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Corriere della Sera

Quattro sensori nei campi ora proteggo il mio vino … Anselmet, in Valle d’Aosta: ridotti i trattamenti e l’uso dell’acqua …Piccole storie di sana invidia tra vignaioli. A poco meno di mille metri d’altitudine. Siamo in Val d’Aosta, a Vereytaz, una frazione di Villeneuve, nel regno della maison Anselmet, dinastia di viticoltori da tre generazioni. Da papà Renato a suo figlio Giorgio - attuale patron dei 14 ettari, distribuiti fra pendenze naturali e frazionamenti a Chambave e Avise - fino ai nipoti, in età giusta per lavorare in azienda. L’invidia? È tutta in quella “scatoletta” che il 54enne Giorgio maneggia da un paio anni. Da quando nella sua vigna è entrata l’agricoltura di precisione. “Prima era sempre un gran bestemmiare, inveendo contro ogni tipo di condizione meteo: pioggia, vento, grandine e troppo sole”. E adesso? “Mi osservano i vicini, i miei colleghi, attraverso i filari, chiedendosi come mai loro siano già al terzo trattamento in vigna, mentre io qui sono ancora fermo al primo”, risponde il vignaiolo 2.0, per il quale l’incontro con i cervelloni di Engineering si è rivelato la svolta della vita. “Mi hanno cercato un paio d’anni fa, dicendomi che, se avessi posizionato un sensore in quel punto ed una antennina in un altro, avrei migliorato la qualità della vendemmia e del vino”, racconta Anselmet - a due passi dalla “scatoletta” sistemata vicino ad un grappolo d’uva - anticipando la domanda: “A che cosa serve? È uno dei quattro sensori attraverso il quale mi arrivano i dati sulla temperatura dell’uva, il livello di fioritura della vite e altre importantissime informazioni, tutte inviate, successivamente, nel sistema: il computer del mio studio”. Gli altri due sensori sono collocati sottoterra, rispettivamente a 25 e 50 centimetri, mentre il quarto è posto in alto per misurare la temperatura e la qualità dell’aria, oltre ad un dato imprescindibile per un viticoltore: il punto di rugiada: “In caso siccità, si può venire a sapere quali sono le zone maggiormente umide del vigneto; così come è possibile gestire l’erogazione dell’acqua, risparmiandola: quest’anno, infatti, effettueremo una sola irrigazione, nella seconda metà di luglio, in pieno periodo di fogliazione”. Naturalmente, per la vendemmia c’è ancora tempo ma il bello di possedere già dei dati sicuri, precisi e in tempo reale (compresi di variabili: anche queste calcolate dal “cervellone”) farà sì che nella vigna degli Anselmet anche quest’anno sarà eseguito il 50% in meno dei trattamenti, e l’uva sarà più pulita e facile da lavorare. Ma soprattutto sarà ridotto l’impatto ambientale. L’ideale per le 90 mila bottiglie di vino. L’altra costante della maison, il cui fiore all’occhiello, quel “Le Prisonnier” vinificato in purezza, se parlasse, dovrebbe ringraziare la lungimiranza di Giorgio, il suo creatore, entrato di diritto nel club del 2%, dei pochi (purtroppo) ma buoni. Ci riferiamo alla superficie agricola italiana, dove robot e sensori per l’agricoltura di precisione sono di casa.

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