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Corriere Della Sera

Agrodolce - La cantina di Leverano e quell’incantevole Primitivo del Salento ... Alcuni giorni fa una coppia di pitbull ha trucidato due «miei» vignaioli in località Massiria del comune di San Pietro Vernòtico. Il fatto ha gettato tutti nello sgomento. E me, di più. Quei luoghi li ho visitati a mezzo degli anni ’50, per il mio primo libro «I Vini d’Italia». Potrei averli visti, ragazzini, giocare tra i filari delle vigne. I corpi straziati, giacevano, distanti due o trecento metri, ai piedi degli alberelli. Alberelli? Così si dicono le viti a basso fusto con potatura corta. Pressoché tutta la Puglia, a quei tempi aveva questo sistema di coltura elettivo, capace di dare uva di qualità strepitosa (molti degli alberelli sono stati sostituiti con impianti a forma espansa da enotecnici inqualificabili). Ricordo, come fosse ora, gli assaggi di Aleatico e di Negroamaro, proprio in quel comune brindisino, San Pietro Vernòtico. Ne scrissi. Chi avesse - fortunatissimo - quella prima edizione, 1959, legga a pagina 345. Quasi a fugare i tanti motivi di rabbia, persistenti proprio come un gran vino, mi arriva la bottiglia di Primitivo del Salento 1999, prodotto dalla Cantina Sociale Cooperativa di Leverano (tel. 0832/925053). Un comune neppure troppo distante, in provincia - non di Brindisi - di Lecce. Il primitivo è un vitigno - per cui qui lo scrivo minuscolo - d’incerta origine. Io sto con quella indicata da Attilio Scienza: dovrebbe venire dall’attuale Dalmazia, importato in Puglia, più di duemila anni fa, dagli Illiri, popolo dell’antica regione montuosa, l’Illiria, affacciata sull’Adriatico orientale, a nord dell’Epiro (avvalora questa tesi il vitigno croato plovac mali, simile, sia per l’uva, sia per il vino). Attilio non sottolinea le differenze tra il Primitivo di Gioia e quello di Manduria. Io tenderei a farle. Non dalle uve, che non riconoscerei, dagli assaggi dei rispettivi vini, proprio in Gioia del Colle e in Manduria.
Bevo la bottiglia di Primitivo - qui maiuscolo - della Cantina. M’incanta. Sì, m’incanta. Rispetta in tutto e per tutto ciò che è scritto nella retroetichetta: «Vino ottenuto da uve primitivo, raccolte ben mature nei vigneti allevati ad alberello nell’agro di Leverano, zona di antica tradizione vitivinicola. Di colore rosso rubino intenso, ha un profumo ampio e persistente, con percepibili sentori di prugna e ciliegia; sapore asciutto, caldo, equilibrato. Ottimo per accompagnare arrosti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati». Sai quanto costa, amico lettor mio, amica mia paritaria? 3,10 euro. Incredibile ma vero.

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