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Allegrini 2018

Corriere Della Sera

Il vino che verrà: poco ma buono. E' l'anno del rosso ... Come dice un vecchio adagio, la migliore vendemmia è sempre l’ultima. Ma quest’anno siamo davvero in presenza di una vendemmia storica. Nel senso che non se ne è mai vista una così precoce a memoria d’uomo, e che con ogni probabilità sarà la più scarsa del secolo, con un calo che dovrebbe attestarsi intorno al 20%. Più difficile la previsione riguardo alla qualità, che sarà diversa da zona a zona: partendo da un buon generalizzato, ci saranno alcuni territori che si distingueranno per vini molto buoni, e pochi per un vino eccezionale. Insomma - salvo eccezioni - non sarà la vendemmia del secolo. La siccità non ha giovato alla vite, che in molti luoghi (dove non sono arrivate piogge o irrigazioni) ha sofferto molto, andando in stress. Quindi si potranno avere sì vini ricchi e alcolici, ma un poco squilibrati. Rischiano maggiormente i bianchi che hanno acidità più basse e un patrimonio aromatico (responsabile dei profumi) bruciato dal caldo. Potrebbe essere meglio per i rossi, che saranno molto concentrati e piuttosto tannici. Il dato positivo è che ovunque le uve sono sane perché grazie alla siccità si sono fatti meno trattamenti antiparassitari. Hans Terzer , Kellermeister della cantina di San Michele Appiano, evidenzia il problema: «In Alto Adige è un’annata difficile da interpretare, soprattutto per i bianchi, con sovramaturazione delle uve, acidità basse, rese contenute. Va meglio per i rossi. Vini migliori verranno dalle zone più alte e fresche. Ma la differenza la faranno gli enologi che sapranno affrontare situazioni estreme». Buone nuove dalle Langhe, in Piemonte, dove si fanno Barolo e Barbaresco. Luca Currado della Vietti di Castiglione Falletto spiega: «Il Nebiolo ha un acino più piccolo e ha sofferto meno del Barbera. Chi ha saputo diradare e ridurre la produzione è stato premiato. Paradossalmente hanno sofferto di più il caldo i vigneti sui bricchi più in alto. In ogni caso aspettiamo un’annata davvero molto buona. Il rischio è quello della grandine, che in alcune zone ha già falcidiato il raccolto. Altrimenti saremo molto soddisfatti». Beppe Bologna di Braida di Rocchetta Tanaro (Asti) ha già terminato la raccolta. Sarà una buona vendemmia per i bianchi, ma anche per il Moscato d’Asti e per alcuni rossi normali. Il Brachetto d’Acqui, che ha reso solo il 50%, è comunque valido. C’è molto ottimismo per la Barbera: «La maturazione è precoce ma ottimale, e per di più l’acidità - che è il principale problema di questo vino - si è ridotta. Ci sono le condizioni per un’annata memorabile. Di contro la resa è molto bassa, dal 30 al 40% in meno, anche se potrebbe non essere un grande problema dal momento che molti in Piemonte hanno le cantine piene di vino delle annate precedenti». Il problema più importante è stato l’anticipo della raccolta, come dice Maurizio Zanella di Ca’ del Bosco, uno dei leader della Franciacorta. «Fortunatamente abbiamo costantemente monitorato i vigneti e già a fine luglio ci siamo accorti che le uve per la base del Franciacorta erano già mature. Così abbiamo iniziato a vendemmiare il 5 di agosto. Mai visto. Chi ha aspettato anche solo dieci giorni farà sì spumanti ricchi, tuttavia risulteranno meno interessanti e variegati. I bianchi sono già tutti raccolti, così come il Pinot nero. C’è una certa contrazione di prodotto, ma non dovrebbe superare il 10%». In Valpolicella, dove la vite è stata beneficiata da piogge provvidenziali, si comincia ora una vendemmia nettamente anticipata che, secondo Franco Allegrini dell’omonima azienda agricola di Fumane, si preannuncia molto buona, se non di più. Con gradazioni alcoliche sostenute e ottime prospettive per la produzione di Amarone. Pochi chilometri più in là, nella zona dei bianchi di Soave, Roberto Anselmi si dimostra molto soddisfatto della vendemmia: «Ottima qualità, soprattutto per chi ha prodotto poca uva per pianta. Chi ha esagerato, alla fine ha raccolto uve squilibrate. La quantità mi sembra appena sotto la media. Per il giudizio sulla validità del prodotto bisogna aspettare la fine delle fermentazioni. C’è solo qualche preoccupazione per l’intensità dei profumi». Spostandosi verso est nel Collio, il territorio dei migliori vini bianchi d’Italia, Marco Felluga, presidente del Consorzio del Collio, non nasconde invece le sue preoccupazioni per la quantità: «La vendemmia dei bianchi è finita, il calo produttivo c’è. Le cantine sono vuote, c’è stata una corsa all’accaparramento, con conseguente incremento dei prezzi della materia prima, che non dobbiamo però riversare sul vino in bottiglia. La qualità sarà senz’altro più che buona, anche se dovrà fare i conti con acidità più basse e aromi meno intensi». Variegata la situazione dell’Italia centrale. Non è ancora finita la vendemmia del Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma ci si aspetta una vendemmia valida. Sarà l’annata del Montepulciano d’Abruzzo, che è maturato bene grazie a piogge ben distribuite e non ha sofferto il caldo. Più problematica la situazione in Toscana. Bene per varietà internazionali, quali il Cabernet Sauvignon, che hanno dimostrato di tenere bene il caldo, come conferma Niccolò Incisa della Rocchetta che produce il Sassicaia a Bolgheri. «Ci sarà un calo del 20%, ma confidiamo in un’ottima annata». Più fluida la situazione del Sangiovese (con il quale si producono il Chianti, il Brunello di Montalcino e il Nobile di Montepulciano) che ha molto sofferto il caldo. Stefano Chioccioli , enologo tra i più esperti di questo vitigno, si dice però fiducioso. «La situazione è a macchia di leopardo, occorrerà fare molta attenzione nel diversificare la raccolta vigneto per vigneto. Il Sangiovese è un vitigno tardivo e per fare un’ottima raccolta ci vorrebbe ora una bella pioggia. Certamente i risultati migliori si otterranno dalle vecchie viti e dai vigneti piantati su terreni più profondi come il galestro del Chianti Classico. Certamente sarà un’annata scarsa: mancherà il 20-25% del prodotto e anche di più in alcune zone». Più interessante il quadro al Sud, dove la vite da secoli è acclimatata al gran caldo. Nel Vulture, grazie a piogge ben distribuite, si prospetta un’ottima annata per l’Aglianico. In Puglia, come conferma Serafino Garofano , il più famoso enologo della regione, «c’è un calo che arriva fino al 40% per il primitivo e al 20% per il Negraoamaro, ma l’annata è davvero notevole. Contrariamente a quanto ci si immagina, la vite ha sofferto meno degli altri anni, e siamo molto fiduciosi». Per la Sicilia, si prospetta un anno d’oro. «È un’annata davvero eccezionale. Soprattutto a Pantelleria». Non ha mezze misure Marco de Bartoli , produttore «pasdaran» del Marsala, ma con vigna anche a Pantelleria. «Qui l’annata agronomica è stata perfetta: inverni freddi, buona quantità di pioggia, estate calda ma ventilata, raccolta solo leggermente anticipata. Ora stiamo essiccando le uve sotto il sole di agosto, il migliore. Annata stra-ordi-na-ria , spero di poterne rivedere un’altra così nella mia vita. Per il resto della Sicilia sarà un’ottima annata, soprattutto per chi avrà saputo fare delle selezioni. Lucina Biondo , agronomo di Cottanera sull’Etna: «Stiamo facendo una vendemmia "a zona" per differenziare le uve migliori, quelle turgide, da quelle sovramature e torrefatte. La produzione sarà leggermente inferiore alla media».

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