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Corriere Della Sera

La vite che resiste a tutto e i nuovi vini “super bio” ... Nessun attacco dai parassiti e qualità più alta grazie agli incroci... I pionieri in Trentino Alto Adige. Ma mercato e multinazionali creano ostacoli... Una pianta di vite che resiste agli attacchi parassitari e produce un vino di qualità. Un sogno, una pianta che forse poteva esistere solo nell’Eden, oggi è divenuta una realtà che può modificare radicalmente la viticoltura e la produzione di vini così come li conosciamo. Stiamo parlando delle viti interspecifiche o viti resistenti, varietà di vitigni che resistono a oidio e peronospora, le principali malattie fungine che affliggono i vigneti e per combattere le quali accorrono diversi trattamenti antiparassitari (numerosi nelle annate più piovose, nelle quali le malattie fungine si sviluppano maggiormente) che non solo costano moltissimo, ma possono lasciare residui nell’uva e quindi nel vino. Un ulteriore passo avanti anche rispetto alla viticoltura biologica o biodinamica, che vieta prodotti chimici e sistemici, ma autorizza l’impiego di prodotti tradizionali come il rame e lo zolfo. Va precisato che le viti interspecifiche non sono viti geneticamente modificate (ovvero con innesto di geni estranei alla vite), ma sono il frutto di numerosi incroci tra specie diverse di viti, selezionando e riproducendo gli individui che meglio sviluppano la resistenza: se un secolo fa occorrevano decenni per valutare un incrocio oggi bastano un paio di anni. Fino a poco tempo fa di viti resistenti se ne è parlato solo nel ristretto ambito scientifico, perché producevano vini abbastanza modesti dal punto di vista organolettico. Ma anche per un certo ostracismo nel settore vivaistico tradizionale e delle multinazionali che producono antiparassitari, che certo non vedono di buon occhio una vite che si coltiva senza ausilio di prodotti chimici e sistemici. Negli ultimi anni la ricerca è riuscita a valorizzare l’aspetto qualitativo, grazie anche agli incroci, con le specie di “vitis amurensis”, una vite originaria del fiume Amur nella Russia asiatica. Gli istituti più attivi in questa ricerche sono la Mendel - Universität di Brünn in Cecoslovacchia, lo Staatlichen Weinbauinstitutes di Freiburg e il Institut für Rebenzlichtung di Geilweilerhof entrambi in Germania. I nuovi vitigni hanno nomi curiosi: Orion, Kofranka, Aurora, Chambourcin, Marechal Foch. Tuttavia i più promettenti, come provato anche in una recente degustazione internazionale a Bolzano, sembrano essere - tra i vitigni bianchi - il Bronner e il Solaris (lo steso nome di un celebre film di fantascienza di Andrej Tarkowsky). Il Bronner è più intenso e leggermente aromatico, mentre il Solaris è più floreale e fruttato, con una bella acidità. In Italia i pionieri delle viti interspecifiche sono soprattutto viticoltori del Trentino Alto Adige che aderiscono all’associazione Piwi, sigla che significa resistenza ai funghi. Tra questi uno dei più attivi è Werner Morandell proprietario del Maso Lieselehof a Caldaro, che non solo possiede una ricca collezione di vitigni, tra i quali molti di varietà resistenti, ma ha appena scritto un libro dedicato all’argomento “Meine Reben”. Morandell produce due vini da viti resistenti di grande fascino: lo Julien con uve Brunner, molto profumato e il Vino del Passo, fine e delicato, che nasce da un vigneto a 1300 metri al passo della Mendola. Entrambi figli di vigne che non hanno subito trattamenti. Erhard Tutzer, degli omonimi vivai di Bolzano, prosegue la sperimentazione in collaborazione con specialisti del settore per produrre nuove varietà, con l’obbiettivo non celato di poter produrre una nuova varietà resistente che possa essere brevettata. Però per imporsi sul mercato le viti resistenti dovranno fare il conto con un comparto molto tradizionalista. “Le prospettive sono interessanti - dice Leonardo Valenti del dipartimento di Viticoltura dell’Università di Milano - ma il viticoltore medio è poco incline a cambiare abitudini. Le viti resistenti sono nuove varietà lontane dai vitigni diffusi come lo chardonnay o il sauvignon. Certo, anche un secolo fa quando fu messo a punto il Müller Thurgau (incrocio di riesling per sylvaner) ci furono perplessità, ma oggi è un vitigni più diffusi del nord Italia e Europa. La nuova strada sarebbe quella di tentare nuovi incroci di viti resistenti con le varietà conosciute”.


La scheda

Il vitigno. Le viti interspecifiche, o viti resistenti, resistono alle principali malattie fungine: non sono geneticamente modificate ma frutto di numerosi incroci tra viti diverse.

I nomi. I nuovi vitigni hanno nomi curiosi: Orion, Kofranka, Aurora, Chambourcin, Marechal Foch. In Italia, i pionieri delle viti interspecifiche sono soprattutto in Trentino Alto Adige.

Gli aromi. I più promettenti sono, tra i vitigni bianchi, il Bronner e il Solaris: il primo più intenso e leggermente aromatico, il Solaris più florealee fruttato. Il viticoltore Werner Morandell, che ha dedicato al tema il tibro “Meine Reben”, produce lo Julien con uve Brunner, molto profumato, e il vino del Passo, fine e delicato.

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