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Corriere Della Sera / Style

Vendo dunque cono ... In sette anni hanno aperto 48 negozi. Facevano tutt’altro. Uno con i vini, il socio con la finanza. Poi si sono buttati sul gelato e l’hanno trasformato in business mondiale. Come? Cercando ingredienti rari ed eco. E facendolo pagare il doppio... Spesso le idee vincenti nascono per caso. Poi, devono avere le gambe su cui camminare. Qui parliamo, banalmente, di gelato. Quello che, stima la Coldiretti, nel corso dell’anno, ci farà spendere quasi due miliardi di euro nelle oltre 36 mila gelaterie artigiane sparse in Italia. Internazionale con l’anima antica: è un prodotto che gira il mondo ed è come se fosse fatto (ovviamente con materie prime eccelse) pochi minuti prima di gustarlo. In questa storia ci sono quattro gambe, due cervelli. Molto fini. È anche la storia di un’amicizia che ha reso possibile “Grom”, il pianeta “freddo”, a base di frutta, creme, sorbetti, granite. Una squisitezza. L’avventura comincia sette anni fa; oggi Guido Martinetti, 35 anni, e Federico Grom, 37, sono arrivati al traguardo di 48 negozi aperti (molti, a tappeto, nel Belpaese, uno a Tokyo, tre a New York, uno a Malibu), 400 dipendenti, 12 milioni di euro di fatturato. Eccoli, i due amici, a raccontare, divertendosi, chi sono e cosa hanno combinato di buono. Cominciando dal nulla, misurandosi con la fatica fisica di produrre gelato a tempo pieno (“dopo due mesi eravamo sfiniti”), per avviare la macchina e quindi lanciarla sulla strada del successo. Entrambi sono figli d’arte, pur non in senso stretto. Il padre di Martinetti è Franco, ex pubblicitario, che da anni si dedica alla viticoltura, producendo ottime bottiglie. “Mi ha trasmesso il gusto dell’edonismo enogastronomico, l’educazione al piacere, alle curiosità che arricchiscono la vita” confida Guido. Il quale, dopo la laurea in Agraria, ha fatto esperienze nel settore. Per dirne una: degustatore nelle prestigiose cave di Château Margaux...

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