amore per le vigne è una cosa che si ha dentro”. E il risultato finale è che metà del prodotto dell’azienda viene esportata in 25 Paesi del mondo...Grazia, Anna, Vittoria, Annamaria si annodano il fazzoletto sulla fronte per proteggersi dal sole forte di questo settembre. Subito dopo attaccano a cantare gli antichi stornelli brindisini mentre raccolgono le uve. Siamo a una manciata di chilometri dalla Riserva di Torre Guaceto, nelle tenute vinicole della famiglia Rubino che da decenni affida alle donne - ora sono una trentina - la fase più importante di un ciclo produttivo che per il 50 per cento vedrà il frutto del lavoro di queste raccoglitrici partire alla volta di venticinque Paesi in ogni parte del mondo. Tutto comincia dalle mani di queste signore, talune figlie di braccianti agricoli, che sono cresciute insieme con Luigi Rubino, proprietario delle omonime tenute, il quale riconosce apertamente l’importanza e insostituibilità del lavoro femminile anche in questo campo dell’agricoltura: “Sono precisissime, rivelano una spiccata capacità nella scelta del grappolo, uniscono la sensibilità alla manualità. Noi le impieghiamo non soltanto nei mesi estivi bensì anche in altre fasi, dalla defogliatura alla potatura verde. Sono con noi da sempre, abbiamo imparato insieme a coltivare vitigni nuovi”. Dopo due ore arriva il momento della prima pausa, festeggiata con una crostata di frutta che a turno le vendemmiatrici dei Rubino sfornano e poi condividono con le amiche e colleghe. “Siamo una grande famiglia - raccontano - e fiere del lavoro che facciamo. Anche l’attuale ministro e nostra conterranea Teresa Bellanova aveva lavorato in campagna, e il suo impegno contro il caporalato era cominciato allora. Ma noi non ci sentiamo sfruttate, anzi qui è come essere a casa, ci sentiamo preziose nella catena di preparazione del vino. Abitiamo tutte in queste zone, quindi lavorare i vitigni come nei secoli passati consente di preservare quella che è l’identità del Brindisino”. Le donne che vendemmiano nella tenuta Jaddico hanno età diverse, ma sono tutte accomunate dal medesimo sentimento di orgoglio perché, se il Susumaniello dei Rubino riceve riconoscimenti e apprezzamenti ormai universali, gran parte del merito va proprio a Grazia e alle altre ragazze: “Questo vitigno è molto stimato adesso. Insieme con il Primitivo e il Negramaro ha raggiunto livelli di qualità molto alti - prosegue Luigi Rubino - proprio perché i grappoli vengono selezionati dalle vendemmiatrici in maniera encomiabile. Sono loro a prestare estrema attenzione a ogni fase del lavoro sapendo che da ogni loro gesto dipende la bontà del vino di quell’anno e il successo che avrà. L’Oltremè e il Torre Testa, a tale riguardo, sono proprio vini... femminili: devo alle ragazze tutte le qualità organolettiche del prodotto finale”. E la formazione? L’imprenditore non vuole sminuirne affatto l’importanza, però insiste sul suo punto di vista: “Certo, è chiaro che i corsi di formazione da noi tenuti in azienda sono importanti, ma è anche e soprattutto una questione di dna e amore per la terra. E queste sono cose che si hanno dentro, non si insegnano. Piuttosto si “trasmettono”: di generazione in generazione”. Rubino adesso, insieme con il Comune di Brindisi, vorrebbe coinvolgere anche i più giovani dopo che l’industrializzazione ha rubato tante menti e mani all’agricoltura locale portando così al parziale abbandono e alla trascuratezza del territorio: “Stiamo pensando a percorsi di formazione alla conoscenza del settore agricolo in generale, non soltanto a quello vinicolo, per recuperare il gene identitario. Per esempio - dice Luigi - al termine del ciclo di scuole secondarie sarebbe importante coinvolgere i giovani affinché sviluppino idee in autonomia che poi potremmo aiutare a tradurre in impresa sul territorio. Se creiamo una piramide di competenze, le più svariate, le terre torneranno a fiorire. L’apporto delle donne in questo sarà fondamentale”. Annamaria e le altre ragazze stanno ascoltando, senza mai distogliere l’occhio da quei grappoli che sembrano proprio godere di ottima salute. Merito di mani sapienti e delicate, delle voci intonate e di una passione che in Puglia ha ancora radici ben piantate nella terra.

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