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Corriere Della Sera

Tra eccessi di fantasia e segni di amicizia ... L’ultima frontiera del lusso enologico è quella di produrre vino griffato, con un’etichetta personalizzata da regalare a parenti e amici. Una moda che ha contagiato attori, cantanti, politici, manager e giornalisti. Fiutato l’affare, alcune aziende agricole hanno iniziato a offrire “in affido” porzioni di vigna, dove produrre vino secondo i gusti dell’affittuario. E poi ognuno si sbizzarrisce con la propria etichetta. Come tutte le mode, anche questa fa sorridere, per quel po’ di ridicolaggine che accompagna ogni impresa da parvenu. Però il vino, da Noè in poi, ne ha viste tante e sicuramente saprà trarre vantaggio anche da questo inusuale e amabile novità. Perché il vino non è solo ricco di doni concreti (è sapore di vita) ma anche di cerimonie, di rimandi simbolici. Come giustamente scrive Enzo Bianchi, priore di Bose, “il vino è divenuto nella Bibbia e altre tradizioni spirituali il simbolo della sapienza... E accanto alla sapienza, altri due elementi indispensabili alla vita piena dell’uomo sono simboleggiati dal vino: l’amore e l’amicizia”. Ecco, un’etichetta personalizzata, adempiuti i compiti istituzionali (luogo di provenienza, denominazione di origine controllata, nome e sede dell’imbottigliatore), deve trasmettere un senso di amore e di amicizia. A volte, si supplisce questa condivisione con un nome di fantasia, spesso spia degli eccessi di fantasia del neofita. Che cos’è un etichetta? Un biglietto da visita, una forma di promozione, un’indicazione di lettura, un vestibolo, una soglia? L’etichetta è un’intonazione, un suggerimento sottocutaneo che accompagna la bevuta, un sommesso brusio che scorta il vino dicendo come meglio interpretarlo. Come la copertina di una collana preziosa, deve contenere essenziali informazioni sul libro e fondamentali indicazioni sulla personalità di chi lo ha scritto. E una questione di stile, di sobrietà, di cultura. Non basta affittare una vigna, bisogna saperla fare propria.

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