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Corriere Della Sera / Style

Quest’uomo ha 500 anni ... Tra l’oste che recita Dante e il macellaio che legge il funerale della bistecca, Piero Antinori fa il marchese. Apre le porte del suo palazzo alla gente e si rintana all’ultimo piano. Con il cane Tappo, figlio di Uva, naturalmente...
Cinquecento anni nella stessa casa. Mai un trasloco, troppa confusione. Mai uno scatolone con su scritto “fragile”. troppo plebeo. Cinquecento anni contemplando le solite mura imponenti, il medesimo loggiato, i magnifici camini che una sera dopo l’altra hanno illuminato lo stemma di famiglia e, più in alto, le tele dei grandi dell’arte antica. Cinquecento anni, mezzo millennio di vita italiana ed europea per raccontare la storia di un uomo e delle 26 generazioni che lo hanno preceduto.
Un signore, il marchese Piero Antinori, erede di una sequenza algebrica di Filippo, Giovanni, Niccolò, Tommaso, Alessandro e Lorenzo, che ogni giorno sale su un cuscino di velluto rosso, apre l’immensa finestra dello studio e lì, senza che nessuno gli ostacoli la visuale, ammira in libertà Firenze e il suo simbolo, la Cupola del Brunelleschi. La distanza perfetta: quei pochi metri che separano Palazzo Antinori, al numero 3 di piazza Antinori, dal Duomo e dai suoi capolavori.
Deve essere stata questa comunicazione in linea d’aria, di idee e proporzioni, ad aver suggerito al marchese Antinori, “produttore dell’anno” secondo l’ultimo Vinitaly, quel Rinascimento dei vini toscani, di cui il suo Tignanello è il capostipite e promotore. E che vino e Rinascimento, piacere e misura, eleganza ed estro, si siano mescolati ad arte in questa dimora lo si capisce fin dalle mura esterne e dalla finestrella aperta sul vicolo del Trebbio. Una piccola fessura, quanto basta per introdurre il denaro e ricevere in cambio una bottiglia di vino, prodotta nei vigneti della casata. Così dal 1385, anno in cui Giovanni Antinori s’iscrisse come apprendista alla corporazione Arte dei Vinattieri. E così dal 1506, da quando il palazzo, costruito nel 1461 dal celebre architetto Giuliano da Maiano per Bono Boni e lasciato incompiuto per mancanza di fondi, venne acquistato da Niccolò Antinori per quattro mila fiorini. Mediatore, nell’affare, un amico di famiglia: Lorenzo il Magnifico. Cinque secoli dopo, con la stessa consumata naturalezza e vicinanza ai vertici della storia, Piero Antinori, in completo verde salvia attraversato da sottili fili di ruggine, apre la porta del suo studio, al primo piano del palazzo, là dove suo padre, il quarto Niccolò della casata, studiava e lavorava.
Punto di incontro tra due generazioni, che si sono amate tanto, è il tavolo seicentesco, lungo cinque passi e largo due. Un tavolo “da passeggio”, per meditare e camminarci intorno. Un piano per ospitare molte foto, e accanto al ritratto della moglie, la principessa Francesca Boncompagni Ludovisi, e delle tre figlie, Albiera, Allegra e Alessia, tutte impegnate nell’attività di famiglia, spicca una bellissima istantanea degli anni Cinquanta: padre e figlio insieme, Piero e Niccolò, in una gita “tra uomini” in Val d’Aosta. Solo loro due, una tenda e una moto, la storica Motom.
A riportare ai piani alti l’atmosfera è un’immensa tela di Tintoretto (La famiglia Pellegrino di ritorno dalla caccia) che sovrasta la biblioteca e i volumi del Boccaccio, di Niccolò Machiavelli e Giorgio Vasari e, accanto a loro, meravigliosamente inutile, si fa notare un libro dedicato al “biglietto da visita italiano”. Quindi, la sezione Dante Alighieri, ovviamente. Meno prevedibile, la lettura dantesca che Piero Antinori, socio dell’Accademia della Crusca, come il suo antenato Sebastiano detto il Grattugiato nell’anno 1583, ama ascoltare in diretta dalla voce di Alvaro Parenti, proprietario del ristorante La Padellina, nel Chianti.
“Oppure vado a Panzano” riprende il marchese “e lì a stupirmi, tra un taglio di carne e l’altro, è Dario Cecchini, straordinario macellaio, che recita a memoria tutta la Divina commedia. Sì, proprio lui, colui che in anni difficili ha celebrato il funerale all’amatissima bistecca di chianina”. E forse è quest’apertura oltre palazzo e città, nella bellezza della campagna toscana, a riscaldare l’aria e a portare l’attenzione all’attualità del ventesimo secolo. Quello che vide Cecil Beaton, elegantissimo fotografo inglese, già intimo della Casa Reale, scattare due ritratti alle zie del marchese, Franca Antinori e Cora Antinori Caetani, protagonista negli anni Trenta della vita mondana internazionale.
Pochi tavolini più in là, nel salotto di rappresentanza, accanto a un vaso di anemoni di stoffa, c’è un sasso dipinto con l’effigie di famiglia. Per ammirare, invece, lo stemma autentico, realizzato in ceramica invetriata dalla scuola dei Della Robbia, bisogna scendere al piano terra, nel cortile su cui si apre la “Cantinetta Antinori”.
Per scoprire dove oggi la famiglia pranza e cena in assoluta privacy, nel bianco antico di un servizio di Richard Ginori, bisogna riprendere le scale.
Quindi contare le radici, i rami, le foglie di un albero genealogico affrescato sulla parete d’ingresso al piano nobile e di realizzare che la storia inizia nel 1180 con Rinuccio di Antinori. Ancora qualche gradino e appare una collezione di porcellane; poi, lasciando alle spalle i soffitti da otto metri, si arriva al secondo piano, in mansarda: l’abitazione privata, più intima, tra tende fonte e una moquette chiarissima.
Su ogni superficie, quasi senza lasciare spazio ad altre presenze, sono, di nuovo, le immagini dei parenti. Di una famiglia discretissima, che per le vacanze, tutti insieme, figlie, generi e nipoti, si ritira nella spettacolare tenuta di Bolgheri. Tempo di caccia e di cavalcare, di boschi, giardini e vigneti.
Spetta alle vedute settecentesche di Firenze, appese nel piccolo salotto, il compito di riportare i proprietari in città, comodamente seduti su divani azzurri là dove le pareti sono gialle e, una camera dopo, su divani gialli e pareti azzurre. Un cuscino, ricamato a piccolo punto, spicca tra gli altri e ricorda: “If you obey all the rules, you miss all the fun” (se rispetti tutte le regole, perdi il divertimento). Lo sa bene il cane, un bassotto, che corre e posa con la nobiltà degna del suo rango e dei suoi antenati. Questa generazione, la ventiseiesima, si chiama Tappo. La precedente, Uva.

5 passioni di Piero Antinori...
Buccia di rospo - I migliori, secondo il gusto Antinori, sono quelli della Fattoria Corzano e Paterno. località San Pancrazio. via Paterno 10 (tel. 055 8248179). Parliamo dei favolosi formaggi toscani: dal classico pecorino ai più fantasiosi Buccia di rospo, Marzolino, Ruota del re ed Erbolino.
Nel mezzo del cammin - Zona Chianti. Panzano, via XX Luglio 11. si apre la macelleria di Dario Cecchini, nume tutelare della chianina e della metrica dantesca. Da provare, i piattini del vicino ristorante Solociccia. con degustazioni (dal gioved’i al sabato).
Buon appetito - Segnalato dalla Guida Espresso, per i cultori dell’alta gastronomia è d’obbligo un salto alla Cantinetta Antinori (a Palazzo. tel. 055 292234). I vini della nobile casata si accompagnano ai piatti della tradizione toscana, come i crostini preparati con i fegatini o i funghi.
Cravatte à go go - Ovviamente Ferragamo, Hermès e Marinella. Non possono mancare queste firme al collo di Antinori. “Però, anche a Parigi mi capita di trovare cravatte bellissime scegliendo tra le bancarelle, fuori dalle Galeries Lafayette”.
Una città ai piedi - Nella capitale di Francia ci sono le scarpe preferite dal marchese. Da Finsbury (www.finsbury-shoes.com): morbidezza francese più stile britannico. E a unire i due paesi, i nomi in catalogo (Prestige, Richelieux, Derby e Casual).

Se mezzo millennio vi sembra poco...
Una mostra particolare per festeggiare i cinquecento anni di storia e dì vita di Palazzo Antinori. Dal 1506 dimora e “quartier generale” della nobile stirpe. E, ancora, una delle più monumentali residenze aristocratiche di Firenze.
Per l’occasione, dall’11 maggio al 13 luglio nella corte al n. 3 di piazza Antinori, saranno esposte 21 opere di artisti contemporanei (20 pittori e uno scultore) dedicato all’arte del vino, Titolo: Per Bacco. Che basta a spiegare qual è e qual è stata fin dal XII secolo, l’attività della famiglia. Seconda celebrazione: un volume, scritto con orgoglio da Piero Antinori e pubblicato da Alinari, dedicato, appunto, alla dimora e al casato, In vendita a 60 euro. Per informazioni: tel. 055 23595.

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