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Corriere Della Sera

«Toscana, il turismo ha stravolto il panorama». Famosa scrittrice inglese rimpiange i paesaggi: ulivi abbandonati, il frumento è scomparso ... Povera Toscana mia, dove sei finita? Dove sono i tuoi «enormi golfi d’aria cristallina», gli «stretti terrazzamenti che erano una sommossa di gambi di frumento verdazzurro, di papaveri rosso sangue, di granturco color oltremare»? Oggi, povera mia Toscana, «le terrazze crollano, i rovi ingolfano i boschi, gli alveari sono vuoti, e pure le colombaie». Non bastasse, «il gelo ha ucciso molti degli ulivi, e la mancanza di manodopera fa sì che quelli che restano siano sradicati». E’ colpa della modernità, perché ormai «il turismo rimpiazza l’agricoltura di sussistenza» e così si perde «il paesaggio creato dall’uomo che era un’opera d’arte collettiva». Insomma, la Toscana di ieri è persa, e quella d’oggi è irriconoscibile.
Dicono che con l’età si diventi più sentimentali, e certo Germaine Greer, la femminista che oltre trent’anni fa incendiò gli animi con l’«Eunuco femmina», ha già dato segno, giunta a 65 anni, d’avere perso l’antico spirito guerresco se celebra, nel libro «The Beautiful Boy», l’acerba perfezione di un corpo d’adolescente: pure Omero talvolta sonnecchia, figurarsi un’intellettuale dei nostri tempi. Ma che la svezzata Germaine Greer pianga di nostalgia per i bei tempi andati, come un qualunque pensionato, stupisce. E fa quasi rabbia che lo sfogo di tale debolezza sia la Toscana, mitizzata un tempo quanto oggi svilita, solo perché esce il film «Sotto il sole della Toscana», commedia dolceamara dal bestseller di Frances Mayes. Ma tant’è, l’articolo di ieri sull’ Independent on Sunday ne è la prova: non c’è niente di più illusorio della memoria.
La Greer arrivò in Toscana negli anni ’70, sognando «notti di velluto striate dalle lucciole, giornate abbacinanti nei campi di cereali sprofondati fra le vigne ombrose e lo scintillìo come d’acciaio degli uliveti, usignuoli volteggianti di notte da albero a albero e, di giorno, tortore che tubavano sulle tegole».
Ammettiamolo: già toglie il fiato che una persona seria, che ha sezionato la società moderna con il bisturi dell’intelletto, abbia immagini così appiccicose, introvabili perfino su un dépliant dell’ufficio turistico. Ma sbalordisce ancor di più che quel sogno corrispondesse al vero: arrivata di notte, la prima mattina Germaine Greer aprì la finestra, sulle colline di Cortona, «a una mattina di madreperla». E l’amore a prima vista la lasciò «ubriaca di rugiada». Urca.
Lo sappiamo, noi italiani che fummo osservati come formiche dagl’inglesi che scendevano nel Grand Tour come entomologi: più il diverso fa orrore, più affascina. Edward Forster, che nel «Passaggio in India» descrisse il brivido dell’amore per l’indù, in «Camera con vista», proprio in Toscana, scoprì la barbarie d’Italia. E la Greer, nel suo piccolo, ci dà dentro: non è deliziosa Marietta che «guernava le razze», cioè badava a polli e conigli, che gongolava se c’era una disgrazia e quasi per destino fu diagnosticata d’un cancro incurabile? Non sono simpatici i due fratelli che amavano la stessa donna e si buttarono, per amore, nello stesso pozzo? E non è un caso raro Annunziata, che non poteva avere figli se non si faceva rimuovere dal chirurgo «un qualcosa in più», ma volle restare come Dio l’aveva fatta e accettò «la sua intersessualità»? Non importa. Quella Toscana di sciagurati era comunque un Eden, dove «la contadina ti passava accanto mentre portava i maiali a pascersi di castagne e ghiande», un’altra «ti portava in cerca di porcini» o coglieva la prima insalata di primavera o t’insegnava a cuocere il pane nel forno. Ma quel paradiso terrestre non c’è più, perché «i cacciatori non sono più furtivi come Don Certullio, che si toglieva la cotta e s’inoltrava nel bosco dopo la prima messa del mattino», quasi uscisse direttamente dalla «Cavalleria rusticana», ma «arrivano su auto a quattro ruote motrici che parcheggiano sulle piazze». Insomma, la volgarità ha ucciso le lucciole, e la Greer se ne accorge una generazione dopo Pasolini.
Di chi è la colpa? «Turismo e Unione Europea hanno distrutto la vita che era il bello della Valdichiana», sentenzia la Greer. E ciò fa pensare. Perché, assolta l’Unione Europea per insufficienza di prove (solo chi vive nella Londra euroscettica può avere un’idea del genere), resta il turismo. E chi era la turista che, trent’anni fa, iniziò l’invasione? Una certa Germaine Greer ...

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