02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Corriere della Sera

Asolo e Montello, l’“altro” Prosecco ... Terreni ferrosi, quasi acidi. Escursioni termiche. Montelvini, cantina veneta con 140 anni di storia, sperimenta con il terroir e la vinificazione:“Fm333”, il primo cru della casa, si spumantizza direttamente dal mosto... Un unico vigneto, Fontana Masorin, a 333 metri di altitudine. Dove il terreno è rosso, argilloso, acido. E dove l’escursione termica tra il giorno e la notte, facilitata dalle brezze che arrivano dal Piave, aumenta l’intensità aromatica degli acini. Nasce così “Fm333 Asolo . Prosecco Superiore Docg”, il primo “cru” di Montelvini. L’azienda veneta con go anni di storia ha deciso di puntare sui due ettari di vigneto nel cuore del Montello per la sua bottiglia della ripartenza. Cento per cento Glera, l’uva protagonista del Prosecco, ma con una sapidità accentuata. L’“altro” Prosecco insomma, quello dei colli Asolani, portato all’estremo non solo dalle caratteristiche del terroir ma anche dalla tecnica di vinificazione. “Abbiamo sperimentato la spumantizzazione da mosto — spiega Alberto Serena, amministratore .delegato di Montelvini —. Al posto di due fermentazioni se ne attiva solo una dopo ‘aver lasciato riposare il mosto fiore per dieci giorni a freddo, in modo da estrarre più aromaticità dalle uve”. Il risultato è un mix di frutto e mineralità, con una bollicina molto fine: “Il sapore autentico del territorio”. La famiglia Serena è molto legata a questa zona: primavere tiepide, estati fresche e autunni miti, precipitazioni abbondanti drenate dalle colline. “Un patrimonio da tutelare: per questo cerchiamo di ridurre il più possibile i trattamenti e di non stressare le viti con un eccesso di produzione”, spiega Serena. Non solo: l’azienda sta lavorando per ottenere la certificazione Equalitas, che misura la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. “L’anno della pandemia è stato molto duro — spiega Sarah Serena, sorella di Alberto e capo della direzione amministrativa e produttiva —. Ma abbiamo cercato di affrontarlo migliorandoci: stiamo revisionando i processi e gli sprechi. E abbiamo una grande attenzione per la squadra”. I primi segnali post riapertura sono confortanti: la richiesta del settore della ristorazione, che per Montelvini rappresenta 1’8o per cento delle vendite, è ripartita. Perciò si può anche riprendere a sognare: oltre alle bottiglie già presenti — accanto al mondo Prosecco, il Zuiter bianco Montello Colli Asolani Doc (a base di Incrocio Manzoni), la versione Montello Dòcg rossa (blend di Cabemet Frane, Merlot e Cabernet Sauvignon) e il passito Luna Storta —il prossimo progetto è vendemmiare, tra un paio d’anni, le 700- 800 piante cresciute nel “vigneto ritrovato” in centro ad Asolo. Una superficie vitata che esiste dal Cinquecento e di cui i Serena si sono presi cura, con la collaborazione del Crea di Conegliano: “Le piante più antiche, qui, risalgono agli anni Sessanta. Sono un clone locale di uve Glera: hanno un'acidità pazzesca. Si potrebbero prestare a un pas dosé. E, perché no, magari a un metodo classico... ”.

Copyright © 2000/2022


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2022

Pubblicato su

Altri articoli