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Corriere Della Sera / Corriere Economia

Vino, è l’anno del bianco ... Dopo una lunga fase di dominio dei rossi, i vini bianchi ora rappresentano il 50% dei consumi... La vendemmia del 2008 con i suoi 45 milioni di ettolitri ha fatto segnare un +5%, l’export dello stesso anno ha registrato un +2% grazie ai 3,5 miliardi di ricavi. In un’annata, come quello passato, che ha avuto come simbolo della nostra economia il segno meno, il comparto del vino si è distinto per la tenuta complessiva. La crisi che ha colpito tutti i settori produttivi sembra aver inciso meno su alimentare e vino.

“Probabilmente perché si può fare a meno di auto e abbigliamento ma non di mangiare e bere”. Sorride Francesco Zonin, vice presidente della “Casa Vinicola Zonin”, un colosso da 81 milioni di euro di fatturato e nove tenute di eccellenza nelle sette regioni italiane a più alta vocazione vitivinicola (Veneto, Friuli, Toscana, Sicilia, Lombardia, Puglia e Piemonte). “La verità è che un po’ di flessione l’ha sentita anche il mercato enologico - precisa Zonin - solo che le quote perse da qualche azienda sono state conquistate dai competitor, quindi senza apparenti flessioni. C’è uno stallo nei consumi che sta provocando qualche spostamento nelle quote di mercato interne”. Il preludio a una sorta di “selezione della specie”? “Per certi versi.

In Italia ci sono più di 35 mila aziende imbottigliatrici, è naturale che in periodi di contrazione dei consumi un po’ di selezione ci sia. Ma proprio in questa fase c’è chi sta facendo il salto di qualità. Per esempio chi ha scelto di puntare sul bianco sta avendo ottimi risultati. Dopo una lunga fase di dominio assoluto dei grandi rossi, i bianchi di valore rappresentano il 50% dei consumi”. Forse perché i grandi rossi costano cifre che adesso in pochi possono permettersi. “Sicuramente. Però c’è da fare un plauso anche ai tanti viticoltori italiani che riescono a produrre vini eccellenti a costi molto più abbordabili”.

E le strategie per l’estero? “C’è ancora tanto mercato da conquistare - assicura Zonin -. Noi in quattro anni siamo passati da 51 a 92 Paesi di esportazione. Ci sono mercati giovani come Cina e Sudamerica che hanno potenzialità immense. E gli Usa sono tutt’altro che persi”. Tra coloro che meglio hanno interpretato le potenzialità dei mercati stranieri c’è sicuramente il comparto del Trento doc, le bollicine del metodo classico che hanno eroso quote di mercato a “sua maestà” lo champagne. “È il frutto della maturazione di un intero settore - spiega Fausto Peratoner, presidente Istituto Trento doc -. Negli ultimi anni c’è stato un grosso lavoro di ricerca e affinamento del prodotto. A ciò si aggiunga un perfetto gioco di squadra che ha permesso anche alla realtà più piccole di raggiungere alti livelli di qualità e accedere quindi a mercati complessi come quello europeo e degli Usa”.

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