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Corriere Della Sera

Gelide e rassicuranti. Le bollicine della sobrietà ... I Franciacorta, i Prosecchi, gli Champagne. Uno “sciabolatore” e le bottiglie da 12 euro ... I brindisi “calmierati” pensando a Keynes e Dostoevskij ... Nel Capodanno più sobrio che l’Italia ricordi dal dopoguerra, con cosa si brinda? Per economisti come John Maynard Keynes quando si parla di Champagne ogni spesa è ammessa e va anzi sostenuta (“Il solo rammarico della mia vita è di non averne bevuto abbastanza”, disse). Qualcosa sembra però essere cambiato nel profondo nelle ultime settimane tra i cultori italiani del buon bere, come se fosse stato azionato un pudico freno verso ogni eccesso, anche nella notte di San Silvestro. Gli oligarchi e gli sceicchi sono rimasti i soli a dissertare sull’annata giusta (19950 2002?) dello Champagne per gli auguri rituali. Il resto del mondo ha abbandonato la stratosfera dei prezzi. Così se leggi i consigli per il brindisi sul Wall Street Journal scopri che Lettie Teague, dopo una sterminata premessa sulla storia e la classificazione degli Champagne (quasi a giustificarne l’elevato costo) consiglia quattro bottiglie su cinque attorno ai 30 euro. Se esplori la Rete dei wine-blogger, ti imbatti in un misurato elenco di Doctor Wine, al secondo Daniele Cernilli, che ha creato la nuova categoria, i vini anticrisi, di “adeguato valore a prezzi convenienti”, da 12 euro. Se accendi la radio, il gastronauta Davide Paolini ha dedicato un’intera puntata della sua trasmissione a bicchierate parsimoniose ed economicamente corrette per le feste. E il momento di bollicine gelide ma rassicuranti, antidoto all’inverno shakespeariano del nostro scontento. Nutrirsi di perlage in questi giorni aiuta, quello dello Champagne può aprire le porte del paradiso, come Dostoevskij fa dire al nichilista Ralcitin nei “Fratelli Karamazov”. Purché la spesa non sia cafona.
Dimenticato il concetto di “lusso accessibile” per il vino (lo si legge anche sul sito dei sommelier italiani), quest’anno le bollicine più attraenti sono quelle italiane del Prosecco, della Franciacorta, del Trentino e quelle francesi dei produttori meno celebrati. Luca Gardini, il campione mondiale dei sommelier, ha suggerito a Paolini il Monte Rossa, un’azienda della Franciacorta attiva dal 1972: la prima Cuvée si acquista sotto i w euro, trascorre almeno 18 mesi in bottiglia a contatto con i lieviti prima della vendita dopo un passaggio in barrique. E poi Barone Pizzini, cantina ottocentesca e nobiliare gestita da un gruppo di imprenditori locali ora convertiti al biologico: il Franciacorta Brut si trova a 22 euro. Secondo il critico Luca Maroni “gli spumanti di Barone Pizzini sono tra i più ricchi di Franciacorta”. Un’alternativa è il Bellavista Franciacorta Cuvée Brut (Pinot nero, Chardonnay e Pinot Bianco, 24 euro in enoteca), assemblato con uve da almeno cento appezzamenti, un vino di spessore, equilibrato, dietro al quale c’è Vittorio Moretti, costruttore con la passione del vino. “Bollicine miracolose”, come scrisse Gianni Brera, che “appagano mirabilmente il piacere di vivere secondo uno stile unico”.
La bandierina di Cernilli è piantata sul Trentino, con il Brut Altemasi 2007, un Trento Doc di Cavit, “godibilissimo, fresco e molto piacevole all’assaggio, con un finale sottile e persistente”. Per 14 euro.
Nell’universo dei Prosecchi, la scelta nella fascia media di prezzo è molto vasta, perché il metodo di vinificazione (Charmat, ossia in autoclave) permette risparmi in cantina. La catena Eataly di Oscar Farinetti riesce a vendere il Prosecco di Serafini & Vidotto a 7,5 euro. Il Prosecco di Aneri numero i dei vigneti di Susegana, quello del primo brindisi di Ciampi e Napolitano come presidenti, si trova a 15 euro. Lo consiglia anche Charles Scicolone, famoso wine-writer americano, nel suo vademecum tutto italiano diffuso questa settimana per i brindisi “very reasonable prices”. Scicolone suggerisce anche il Prosecco “Rustico” di Nino Franco, sui 10 euro.
Anche Mauro Lorenzon, antitesi del sommelier in giacca blu, fondatore del movimento delle enoteche, decapitatore di bottiglie con una sciaboIa (come i francesi ai tempi di Napoleone), sceglie Prosecco. Ma alternativo, non schiarito, al punto da risultare arancione: si chiama Costadilà, fermentazione naturale in bottiglia, 12 euro. “Si può anche bere bene francese limitando la spesa”, assicura Lorenzon. I consigli: i Crémant d’Alsace, a base di Riesling, che si attestano sui 15 euro; e lo Champagne Aubry, importato dalla Moon di Mongiardino (quello del Philipponnat), circa 20 euro, una maison condotta dai fratelli Pierre e Philippe a Jouy-lès-Reims, nel cuore della Piccola montagna di Reims.
Per gli auguri di stanotte gli italiani, secondo l’ottimistica stima della Confederazione degli agricoltori, si apriranno 80 milioni di bottiglie. Una potenza tale che viene da chiedersi, come fa il critico del New York Times Eric Asimov: “Quanta energia potremmo sfruttare se catturassimo la forza dei tappi che voleranno a Capodanno?”.

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