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Corriere della Sera

Sting affida i vigneti in Toscana all’enologo di Vespa e D’Alema: “Cambio e punto ai super-vini” … L’artista affida i vigneti in Toscana a Cotarella che cura la produzione di Vespa e D’Alema: “È il numero uno, faremo anche spumante” … “Cambio la mia band del vino”. Dopo vent’anni al Palagio, la sua tenuta di 350 ettari a Figline Valdarno, sulle colline fiorentine, Sting volta pagina. Vuole vini che lo rappresentino, all’altezza del suo successo come cantante. Produrrà un nuovo supertuscan, a base di Cabernet franc e Merlot. E uno spumante con uve Sangiovese. Assieme a un Chianti, saranno le hit con le quali, come accade con le sue canzoni, vuole scalare le classifiche mondiali del vino. Per questa sterzata verso la qualità ha scelto un nuovo winemaker: è Riccardo Cotarella, presidente degli enologi italiani e co-presidente di quelli internazionali. È lo stesso professionista che si occupa dei vini di Massimo D’Alema e di Bruno Vespa e di più di altri cento tra vignaioli e proprietari di cantine affermati in altri settori (l’ultimo entrato nel suo parterre è l’imprenditore della moda Brunello Cucinelli). Pochi giorni fa, Sting, la moglie Trudie e Cotarella si sono riuniti per cinque ore nella cantina umbra dell’enologo, a Montecchio (Terni). Racconta Sting: “Come nella musica, quando cerchi collaboratori speri di attrarre i migliori. Riccardo Cotarella è in cima alla lista nel suo campo e condivide la nostra filosofia: di prendersi cura del benessere a lungo termine del terroir. Non vogliamo sfruttare la terra. Ma lavorarla in modo che resti integra. Siamo stati molto fortunati in questi vent’anni ad avere collaboratori che avevano la nostra stessa filosofia nei confronti dell’ambiente. Come succede nella musica, i collaboratori di talento possono aiutarti a trovare migliorie che sarebbero impossibili da raggiungere da soli”. A casa Cotarella, Sting e Trudie hanno pranzato (spaghetti al pomodoro e pollo ruspante, piatto forte della famiglia dell’enologo) e soprattutto bevuto: champagne Vilmart, il super bianco a base di chardonnay Montrachet e il Montiano 2017, il merlot in purezza di Cotarella. “Riusciremo a fare un vino come il Montiano?” ha chiesto Sting. E Cotarella l’ha rassicurato. Era così di buon umore, Sting, che ha cantato, tra le botti, uno dei suoi brani più celebri “Every breath you take”, un successo del 1983 con i Police. In cantina ha intonato la canzone con Enrica Cotarella, nipote di Riccardo e figlia di Renzo, l’amministratore delegato di Antinori. Sting e Trudie, che per le loro etichette hanno scelto titoli delle canzoni della popstar come “Message in a bottle”, “Sister moon” e “When we dance”, si sentono ancora apprendisti vignaioli. “Abbiamo iniziato questa avventura con umiltà, come studenti - raccontano -, e continuiamo a sentirci studenti del primo anno di enologia, imparando dai migliori e restando umili”. La coppia punta sempre di più sulla sostenibilità: “Vogliamo dimostrare che un vino di successo può essere prodotto in modo sostenibile senza compromettere la salute a lungo termine del territorio”. Si sentono legati all’Italia, un legame rafforzato dai mesi che stanno trascorrendo a Figline durante la pandemia. “Qui, trent’anni fa, è nato mio figlio - ricorda Trudie - al Palagio abbiamo messo radici profonde. Questo non è soltanto un tetto, ma un luogo per connetterci alla terra. E lo dico da figlia di un contadino. Stiamo facendo tesoro del nostro lungo periodo in Toscana, anche se ci mancano moltissimo i nostri figli e i nipoti che abitano negli Stati Uniti. Quello causato dal Covid è stato un drastico cambiamento di ritmo per Sting e per me, ma abbiamo colto l’occasione per prendere alcune decisioni importanti sul futuro del nostro vigneto in Toscana. Come la collaborazione con Riccardo Cotarella. Ora siamo entusiasti”. “Ci siamo subito trovati d’accordo - spiega Cotarella, che lavora con un team di 24 enologi - sulla necessità di cambiare puntando sulla massima qualità, il Palagio ha tutte le carte in regola per ottenerla. Seguiremo tutta l’attività dell’azienda, dal vigneto all’affinamento dei vini”. Sting è convinto che la pandemia favorirà il cambiamento anche per quanto riguarda le idee e le merci. “Non sono un indovino, non posso prevedere se i gusti dei consumatori muteranno riguardo al vino, ma so che la qualità prevarrà in tutti i campi dell’attività umana, nelle arti e nell’agricoltura”. È in arrivo un nuovo brano che racconti il mondo al tempo della pandemia? “Le canzoni parlano delle emozioni umane - spiega Sting -. La crisi causata dal Covid-19 ci provoca tristezza per la perdita dei nostri cari, paura e ansia, rabbia per l’incompetenza e le bugie egoistiche dei nostri leader politici. Non dimenticheremo tutto questo, ma finora una canzone non si è materializzata. Però c’è ancora un messaggio nella bottiglia”. E dalla bottiglia, questa volta, Sting si aspetta che esca un super vino.

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