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Corriere Della Sera

Picaeri - E l’astemio De Amicis scoprì le virtù della bottiglia: l’autore di «Cuore» intervenne nel 1890 ad un convegno scientifico sul vino. Il suo discorso viene ora pubblicato da una piccola casa editrice ... Uno degli effetti più ameni che il vino produce sui bevitori si poteva vedere, secondo Edmondo De Amicis, negli uomini che amano «il vino amoroso». Persone normalmente severe e morigerate si trasformavano, dopo qualche bicchiere di troppo, in cicisbei pronti a cadere in deliquio al solo frusciare di vesti femminili sfiorate per strada. In soggetti di questo tipo, sosteneva l’autore di Cuore , l’ebbrezza produceva la visione di una specie di «paradiso islamitico», in cui si vedevano circondati da splendide odalische pronte ad appagarli con ogni sorta di voluttà. «Gli occhi loro nuotano nella dolcezza, la bocca piglia gli atteggiamenti vezzosi e il loro linguaggio è tutto improntato ad intonazioni languide, reticenze vanitose e piccoli motti a doppio senso... Non c’è nulla di più comico che veder spuntare a poco a poco, per effetto del vino, qualche volta sotto l’apparenza d’un uomo abitualmente austero, questa piccola effigie nascosta di Don Giovanni ringalluzzito, che s’era lontanissimi dal sospettare». Questa è solo una delle tipologie del bevitore individuate da De Amicis (che peraltro pare fosse astemio) in un convegno sul vino da lui stesso organizzato a Torino nel 1890. Durante quelle «undici conferenze pubbliche intorno al vino», i relatori, autorevolissimi cattedratici fra cui il poeta e critico letterario Arturo Graf, il padre dell’antropologia criminale Cesare Lombroso, i professori Bizozzero, Lessona, Giocosa, appartenenti ai più diversi campi del sapere umano, dalla psichiatria alla chimica, dall’economia alla botanica e alla letteratura, trasformatisi per l’occasione in altrettanti Raspelli dell’epoca, discussero degli effetti del vino sulla società, sui singoli individui, sull’immaginazione e sul sentimento. Da parte sua, Edmondo De Amicis affrontò l’argomento in chiave psicologica; il suo intervento è stato ora pubblicato in un libricino, intitolato Il vino , dell’editrice romana Robin. Nella sua arguta casistica, lo scrittore passa a demolire uno dei più triti luoghi comuni, quello secondo il quale bere alcolici accenderebbe la creatività letteraria. Sarà anche vero, come dicono alcuni, che «il vino è il cavallo del poeta». Può anche darsi, proseguiva De Amicis, che la fantasia infiammata produca versi in abbondanza: ma come la mettiamo con la qualità? A questo proposito, citava l’esempio di Alfred de Musset: lo scrittore simbolo del romanticismo francese era un noto amante dei piaceri della bottiglia. Un giorno, a un tale che gli chiese perché cercasse la poesia nel vino, rispose indispettito: «Non vi cerco la poesia, vi cerco la pace».

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