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Corriere della Sera

Nel castello del vino lombardo ritrovato … Nella tenuta di Grumello la proprietaria Cristina Kettlitz e l'enologo Paolo Zadra hanno fatto risorgere un vitigno autoctono bergamasco, il Merera: un percorso di studi durato 40 anni. E mille bottiglie che raccontano una storia...
Se un vino non ti emoziona, se non contiene una storia, cosa lo bevi a fare? Il vino racconta, come un libro. “Dovremmo leggere solo quei libri che ci mordono e ci pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci scuote con una botta in testa, cosa lo leggiamo a fare?”, chiede Franz Kafka nel 1904, citato da Philip Roth in Zuckerman scatenato. Se cercate emozioni da un nuovo vino, stappate il Brolo dei Guelfi. È la somma di un vitigno risorto e di una signora che ha trasformato un castello. Il vitigno è il Merera, la signora si chiama Cristina Kettlitz. È un rosso che brilla nel bicchiere, profuma di ribes, più si libera più sembra di passare dalla stanza di club un po’ fumosa tra vecchie poltrone in cuoio ad una pineta ombrosa davanti al mare. È cremoso e sapido. Non mostra i muscoli. Si fa conoscere senza strilli, conversa pacatamente con il tuo palato. La cantina si chiama Castello di Grumello, a Grumello del Monte, sulle colline della Valcalepio, tra Bergamo e il lago d’Iseo. Venti ettari di vigneto fuori dalle mura medievali. La Doc è la Valcalepio. Cristina Kettlitz ha tolto il velo di austerità al suo castello, una fortezza del 1200 appartenuta al condottiero Bartolomeo Colleoni e passata ai conti Suardi, ai marchesi del Carretto e ai principi Gonzaga di Vescovado. “Mio nonno Giovanni Reschigna - ricorda Cristina, ex giornalista scientifica - era un enologo: acquistò la tenuta nel 1953. Poi toccò a mio padre Enrico, che la innovò. Dagli anni Novanta ci sono io. Ho condiviso le mie passioni, musica e cucina, organizzando eventi ed aprendo per la prima volta il castello ai visitatori. Trascorro giornate con i nipotini. Sono convinti che nelle segrete del castello ci siano gli scheletri dei cavalieri. Li assecondo. Sono meravigliati da una strana macchina, è un torchio del Seicento. Vivere in un castello è un hobby costoso. Il vino? Mi intrigano le viti resistenti e la biodinamica”. La scoperta del Merera inizia quasi 40 anni fa con l’enologo Carlo Zadra. “Mio padre - racconta Paolo, anch’egli enologo - parlava con i contadini, chiedeva informazioni sulle uve rare che si trovavano sparse per le colline. Recuperò antiche varietà bergamasche. Venivano piantate nel vigneto del Castello, le uve vinificate assieme. Non era ancora arrivato il momento degli autoctoni”. Paolo, diplomato nel 1994 a San Michele all’Adige, inizia gli studi genetici. E scopre l’esistenza del Merera, “dal tannino vigoroso, poca produzione per pianta e forza alcolica ridotta”. Nel 2014 la vigna è pronta per la prima vendemmia, ma il clima non aiuta. L’anno successivo si parte con mille bottiglie. Nasce il Brolo dei Guelfi, “in onore al periodo in cui Bergamo era guelfa, mentre Brescia ghibellina”. “È la prima vinificazione in purezza del Merera - spiega Zadra - le uve sono state lavorate in modo tradizionale: pigiatura, diraspatura, fermentazione in tini di legno a cielo aperto. Un percorso di studio stimolante”. Neppure il caldo del 2015 fa oltrepassare i 12 gradi alcolici alla Merera. Nel 2017 il balzo: 13 gradi, favoriti dai record stagionali delle temperature. “Il vigneto - illustra Cristina - si trova sulla collina di fronte al Castello: si chiama Colle del Calvario, perché sulla sommità c’è una chiesetta seicentesca dedicata alla Santa Croce”. In prevalenza c’è Cabernet sauvignon, poi Merlot, Chardonnay, Pinot grigio e Moscato di Scanzo. Centomila le bottiglie prodotte ogni anno. I due vini di punta, le Riserve, prendono il nome del Castello e del Colle: entrambe uvaggi bordolesi, 60 per cento Cabernet Sauvignon e 40 per cento Merlot. Poi il Passito, Moscato di Scanzo, una rara varietà di Moscato rosso, il vino antico che profuma di rosa appassita e piaceva anche a Caterina II, la zarina di Russia. E adesso (è in vendita da pochi giorni) è arrivato il Merera. Che morde e punge, come un buon libro.

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