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Corriere della Sera - DiVini

Dopo vent’anni da Gregario dell’Ornellaia Axel Heinz vince la corsa … Anche i gregari talvolta vincono. Con più fatica dei campioni. Illuminati per un giorno, liberi dal loro ruolo di anime gemelle. Come ha scritto il narratore di sport Marco Pastonesi, “quando vince un gregario vincono tutti”. Il Serre Nuove dell’Ornellaia vive da 20 anni all'ombra di un fuoriclasse, Ornellaia. Un “second vin”. In due decenni Serre Nuove è riuscito a trovare passo e forza per tagliare il traguardo da solo. E così, accompagnato da Axel Heinz, direttore della tenuta, ha festeggiato l’anniversario con una nuova etichetta per l’annata 2017. Heinz, madre e moglie francesi e padre tedesco, è arrivato a Bolgheri 15 anni fa. “Non parlavo italiano, ora mi è difficile sfuggire all’accento locale”. Sul tavolo ha io annate di Serre Nuove. La prima, 1997, è quella che attira di più il decano dei critici enologici, Cesare Pillon: “Assaggiandolo ho rivissuto la stessa emozione provata 20 anni fa”, dice modulando la voce gentile, “questo è un vino piacevole ma non piacione”. È un insieme delle quattro varietà coltivate in Ornellaia: Merlot in prevalenza, Cabernet Sauvignon, Cabernet Frane e Petit Verdot. Axel lo racconta come “un vino democratico, 45 euro per ognuna delle 250 mila bottiglie, serve a produrre al meglio l’Ornellaia”. Il blend, informa Heinz, è il risultato della valutazione dei vini base e delle uve di specifiche parcelle per creare “un’altra faccia di Ornellaia”. Il gregario ha un trattamento da campione. Dice Axel: “Dal 2016, oltre alla selezione manuale degli acini, è stata introdotta quella ottica per aumentare ulteriormente la qualità. Ogni varietà e ogni parcella è stata vanificata separatamente e solo dopo i primi 12 mesi di sosta in barrique è stato effettuato l’assemblaggio dei vini base prescelti per Le Serre Nuove dell’Ornellaia, che hanno poi trascorso altri tre mesi in legno prima dell’imbottigliamento”. Lo si sente nell'annata del debutto, ancora molto in forma e generosa. E nell’ultima, la 2017, “levigata, setosa, di inaspettata freschezza”, come sottolinea Olga Fusari, enologa di Ornellaia. La vittoria di un gregario all'ombra di una superstar.

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