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Corriere Della Sera / Economia & Soldi

Nuove strategie - Angelini Farmaceutica ora punta su vini e salumi. Dai Pampers al Brunello il passo è proprio breve. Poi seguiranno pasta e cibi italiani. Con l’acquisto di marchi

«Oh la mi mostri un poco quel Brunello, di che cantina è?». «Angelini». «Chi?». «Il produttore della Tachipirina». Già, si è messo a produrre Brunello di Montalcino anche Francesco Angelini, il presidente dell’Angelini Farmaceutica che fabbrica ad Ancona il Moment e il Tantum Verde e a Pescara i pannolini Pampers in decennale joint-venture con Procter&Gamble; il socio di Consortium (4%), a sua volta azionista al 15% di Mediobanca, e da luglio anche del Mediocredito (1%, a titolo personale). Sono passati i tempi quando il Brunello sgorgava solo da poche cantine: quelle dei Banfi, dei Frescobaldi. Oggi i produttori sono 156 (erano 13 nel ’70) e fra loro c’è anche questo industriale dei farmaci da banco. E non è un caso. È il segno di una diversificazione nell’alimentare - non solo vini ma anche olio e salumi - iniziata per ventura, diventata ora strategica per un’azienda farmaceutica ancora familiare e italiana nella bufera delle grandi fusioni internazionali. Una scelta d’investimento che mira a un rafforzamento del marchio corporate e all’espansione extra-settore a colpi di acquisizioni. «Abbiamo la liquidità necessaria per implementare un piano di acquisizione importante, a fronte di un indebitamento nullo», dice Sergio Cipolloni, capo della divisione beni di largo consumo del gruppo, che con 555 milioni di euro incide per più di un terzo sul fatturato consolidato di 1.400 milioni (750 milioni vengon dal farmaceutico). Oggi la metà di questi 555 milioni di consumer è coperta ancora dai pannolini Pampers, ma è solo questione di tempo. Pur restando il core business nel farmaceutico, è sull’alimentare che punta infatti ormai il gruppo. Una spa costituita ad hoc (la Tenimenti Angelini) raduna i vini e i salumi. Fondata due anni fa, dal 2002 sta dando i primi risultati. La produzione del vino, su 170 ettari di vigneto in Toscana, con tre cantine (Brunello a Montalcino, Nobile a Montepulciano, Chianti a Castellina in Chianti), 900 mila bottiglie l’anno, 35 persone e 2 milioni investiti da gennaio a oggi, muove un giro d’affari di 6,6 milioni (1,6 in Italia, il resto in Svizzera, Usa e Germania): il triplo di 6 anni fa. E la produzione di salumi, con 3 stabilimenti, settanta persone e 40 milioni di fatturato, è in cura di ristrutturazione in vista di un rilancio. «C’è la volontà di crescere, crescere rapidamente», dice Cipolloni. Che non esclude l’ingresso del gruppo in altri settori dell’alimentare «made in Italy», come la pasta e il parmigiano: «Vorremmo farci guidare dal concetto dell’alta qualità e della dieta mediterranea», spiega. E ammette: «Sì, sono in corso trattative con aziende italiane alimentari per l’acquisto di brand». È dell’anno scorso, del resto, il fallimento dell’offerta, avanzata attraverso il fondo Opera che fa capo a Bulgari e al quale l’Angelini partecipa al 6,5%, per l’azienda vinicola Corvo di Salaparuta, asta vinta alla fine dalla Ilva di Saronno, quella dell’Amaretto. E la conferma dell’importanza che il settore vinicolo sta assumendo, testa d’ariete nell’alimentare, per il gruppo farmaceutico fondato nel 1919 dal giovane farmacista Francesco Angelini, nonno dell’attuale presidente (che già fu nel settore con i cugini Fazi Battaglia), viene dalla persona scelta per tenere i contatti fra la sede centrale e i vigneti toscani: Francesca Angelini, 32 anni, la maggiore delle tre figlie dell’industriale. È lei che si è occupata della ristrutturazione della villa di famiglia a Borgo Trerose, «l’agriturismo di classe», piscina e stranieri, che il re della Tachipirina ha voluto realizzare in mezzo ai vigneti a Valiano di Montepulciano (un centinaio di camere, fino a 150 euro a notte, in miniappartamenti, fino a 1.200 euro a settimana). Ed è a lei che in luglio Mario Calzolari, direttore generale dei Tenimenti, ha mostrato orgoglioso la nuova cantina interrata a fianco della sede di Montalcino, appena inaugurata fra queste crete senesi: 1.000 metri quadri con 1.000 barrique in legno di rovere francese, marca Taransaud, fornitore del cognac Hennessy. «Abbiamo rimodernato i vigneti per arrivare a una produzione più ampia», spiega questo 44enne dai modi nordici: un tecnico trentino che sa come comportarsi con le aziende farmaceutiche. È a lui che si rivolse la Glaxo nei primi Anni Novanta, quando voleva costruire a San Martino Buonalbergo, Verona, una faraonica e (mai nata) struttura di business in un’azienda vitinicola. Poi, nel novembre 1994, venne un tale Francesco Angelini ad acquistare 38 ettari di vigneto da Brunello da Lionello Marchesi, industriale milanese degli accessori d’auto. Costava 200 milioni di lire a ettaro, oggi ne vale il triplo.

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