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Corriere Della Sera / Corriere Economia

Marketing aggressivo per crescere ... Vinitaly resta la migliore vetrina europea ma serve sinergia con turismo enologico e ristorazione... Alla vigilia di Vinitaly 2009 a Verona, vale la pena di fare il punto sulla produzione e sull’export italiano di vini. Da anni ormai l’Italia è al vertice sia della produzione che dell’export, con Francia e Spagna che seguono a qualche lunghezza. La produzione mondiale 2008 è stata in linea col 2007, con una crescita solo dei Paesi non-europei, a causa delle restrizioni introdotte dalla Ue con incentivi all’estirpazione, che hanno toccato soprattutto Francia e Spagna. Il consumo invece continua a espandersi, con riduzione degli stock, ciò che creerà qualche tensione sui prezzi e qualche investimento in vitigni, soprattutto in Usa. Anche l’export è aumentato, ma solo fino al 2007, con l’Italia al 21% dell’export mondiale, seguita da Francia e Spagna col 17% ciascuna. Mentre i volumi dell’export italiano sono scesi nel 2008 del 7% sul 2007, in conseguenza della crisi mondiale, il fatturato è cresciuto del 2%, per un totale di 3,6 miliardi di euro.

Questo significa che i consumi vanno verso vini di maggior pregio, come è dimostrato dal fatto che i vini a denominazione, di prezzo unitario alla bottiglia superiore a 5 euro, sono cresciuti del 16,4%. Altro segnale positivo è dato dalle prenotazioni a Vinitaly, sia in termini di metri quadri espositivi, sia di preadesioni di operatori professionali dall’estero, addirittura in crescita del 50%. Tutto questo non è casuale. L’Italia mantiene la leadership grazie a un’attenzione al marketing che ha pochi rivali negli altri settori del made in Italy. Vinitaly ha infatti la leadership mondiale, nonostante la concorrenza, a poche settimane di distanza, del ProWein di Düsseldorf e del VinExpo di Bordeaux. Organizza poi un vero e proprio World Tour in vari Paesi, con iniziative in Cina, Giappone, Usa, India, Russia, i Paesi più promettenti per la crescita dei consumi, come risulta dalle analisi molto raffinate di Vinitaly e di Veronafiere.

Abbiamo voluto sentire un produttore di qualità, Badia a Coltibuono (Gaiole in Chianti). Emanuela Stucchi Prinetti, che dirige l’azienda coi fratelli, appartiene a una famiglia che da molti anni possiede una storica badia, dalla quale gestisce, oltre alla produzione di vino, un agriturismo, un ristorante, un bed & breakfast, una scuola di cucina. Quest’ultima, fondata a suo tempo dalla madre, Lorenza de’ Medici (tanto nomine), che iniziò a proporre ricette, ebbe un tale successo (un suo volume “The beautiful cookbook” vendette due milioni di copie negli Usa) da spingere gli Stucchi Prinetti a valorizzare la badia come luogo di soggiorno per allievi cuochi. Il successo del vino italiano viene dunque da lontano e da una meticolosa attenzione ai particolari. Badia a Coltibuono esporta il 45% negli Usa, dove ha grande notorietà e ha superato quasi indenne la svalutazione del dollaro, almeno fino al settembre 2008. Quanto alle restrizioni dovute alle misure anti-alcol, il mondo del vino reagisce con intelligenza: ci sono winebar che offrono taxi-navetta, altri che permettono di testare il livello di alcol prima di uscire, altri ancora che mettono a disposizione spazi di decantazione per rientrare nei limiti.

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