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Corriere Della Sera

Brunello, cade il veto degli americani ... Montalcino. Il ministero del Tesoro Usa d il via libera all’import dopo l’inchiesta sui vitigni usati... Senza gli americani e senza Wine Spectator, quindicinale per gli appassionati del vino, il Brunello, noto cru allevato sulle colline di Montalcino, non avrebbe avuto le fortune che ha guadagnato negli ultimi dieci anni. Quegli stessi americani che lo hanno osannato sulle loro tavole, così come lo è stato su quelle dei buongustai di mezzo mondo, e poi criticato, hanno deciso ieri, in virtù dello scandalo-contraffazione scoppiato a fine marzo, di rinunciare al blocco delle importazioni nel loro Paese. Lo dice una circolare della Attb, Alcohol and Tabacco Tax and Trade Bureau, che chiude una parte dolente del problema di avere un prodotto realizzato con vitigno Sangiovese, in purezza, senza cioè aggiunta di altri vitigni, non previsti dal disciplinare e che una parte di produttori avrebbe usato nel corso degli ultimi anni a Montalcino. Faccenda che ha agitato il mondo del vino, dei gourmet e di chi ha a cuore le sorti del prezioso nettare, andato sul mercato in modo non originale.
Danno di immagine, danno di impostazione, danno nei confronti del consumatore. Il Brunello destinato agli Usa, d’ora in poi, dovrà essere accompagnato da una dichiarazione emessa da un ente governativo italiano che attesti la conformità dei parametri indicati nella Docg. Non sarà più necessaria la dichiarazione specifica da presentare all’ingresso delle bottiglie alla dogana Usa. L’importatore dovrà avere la nuova documentazione richiesta. Le disposizioni diventeranno operative da domani.
Ma quale sarà l’ente governativo che dovrà attestare che il Brunello è in regola?”L’attenzione sui vini prodotti in Toscana è alta e tutti i produttori devono cogliere l’opportunità per svecchiare il sistema, c’è poca modernità”, dice Andrea Cecchi, produttore alla quarta generazione di Sangiovese in purezza, 200 mila bottiglie con l’etichetta”Lo spargolo”, a Castellina in Chiainti.”Il Sangiovese - aggiunge - è un vitigno ostico, difficile da produrre e vinificare con continuità. Non si adatta alle mode. Chi lo produce sa che le quantità sono ridotte, così come gli estimatori”. È piaciuto agli americani cavalcare l’impasse del rosso adulterato, un affronto per il Brunello, creato dalla storica famiglia Biondi Santi e proseguito e sviluppato in epoca più recente, dall’estremista Gianfranco Soldera, interprete moderno di questo rosso.”Considero quest’ultimo passo Usa un’apertura nei confronti del vino italiano, che comunque deve fare autocritica. Meglio chiudere questo capitolo. Ritengo eccessivo l’atteggiamento americano sul Brunello. Il vino non rispondente al disciplinare è stato preparato secondo logiche di mercato e mode inopportune. Non c’è stato pericolo per la salute dei consumatori” chiude Cecchi.
Trovato, si spera senza discussioni, l’ente governativo, dovranno essere chiare nella dichiarazione: l’annata, l’etichetta, il nome e l’indirizzo del produttore. Laconico il commento del ministero delle Politiche agricole:”Stiamo ancora lavorando con gli americani”.

Il comune
Montalcino si trova a 40 Km a sud di Siena. Delimitato dalle valli dell’Orcia, dell’Asso e dell’Ombrone, occupa una superficie di 24.000 ettari, quelli di vigneto complessivi sono 3.500.

17 milioni - Le bottiglie prodotte in un anno

8 milioni
-Le bottigliedi Brunello 2003 disponibili da quest’anno

120 milioni di euro
-È il giro d’affari annuo legato al mercato del vino

250
- I produttori

200
-Gli imbottigliatori

Come produrlo - Il Brunello si ottiene esclusivamente da uve sangiovese del territorio comunale di Montalcino, l’invecchiamento è di 5 anni, 6 per la Riserva

Come berlo - La bottiglia va stappata alcune ore prima e deve essere servito alla temperatura di 18-20 gradi

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