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Corriere Della Sera

Siccità, vendemmia anticipata. In pericolo anche i grandi vini. Alcuni vigneti già atrofizzati, ma con un clima simile nel 1997 ci fu una grande annata ... “Non gridate aiuto. Chè sennò porta male. Ma se non piove presto la vendemmia sarà a rischio”. Alza gli occhi al cielo terso Franco Rovero, dall’omonima azienda vinicola nell’Astigiano. Poi si corregge: “Però non si può ancora dire come andrà”. Eppure l’Unione Italiana Vini è più drastica: “Se nulla è ancora compromesso - spiega Ezio Rivella, presidente dell’Uiv, che somma l’80% delle realtà vitivinicole italiane - è pur vero che perdurando la siccità il 50% dell’uva prodota potrebbe risultare di qualità scadente”. Dal Piemonte alla Toscana il clima di queste ultime settimane comincia a preoccupare i viticoltori. Il rischio non è generalizzato: varia da zona a zona a seconda che le viti crescano su terreni argillosi (trattengono bene l’acqua), oppure sabbiosi, ghiaiosi, vulcanici (che più risentono della siccità). Così la mappa dei possibili danni ai vigneti è “a macchia di leopardo”. Se nel fondovalle astigiano i bianchi - Riesling italico e Sauvugnon - stanno maturando bene, fra Nizza Monferrato e Costigliole d’Asti i vignaioli attendono con ansia che la Regione autorizzi l’irrigazione di soccorso. Perché il nodo del problema è che, per gran parte delle Doc italiane, specie le più antiche, la legge vieta di irrigare per impedirne la sovraproduzione. “E’ un momento molto a rischio - nota Giuseppe Bologna, enologo di Braida, nel territorio della Barbera d’Asti - certe viti si stanno già atrofizzando”. La vendemmia sarà anticipata di almeno 10 giorni in Piemonte e Veneto, ma “le piogge d’agosto potrebbero salvare il prodotto e, anzi, darci magari una grande annata”, interviene Giacomo Conterno, gran produttore di Barolo, da Monforte d’Alba. Concorda Rivella: “I Barolo, i Barbaresco, i grandi Barbera a rischio oggi potrebbero salvarsi. Ma se non dovesse piovere entro fine luglio sarà un disastro: qui come in Toscana, vedremmo compromesse le vendemmie di qualità”, anche perché soltanto il 30% delle aziende è dotato di impianti di irrigazione. Lo sanno bene nel Veronese, dove i produttori di Valpolicella e Amarone (“già a secco”, dice Rivella) han cominciato a noleggiare autobotti. Ad Ovest, sui pendii morenici del Lago d’Iseo, il Consorzio Franciacorta ha chiesto l’autorizzazione alla vendemmia anticipata. “Non siamo in crisi idrica - spiega Riccardo Curbastro, della storica cantina di Capriolo - ma se non piove per un’altra settimana, la vite potrebbe smettere di lavorare”. Così, proprio mentre in molte zone è in corso l’ “invaiatura” (delicata fase durante la quale gli acini passano dal verde al colore della maturazione, n.d.r.), i vignaioli sono “sospesi di fronte a due ipotesi meteo - interviene Franco Maria Ricci, direttore di Duemilavini, la guida dei sommelier - Piogge torrenziali e grandinate comprometterebbero irrimediabilmente gran parte del raccolto. Se invece ci saranno la giusta pioggia e il giusto sole per la maturazione, si rischia la migliore vendemmia del secolo”. Non sono in pochi a sperarlo, considerando anche che un clima simile a questo contraddistinse la grande annata del 1997. “Non nascondiamoci però -interviene Riccardo Cotarella, stimato wine maker consulente di cinque aziende in Piemonte e di Volpe Pasini in Friuli - che almeno i vini bianchi aromatici denunceranno una stagione difficile”. “Ci sono casi limite - nota Carlo De Biasi, agronomo di Zonin, 11 aziende in 7 regioni - anche sulle alte colline del Collio friulano e verso Soave e Gambellara in Veneto”. Nel Vicentino il prefetto ha autorizzato la vendemmia anticipata dal 1 agosto. E perfino i grandi rossi di Toscana sono a rischio. “E’ vero, ci sono zone dove la siccità e l’impossibilità di irrigare (per legge o per mancanza di impianti) creeranno problemi se non piove entro 15 giorni - ammette Claudio Pontremolesi, responsabile agronomico di Antinori - Giovedì sono apparsi i primi indizi di stress idrico in alcune piante. Dal 2002 il disciplinare del Chianti Classico consente l’irrigazione di soccorso. Ma nelle doc Nobile di Montepulciano, Morellino di Scansano e Brunello di Montalcino la pratica è vietata. Potremmo avere danni rilevanti. Per questo stiamo con le dita incrociate e gli occhi al cielo: a metà settimana prossima è prevista una piccola perturbazione. Speriamo bene”.

L’esperto

“L’unica soluzione è sacrificare alcuni grappoli e puntare sulla qualità” ...

“La situazione è preoccupante, ma non grave. Bisogna vedere quando tornerà la pioggia. Quest’anno oltre alla gestione del vigneto in emergenza bisogna prepararsi a vinificare le uve della prossima vendemmia, cosa non facile”. A parlare è Leonardo Valenti, professore di Viticoltura al dipartimento di Coltivazioni arboree dell’università di Milano. Cosa fare per far fronte alla siccità? “La via d’uscita è la qualità. Se non si può irrigare occorre sacrificare, diradare, eliminare alcuni grappoli, per dare sollievo alla pianta. L’effetto è lo stesso di un’abbondante irrigazione”. Questo caldo può avere conseguenze sulla qualità del vino? “Certamente. La vite sotto stress idrico rallenta il metabolismo. Ci sono alcuni vitigni più sensibili di altri. Il Sangiovese in Toscana è molto sensibile alla siccità può produrre un vino che tende a divenire aranciato in tempi brevi. Anche il Barbera e il Nebbiolo possono risentire di una siccità prolungata. Nelle uve bianche, invece, il caldo fa “bruciare” le sostanze aromatiche responsabili dei profumi fragranti”. Cosa sarà necessario fare,adesso, in vendemmia e in cantina? “La vendemmia sarà anticipata anche di 15 giorni. Con questo caldo, per i vini bianchi bisogna anticipare la raccolta per guadagnare in fragranza. Le uve bianche andranno fermentate con la tecnologia del freddo, quella che compie tutte le fasi di vinificazione con temperatura controllata, per salvaguardare la componente aromatica. Mentre le uve rosse saranno ricche di gradazioni zuccherine, e quindi di alcol, ma anche di tannini con poco colore. Allora bisognerà ridurre i timpi di macerazione”. Sarà un’annata in tono minore? “Potrebbe esserci una produzione inferiore del 10/15 per cento, con vini meno equilibrati e meno longevi”.

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