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Corriere Della Sera / Corriere Economia

“Doc e Igt evitano i trucchi a tavola” … E’ noto. L’alimentare italiano è uno dei settori più colpiti dalla contraffazione. La pasta, la mozzarella, il parmigiano reggiano, i tortellini sono i prodotti che possono entrare di diritto nella top ten degli articoli più copiati al mondo.
“Il successo della pasta italiana - ricorda Riccardo Felicetti, erede del centenario pastificio trentino -ha scatenato la concorrenza mondiale, ma finché qualche straniero utilizza stabilimenti, tipi di pasta o brand italiani, siamo ancora nel lecito. Diverso è il caso di pastifici messicani che sfruttano la somiglianza della loro bandiera con il nostro tricolore per ingannare gli utenti, oppure il caso di quei pastifici stranieri che per darsi un tocco di italianità chiamano la pasta con il nome di una nostra famosa città (Roma, Firenze o Venezia). In questi casi si tratta di raggiri che danneggiano la nostra immagine perché quasi sempre parliamo di prodotti che non hanno nulla a che vedere con la qualità della pasta italiana”.
Altra nota dolente è la ristorazione, fonte di danno di immagine e sui fatturati addirittura maggiore. “Non c’è dubbio - concorda Felicetti - mentre sugli scaffali dei supermercati c’è pur sempre un’etichetta che non può mentire e che, se ben letta, svela l’inganno. Nei ristoranti italiani disseminati per il mondo, ma gestiti molto spesso da stranieri, vien servito un food ben distante dal nostro. Prodotti che non hanno davvero nulla a che vedere con i nostri e di cui l’utente non può rendersi conto”.
Qualcuno però continua a sostenere che l’essere copiati è fonte di stima e di fama universale. “E’ una litania che ci siamo sentiti ripetere per anni: meglio non inseguire cause dispendiose, l’importante è che si parli di made in Italy. Oggi possiamo dire che quella strategia non paga. Noi cerchiamo di difenderci in ogni modo perché la contraffazione alimentare fa solo danni di immagine e per mancati introiti. Basti solo vedere come si comportino i francesi in simili situazioni. Provate a mettere sul mercato un liquore che porti sull’etichetta la parola cognac o un vino con su scritto Bordeaux, immediate arrivano le azioni legali a tutela del marchio e del prodotto. In Italia questo lo abbiamo realizzato un po’ più tardi. Adesso finalmente, soprattutto grazie ai marchi Doc, Igt riusciremo a proteggerci meglio. Per il futuro però non dobbiamo solo pensare a politiche di difesa dei prodotti, ma qualificare ancora più in alto la qualità. Una fuga in avanti che ci renda ancor meno imitabili.

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