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Corriere Della Sera / Corriere Economia

Zaia, un mastino sulla via Lattea ... Da Treviso al Belgio, via Roma. Con il pallino dei prodotti doc e l’obiettivo di abbattere le quote Ue... È stato il più giovane presidente di Provincia italiano. Ora il neo responsabile delle Politiche Agricole va all’assalto della Comunità... Dice: “Sali di una al imo due generazioni nelle famiglie venete troverai dei contadini. Un rapporto con la terra profondo, atavico, indissolubile, per tutti noi”.

A spiegare bene cos’è ancora oggi l’agricoltura nella percezione diffusa dei veneti sono le parole di Andrea Causin, un consigliere-democratico della Regione Veneto che ha visto all’opera, dall’opposizione, Luca Zaia prima che diventasse ministro delle Politiche Agricole.
Quand’era contemporaneamente vicepresidente della giunta regionale, presidente della provincia di Treviso (il più giovane della storia italiana, quando trentenne fu eletto, nel 1998), e astro nascente della Lega Nord in Veneto. Quarantenne, laureato in agronomia, Zaia appartiene alla nuova generazione di leghisti del Nordest che, lontano secoli il folclore dei Serenissimi, camminano con abilità sul crinale che divide ipermodernità e tradizionalismo, globalizzazione e localismo, inglese e dialetto, feste di paese e burocrazie europee. E il ministero toccato a Luca Zaia, e fortemente voluto da Umberto Bossi, si attaglia perfettamente al cammino stretto della nuova Lega e del nuovo Veneto. Perché l’interlocutore naturale del suo dicastero sta a Bruxelles, è l’Europa, con i suoi tecnicismi in perenne sospetto di tecnocrazia, le sue direttive e le sue quote algebriche distribuite tra produttori e allevatori. Ma gli elettori no, stanno sul territorio soprattutto sopra Po, come non ha mancato di ricordare proprio Zaia con la commissaria Mariann Fischer Boel.
Primo punto dell’agenda dichiarata da Zaia, naturalmente, le quote latte. Una metafora perfetta ed efficacie di quello che Zaia considera, senza giri di parole, il fallimento delle politiche comunitarie. Un approccio diretto che il Ministro ha già condiviso di persona con la Commissaria Fischer nei giorni scorsi e pare intenzionato a declinare su diversi settori sensibi: allevamento, pesca, viticoltura, prodotti tipici e così via.

Quanto a lui, al politico in forte ascesa, i critici lo descrivono come una macchina da comunicazione più attento all’apparire che all’essere. Tra questi, non ce nemico che non ricordi l’investimento, d’immagine e di soldi pubblici, che Zaia volle fortemente su “Miss Italia nel mondo”. I suoi sostenitori o simpatizzanti lo descrivono come una persona alla mano, affabile, gentile, spontanea. Un cronista locale ricorda come, quando lo si chiamava sul cellulare, si veniva prontamente richiamati: “Così non spendi schei”.

Le due angolazioni visuali, del resto, restituiscono un’unica verità assodata: Zaia ci sa fare, e lo sa. Tanto che a Treviso, nella provincia di cui è stato presidente mentre a fare il sindaco c’era Gentilini, un personaggio non esattamente scialbo, c’è chi parla di manifestazioni di “culto della personalità” perdurante, per Zaia. Sotto i cavalcavia e le rotonde con cui
ha messo in sicurezza le strade provinciali - mezzi economici e costituzione non consentono tanto di più alle province... - ci sono scritte a spray che ringraziano il presidente. Che di una sua infrazione autostradale, quando l’autovelox al suo passaggio segnò 193 km orari, dice: “Ho sbagliato e pagato con multa e sospensione della patente”, prima di incominciare a dare battaglia per innalzare i limiti di velocità.
Anche le ronde padane, naturalmente, hanno visto Zaia tra i più pronti sostenitori e attenti divulgatori. Sulle seguitissime emittenti locali, è in particolare sulla popolare Telecittà, neanche a dirlo, è tra i più presenti.
Tutte le sagre di paese della provincia vengono immortalate dalla tivù regionale e trasmesse il giorno dopo. Zaia c’è, stringe mani, saluta, sorride, chiacchiera. Proverbiale, nella memoria di molti, resta la festa organizzata per la sua prima rielezione a presidente della Provincia. A farne le spese furono due tori da quattro quintali, finiti sulla - graticola e poi nei piatti di tremila sostenitori raccoltisi attorno al presidente. Quello stesso presidente che sa bene cos’è il Prosecco per la Marca trevigiana, quale valore da proteggere ci fosse nel marchio Tocai, o quale patrimonio rappresenti per tante famiglie un ettaro scarso coltivato a radicchio rosso, che poi viene venduto a prezzo di pesce pescato o di carne piemontese sul mercato di Milano. Patrimoni economici, territoriali, culturali. Elettoralmente non irrilevanti, certo, che in Europa e nel mondo vanno esportati, e dall’Europa e dal mondo vanno anche difesi con le unghie e gli slogan, se serve.

Una macchina che funzionava troppo bene, la sua, per stare chiusa nelle mura, pur dorate, della Marca. E così nel giugno 2005 e fino al maggio del 2008, diventa anche vicepresidente della Regione Veneto con deleghe alle politiche del turismo, alle politiche dell’agricoltura e zootecnia. Terra, popolo, uva e vino, latte, allevamenti e turismo. Il vocabolario fondamentale di Zaia è dunque sbarcato a Roma, in un ministero che di suo è fortemente- padano, certo, ma fortemente transregionale. Basti dire che la grande piattaforma agraria della valle padana ha nell’Emilia Romagna, un tempo rossa e oggi con venature sempre più spesse di verde “Padania”, il suo cuore in bilico sull’orlo della crisi. Del resto, il ministero “toccato” a Zaia si presta assai bene al trasversalismo, anche politico. Basti pensare a quanto bene parli dell’ex Ministro Alemanno un vero e proprio tempio della sinistra, lo Slow Food di Carlni Petrini.

La fase due di Luca Zaia, insomma, inizia qui. Troppo giovane, troppo ambizioso, per immaginar che qui finisca. Chi un po’ lo conosce giura che, per il dopo-Galan, nella Lega Veneta dei quarantenni Flavio Tosi e Franco Manzato, il “filosofo” che lo ha sostituito in giunta regionale, il ministro sia in pole position per subentrare al governatore. Chi conosce Galan non è convinto che sia davvero pronto a farsi da parte nel 2010. Ma questa, per adesso, è un’altra storia.

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