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Corriere Della Sera / Lavoro

L’alleanza dei grandi gruppi alla conquista del Meridione d’Italia … E tempo di consuntivi ma anche di importanti programmi per il vasto settore vitivinicolo italiano. E quale occasione migliore di Vinitaly, che quest anno a VeronaFiere radunerà produttori da tutto il mondo. Tra gli aspetti più significativi di questo periodo spicca il nuovo corso della viticoltura italiana di qualità, che si sta spostando a passi da gigante verso il Sud, dove importanti complessi come il Gruppo Italiano Vini, Zonin e Antinori hanno acquistato oppure sono entrati in partecipazione con aziende del Meridione. E per questo e per una valorizzazione delle risorse umane impiegate, appartenenti alle stesse regioni del Sud oltre che alle stesse aziende che stanno contribuendo allo sviluppo, che "Corriere Lavoro" ha puntato l’attenzione su questa svolta, per tracciare un quadro dei cambiamenti e delle prospettive in atto nel Mezzogiorno d'Italia ...

Aglianico, Nero d'Avola, Primitivo. Tre grandi vini, veri primattori delle regioni Basilicata, Sicilia e Puglia. Irrompono sulle tavole dei ristornati più raffinati del Nord, sono la nuova frontiera della viticoltura italiana che si oppone con successo agli invader australiani oppure della Napa Valley, ad argentini, sudafricani e cileni. Sono vini pregiati di quel Sud bistrattato, affidato al buon cuore dei finanziamenti interessati a pioggia, avvilito dal "mordi e fuggi" di molte imprese del Nord, sfruttato per fini elettorali. Un Sud incompreso dagli stessi datori di lavoro, che si rivolgono tutt ora a manodopera di altre regioni per una mancanza di fiducia nella propria gente. Ma almeno nel vitivinicolo che affidava la produzione ad altre nazioni e regioni qualcosa sta cambiando, se è vero che importanti gruppi nazionali vi stanno investendo grandi risorse. Di questa rinascita è testimone autorevole Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo italiano vini Giv , leader del settore in Italia con tenute in Puglia, Sicilia e Basilicata. "Il risveglio del Sud - sottolinea Pedron - è la realtà più bella che registriamo in questi ultimi anni. Vini che sanno unire grandi vitigni a professionalità, nuove tecnologie e organizzazione provenienti del Nord, così da offrire un ottimo prodotto a costi ragionevoli. Un bene per lo sviluppo del settore che ha pertanto la possibilità di contrastare quanto sta proponendo il Nuovo Mondo". Ma a cosa è dovuto lo sviluppo "professionale" vitivinicolo del Sud? La risposta arriva da un manager del settore come Alberto Panont, agronomo e attuale direttore del Consorzio vini Valtellina, che ha svolto un percorso lavorativo in molte realtà della penisola, dalla Valtellina alla Sicilia, senza naturalmente trascurare la Calabria. "L'incontro tra le potenzialità del Sud e la tecnologia e le risorse del Nord era già in divenire nel 1992, quando era chiaro il valore delle terre del Sud ma soltanto poche aziende locali avevano compreso quale tesoro avevano in mano. Tant è che in termini di personale si riferivano al tecnico del Nord, con speranze e aspettative che hanno più tardi dato i loro frutti attraverso connubi importanti tra le due realtà vitivinicole del Paese". "Il processo di avvicinamento - prosegue Panont - è naturalmente proseguito con le aziende locali, che hanno imparato a coltivare il vigneto secondo i moderni standard subordinando la produzione di quantità a quella di qualità dal momento. E valorizzando con le nuove tecniche i procedimenti tradizionali. Il Sud oggi è in grado di esprimere uomini di cantina piuttosto che in vigneto. E questa professionalità che ha consentito ai grandi gruppi di creare importanti realtà con le aziende del meridione, esportando tecnologia che si avvale del lavoro del Sud".

Storia/1 - Emilio Pedron, amministratore Giv: "Vitigni e persone danno risultati insperati" "Abbiamo investito ampie risorse al Sud poiché crediamo sia possibile una notevole crescita a fronte di un esaurimento delle potenzialità del Nord del Paese". E questo il senso che Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo italiano vini, il colosso leader del settore in Italia con un fatturato da 245 milioni di euro, 13 cantine e sede a Calmasino-Verona, dà alla presenza del Giv in Sicilia, Puglia e Basilicata. "Si tratta di vini che non hanno bisogno di essere spinti mentre in Toscana, per esempio, la concorrenza sulle uve è spietata; il Sud invece è invece inesplorato. I vitigni, applicando la corretta tecnologia, danno risultati insperati. Non abbiamo incontrato soverchie difficoltà in quanto non abbiamo acquistato aziende ma siamo entrati in partecipazione sulle esistenti. Non ci siamo mossi come colonizzatori ma ponendo in comune terreni e conoscenze del mercato. Così sono subito venuti i risultati e dopo 2 anni siamo sul milione e mezzo di bottiglie vendute e "Tre Bicchieri" della guida del Gambero Rosso". "D'altra parte abbiamo trovato personale qualificato, enologi di valore cui abbiamo offerto il nostro sistema organizzativo. Abbiamo applicato contratti agricoli vantaggiosi per entrambe le parti e trovato molti giovani. Come a Castello Monaci, in Puglia, dove sono quasi tutti ragazzi motivati".

Storia/2 - Gianni Zonin, patron del gruppo: "Vogliamo valorizzare anche l’ambiente" Oltre 1800 ettari di vigneto sparso su undici tenute e sette regioni. E’ questo l'impero Zonin, un altro dei grandi gruppi che si sta muovendo nelle regioni del Sud con successo. "Abbiamo effettuato un importante investimento - dice il patron Gianni Zonin - In sostanza nelle due aziende acquisite in Puglia e in Sicilia è come se ricominciassimo dall'inizio, dalla sistemazione dei terreni al reimpianto fino alla selezione clonale. Ma abbiamo anche operato in un altra direzione, ristrutturando i centri abitativi delle tenute, come per esempio le tradizionali masserie. Così le abbiamo riportate alle antiche destinazioni, inserendovi le famiglie: da quelle degli operai agricoli a quelle degli impiegati, per un totale di settanta persone in Sicilia e altrettante in Puglia, dove le ristrutturazioni necessarie saranno ultimate il prossimo anno". "Tutto questo è stato fatto nell'ottica di una valorizzazione anche dell'ambiente, del mantenimento delle tradizioni. E così facendo stiamo creando nel Sud delle oasi tecnologicamente avanzate. Un complesso di operazioni che va anche nella direzione della promozione di un turismo d'elite, sempre mantenendo personale locale, immettendovi la più avanzata tecnologia e soprattutto le conoscenze".

Storia/3 - Giacomo Mojoli (Slow Food): "L’enologia è la punta di diamante"Le regioni del Sud, anche quando producono bene, nell'immaginario collettivo non hanno certo quel riconoscimento anche internazionale che meriterebbero. E’ un pregiudizio duro a morire, troppo spesso dovuto alla scarsa conoscenza dei progressi fatti in questi decenni e dei risultati raggiunti da chi in quelle regioni opera con passione e grande professionalità. "Per rendere di maggior spessore l'immagine del Meridione italiano all'estero, il vino può essere uno strumento per una valorizzazione non soltanto delle produzioni vitivinicole ma per tutto il comparto agro alimentare di qualità". L'affermazione è di Giacomo Mojoli, vicepresidente internazionale di Slow Food, tra le massime organizzazioni del settore dei prodotti agro alimentari di qualità. "La scelta di investire nei vitigni del Sud - prosegue Mojoli - non è stata soltanto lungimirante, ma dovuta alla competitività dello stesso Sud del Paese. Vuoi per la qualità specifica dei suoi vitigni e delle singolari condizioni climatiche, vuoi per la forte personalità che il territorio determina nei vini". "Oggi, tuttavia, è necessario salvaguardarle la specificità dei vini del Sud e non incorrere nell'errore di volerli omologare alle tendenze internazionali. Ma valorizzare l'enologia - conclude Mojoli - deve anche voler dire legare la viticoltura alla valorizzazione dell'insieme dei prodotti dell'agricoltura di qualità. In cui l'enologia è certamente la punta di diamante".

STORIA/4 - Antinori è per la valorizzazione totale: "Qui la gente ha l’agricoltura nel sangue". Piero Antinori sta facendo del Sud la nuova frontiera, non solo del vino di qualità ma anche della tipicità dei prodotti. E la dimostrazione più significativa è l'interscambio di giovani operatori che avviene tra le tenute in Toscana e le due in Puglia da poco avviate. "Alcuni dei nostri seguono progetti specifici nelle aziende di Castel del Monte, 100 ettari in zona collinare nei pressi di Bari, e l'altra nel Comune di San Pietro in pieno Salento, 400 ettari in terreno pianeggiante. Mentre personale specializzato e di grande serietà, proveniente dalla Puglia, opera in Toscana per il reimpianto dei vigneti e nella preparazione dei terreni. La nostra scelta al Sud è calata sulla Puglia in quanto è una regione con tradizioni radicate, dove la gente ha l'agricoltura nel sangue. E i vitigni presenti danno la possibilità di creare grandi vini, quando precedentemente la qualità era piuttosto bassa e le uve venivano usate per i vermuth o vini tedeschi di poco conto. Le condizioni climatiche sono favorevoli, come d'altra parte le bellezze naturali dei luoghi. La storia, l'arte e la cucina costituiscono un mix che apporta valore aggiunto al prodotto". Antinori è proprietaria dei terreni "ma non escludiamo in futuro di stabilire accordi con produttori locali per una integrazione della produzione".

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