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Corriere Della Sera

Dal Perella al Corbec: ecco le bottiglie d’autore ... Vitigni autoctoni, vendemmie tardive, tecniche basate sulla crio-macerazione, uvaggi vecchi e nuovi: una selezione di quanto si può trovare di meglio girando fra gli stand della Fiera ...

Al Vinitaly in cerca di vini tutt’affatto nuovi. Il Piediferro di Villa Telina di Agliano, a base di uve barbera, nebbiolo e uvalino (l’uvalino è stato pigiato, all’antica, coi piedi). Il Refosco Poggio dei Roveri 1999 e lo Juti Tocai Tardivo 2001 i due vitigni sono esemplari quanto a italianità di Lucia Palladin in Annone Veneto, una delle donne del vino, belle e vibranti. Ancora senza nome il blend Barbera e Merlot di Cassine della Tenuta Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy in Barbaresco. L’ Aglianico del Vùlture 2001 ... Un mese fa Vito Paternoster di Barile, mi vide affascinato, invaso dai profumi accanto a quel carato: mi ha detto: «Di questo Aglianico Vendemmia Tardiva 2001 , te ne porterò un campione al Vinitaly. Attento! Solo per te». Il Crosara Merlot 2000 ... Fausto Maculan di Breganze. Il lotto contrassegnato come R060 ad ogni degustazione e per ogni degustatore primeggiava. Sono andato a vedere da dove veniva l’uva. Dalle località Campanelle e Santo Stefano. Un incrocio di strade, congiunge i due vigneti e incrocio in dialetto veneto si dice crosara. Il Torre Testa Salento Rosso 2001 a base di uva susumaniello (un vitigno autoctono da brividi) delle Tenute Rubino di Brindisi. Il Pinot Nero Villa di Bagnolo 2001 - 1.500 borgognotte, di una vigna recentemente piantata con un clone venuto dalla Borgogna - dei Marchesi Pancrazi in Calenzano. La Barbera d’Alba Rocca delle Marasche 2000 , raccolta tardiva del vigneto Bramè di Castellinaldo (il suo produttore Antonio Deltetto di Canale, lo ha chiamato Rocca delle Marasche perché nella parte alta, prima di impiantare il vigneto c’erano alcuni ciliegi selvatici). Il Franciacorta Extra Brut 1998 di Riccardo Ricci Curbastro in Capriolo (non è uno Spumante tutt'affatto nuovo; lo voglio però degustare, dacché ne è stata cambiata la cuvée; ora, 50% chardonnay e 50% pinot nero). Il Ronchigliano 2000 a base di uve grasparossa, barbera e merlot, della Tenuta Pederzana in Castelvetro di Modena. Sandro Boscaini, proprietario psichedelico della Masi di Gargagnago, di vini tutt’affatto nuovi ne presenta due. Uno argentino e uno veneto. L’impianto di corvina nell’area di Mendoza e la vinificazione combinata con malbec attuata con il metodo di appassimento ha dato il Corbec (a onor del vero c’è anche il Paso Doble ; bellissimo il nome, non mi convince la sua vinificazione: malbec e merlot su corvina appassita); e il Grandarella , un supervenetian - afferma Sandro - autorevole e complesso, di grande carattere (nasce da un’interpretazione dei valori del refosco, accoppiato a corvina e carmenere). Cercherò - in fiera, dico - Peter Dipoli, massimo tra gli esperti altoatesini, per quel vino, non suo, drittissimo, che mi ha fatto assaggiare in un delizioso agriturismo, Panholzerhof, condotto da Marianne e Luis Andrergassen, sul lago di Caldaro: si chiama Keil (si legge proprio come il cognome, Khail, di Pino, colui che mi si contrappone per le priorità enoiche). Il Perella 2001 , pur lui nuovissimo, se non altro per i modi - vendemmia in surmaturazione e macerazione a bassa temperatura, quattro giorni - di cui Bruno De Conciliis, patron appassionato, in Prignano Cilento, dice: «E’ un vino nervoso, al momento molto aggressivo, forse brusco, ma portatore sano di grazia, eleganza e dignitosa compostezza». Il Rosso Barchetta di Giorgio Schon, tanto nomini, prodotto in Colle Manora di Quargnento con uva barbera in purezza; solo in magnum è destinato ai clienti della rossa Ferrari. L ’Enantio 2000 elevato in piccoli fusti di rovere francese, di Leonello Letrari in Rovereto; il vignaiolo, uno dei migliori d’Italia tutta, ha fatto una scelta coraggiosa, rilancia il vitigno autoctono della Terra dei Forti. I Timorasso del Tortonese, di cui Walter Massa di Monleale, un vero e proprio condottiero, ha promesso massiccia presenza: tutti quelli dei buoni produttori (quindi anche, oltre il Timorasso, il Suciaya Dolcetto , elevato in carati, della Colombera). Il 21 marzo Claudio Gori, uno degli enologi principi, ha presentato in Montalcino tutta una serie di nuovi Sangiovese ottenuti con tecniche riformiste basate sulla crio-macerazione (ne scriverò a lungo sul mio EV; assaggiali in Verona negli spazi dei Barbi Colombini, di Cecchi e di Massanera). Last... non so se riuscirò ad assaggiarli tutti questi cru citati, se capito prima nello spazio di Pino Ratto, è possibile ch’io mi fermi ore millanta per il suo Dolcetto di Ovada Bricco di Trionzo 2000 . Lo propone, in onore di Giuseppe Poggio, già vignaiolo eccelso in Roccagrimalda, ora tra gli dei; ha raccolto le uva del bricco dal difficile nome Trionzo, come si colgono i fiori per le ragazze. Ti confesso: ne ho rubato - col cosiddetto lader - un bicchiere alla botte. Mai, dico mai, un vino mi ha avvolto con così autorevole grazia e vinosa consistenza.

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