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Corriere della Sera - Cook

L’ultimo progetto della tenuta Alois Lageder è il “Terra Alpina Pinot Grigio”, un bianco delle dolomiti entrato nell’ultima classifica dei migliori cento vini al mondo di “Wine Spectator”. E ora tocca a Clemens ad Helena lanciare le novità dell’anno … I fratelli (bio) del Südtirol… “La biodinamica è una strada che abbiamo intrapreso più di 25 anni fa con l’obiettivo di coltivare la terra lavorando in sintonia con la natura e i suoi ritmi. I risultati dei nostri vini ci spronano a continuare in questa direzione: la politica e le guerre ideologiche non ci interessano”. Ai fratelli Lageder basta questa frase per liquidare le polemiche esplose negli ultimi giorni. Da quando, nel passaggio alla Camera, è stato eliminato dal disegno di legge 988 sull’agricoltura biologica ogni riferimento alla biodinamica, considerata dai detrattori una pratica simile alla “stregoneria”. Questa cantina di Magré (Bolzano), 50 ettari in biodinamica dal 2004, si discosta dal dibattito e racconta il suo mondo. Un mondo di vini eccellenti - basti vedere la menzione del “Pinot Grigio Vigneti delle Dolomiti Terra Alpina 2019” nell'ultima classifica delle 100 bottiglie migliori del globo secondo Wine Spectator - e attenti alla sostenibilità, come certifica anche il Green Emblem, il sigillo verde assegnato alla tenuta dal Robert Parker Wine Advocate. Un premio importante proprio perchè supera il dualismo biologico-biodinamico e premia “i produttori che estendono gli sforzi ben oltre le certificazioni e sono ambasciatori di buone pratiche ecologiche”. Esattamente la visione dei fratelli Clemens, amministratore delegato, ed Helena, direttrice marketing, entrati da qualche anno nella gestione aziendale dopo il passo indietro del padre Alois, il fondatore. “Dalla terra dipende il nostro futuro: l’agricoltura ha tempi lunghi, dobbiamo pensare a che suoli avremo tra 30, 40, 50 anni. Perciò il rispetto dell’ambiente ci sembra l’unica strada. Eppure, dicono, “non siamo ancora dove vorremmo: stiamo lavorando sui nostri 8o conferitori, entro il 2024 dovranno avere tutti la certificazione biologica”. Non si tratta di una corsa al pezzo di carta: “È la nostra filosofia molto severa che ci porta alle certificazioni, e a superarle. Non usiamo lieviti aggiunti per la fermentazione, non inoculiamo enzimi nei passaggi in cantina, l’uva e il mosto avanzano per gravita, li tocchiamo il meno possibile. Usiamo solo i preparati biodinamici per i trattamenti. E si, funzionano: le piante stanno bene. Quando vogliamo dare acidità a un vino lo teniamo a contatto con il raspo, non aggiungiamo prodotti chimici. Anche se il colore che prende non va più bene per il disciplinare: siamo usciti proprio per questo motivo dalla Doc Alto Adige con alcuni dei nostri prodotti, diventati Igt Vigneti delle Dolomiti”. Una scelta controcorrente “ma secondo natura”. I prossimi passi? Ampliare l’attività di “Paradeis”, i ristorante bio della cantina, e sperimentare vitigni resistenti e nuove tecnologie sostenibili. “Presto questa sarà la normalità”.

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