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Corriere Della Sera

Rinascono anche le viti citate da Plinio il Vecchio: dal Pallagrello al Casavecchia, la Campania punta sugli autoctoni con secoli di storia ... Studiare il passato per innovare il futuro. E' la nuova strategia delle aziende vinicole di punta italiane che cercano di «smarcarsi» dall' omologazione e banalizzazione imposte dall' uso indiscriminato dei cosiddetti vitigni internazionali, vale a dire Cabernet e Chardonnay. E' una strada che passa attraverso la riscoperta e la valorizzazione degli antichi vitigni italiani. E questo rinnovamento enologico vede come protagonista la vitivinicoltura campana. Il perché lo spiega il professor Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura all' Università di Milano e autore del libro «Vini e vitigni della Campania, tremila anni di storia», pubblicato dalla Camera di Commercio di Napoli. «La Campania - dice - è stata l' antica terra di confine viticola di 2.500 anni fa, dove si sono contrapposte la viticoltura greca ed etrusca. I greci importarono vitigni dal Medio Oriente, come il Greco e il Fiano. Gli etruschi addomesticarono la Vitis Silvestris da cui discendono l' Asprino o la Falanghina. I vitigni internazionali sono ottimi ma non hanno variabilità; i vitigni autoctoni, invece, sono molto più variegati e rappresentano l' autentica e irripetibile espressione di un territorio». Ora Scienza annuncia: «Recenti studi hanno portato alla scoperta nell' azienda agricola Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico, provincia di Avellino, delle ultime tre viti, vecchie di 3 secoli, della varietà Siris o Sirica, citata da Plinio il Vecchio. Un vitigno che presumibilmente arriva dal Metaponto. Così come il Pedirosso o "Per e Palummo", che prende il nome dal rachide rosso, simile a una zampa di piccione, potrebbe essere la colombina. Sempre citata da Plinio il Vecchio». Ci sono anche altri vitigni antichi sorprendenti, come il Casavecchia e il Pallagrello che ha dato ottimi risultati nella Terra di Lavoro in provincia di Aversa. Mentre dalla casa d' Ambria d' Ischia arriva il Kime, ottenuto da vitigni greci prelevati nell' Eubea, la terra dalla quale provenirono i primi coloni giunti nell' isola campana. Un vino dai profumi inediti di flora mediterranea, sapido e morbido allo stesso tempo. Antico ma molto moderno.

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