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Corriere Della Sera / Corriereconomia

Josè allo sportello antimafia … Rallo, “signora del vino”, nel cda. È il nuovo corso voluto da Ivan Lo Bello. La nomina dell’imprenditrice: svolta dopo 140 anni. “No al centro del potere politico”… Un posto ci sarà / fatto di lava e sole / dove la gente sa che è ora di cambiare “, canta José Rallo, imprenditrice del vino con l’azienda di famiglia Donnafugata e prima donna, insieme a Maria Luisa Averna, ad entrare nel consiglio di amministrazione dello storico Banco di Sicilia. Ma anche voce del gruppo jazz “Music & Wine”, creato insieme al marito Vincenzo Favara, che suona le percussioni.
Il debutto di due donne in cda, per la prima volta nei 140 anni di storia dell’istituto, oggi controllato da Unicredit, “è una scelta simbolica per rilanciare l’economia della Sicilia nel nome della legalità, del mercato e dell’internazionalizzazione”, afferma José Rallo, 43 anni, sposata, con due figli (di 11 e 9 anni). A cominciare dalla presidenza a Ivan Lo Bello, l’imprenditore che guida Confindustria Sicilia e la rivolta antiracket nell’isola.
Lo Bello, Rallo e Averna sono la faccia pulita e produttiva di una terra troppo spesso sinonimo di mafia, criminalità e omertà che vuole voltare pagina. Anche grazie alle donne. Spiega Rallo: “Profumo ha voluto non solo degli imprenditori, ma che fossero donne e siciliane. Il messaggio che lancia è chiaro: il Banco è ancora siciliano, dopo l’acquisizione di Unicredit, ma deve essere un’azienda che rispetta le regole, sta sul mercato e guarda allo sviluppo”.
La prima riunione del nuovo consiglio c’è stata il 29 aprile. “Una bellissima emozione - ricorda Rallo, che prima non aveva mai fatto parte di un board -. Mi sono resa conto che questo è davvero un mondo molto maschile, perché tutte le donne del Banco sono venute, ancora un po’ di nascosto, quasi in processione, a farci i complimenti, a me e a Maria Luisa Averna. Il nostro ingresso ha rotto un muro. Ma poi è stato bellissimo scoprire che la lingua all’interno del consiglio è la lingua dell’azienda. Lo dico da siciliana e, con Donnafugata, da cliente: il Banco è sempre stato un centro di potere politico più che di potere economico o un’impresa che pensa al mercato. Dalla banca locale avevamo difficoltà a ricevere credito, perché ragionava in termini di garanzia e di appartenenza. Il primo salto l’ho visto fare con Capitalia”.
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Ad Alessandro Profumo, che conosce “molto bene, da 4/5 anni” - insieme promuovono Symbola, la Fondazione delle qualità italiane - Rallo ha chiesto “un passo ulteriore”, che “in Sicilia le banche non premino soltanto chi ha un business plan, ma facciano cultura d’impresa”. E precisa: “La banca ha una sua professionalità: che la metta al servizio delle imprese con un sistema di prezzi e tassi per incentivare certi comportamenti aziendali importanti per lo sviluppo, come il controllo di gestione, il marketing plan, la certificazione ambientale o la certificazione di qualità”. Perché per l’imprenditrice di Marsala un istituto come il Banco, “con oltre 500 sportelli, può fare moltissimo per rilancio della Sicilia. Unicredit avrà fatto un buon affare solo se l’economia della regione cresce, questo in fondo è quello che interessa a noi siciliani. Il mio contributo in cda? Offrire la capacità di ascolto del territorio”, anche grazie al ruolo di presidente del Comitato territoriale per la Sicilia di Unicredit, dove Profumo l’ha chiamata un mese fa. Ma non ha dubbi che la via per crescere sia quella dell’internazionalizzazione, puntando “sull’export dei prodotti trasformati e sul turismo di qualità dall’Est europeo, dalla Russia, dai Paesi emergenti”.
Questa è anche la strategia di Donnafugata, 17 milioni di fatturato nel 2007 con 2,8 milioni di bottiglie vendute. “Siamo presenti in 50 mercati, con i nostri vini incarniamo la Sicilia di qualità. L’export pesa solo per il 23% sui ricavi, ma nel 2008 ci aspettiamo una forte crescita. La Cina ha il trend di aumento maggiore, ma i volumi sono ancora piccoli, la Corea del Sud invece comincia ad essere interessante anche per le quantità, come la Russia”, spiega questa imprenditrice innamorata dell’Italia e della sua terra.
Dalla Sicilia, in realtà, José Rallo era “scappata” a 19 anni, grazie a una borsa di studio per frequentare il corso di Economia e commercio all’università Sant’Anna di Pisa. “Mi volevo mantenere da sola”, ricorda. Dopo la laurea, è rimasta per un anno all’università, ma ha capito che non era la sua strada. Così si è trasferita a Roma per lavorare alla Andersen consulting. In Sicilia è tornata per amore, per sposare un agente generale dell’Ina-Assitalia. A Donnafugata, dove lavorano padre, madre e fratello, lei si occupa di controllo di gestione e di marketing.
Con il marito Vincenzo invece condivide la passione per la musica brasiliana: lui suona le percussioni, lei canta. “Abbiamo una band di jazz, ci siamo esibiti anche al Blue Note di Milano e di New York”. E, accompagnata da un gruppo cinese, José Rallo ha cantato perfino al Four Season di Shanghai.
Non è solo un hobby. Il gruppo musicale è legato a un progetto di microcredito. Il ricavato dei due cd prodotti finora è destinato al finanziamento di un fondo di garanzia che, sull’esempio del Nobel per la Pace Muhammad Yunus, vuole premiare le buone idee delle persone normalmente considerate “non bancabili”. Donnafugata lavora insieme a Banca Etica, che finanzierà fino al doppio, se c’è la garanzia con il fondo. “Entro maggio spero di erogare i primi 2 o 3 prestiti, del valore di 10-15 mila euro ciascuno”.

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