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Corriere Della Sera

Merlot, Brut, Malvasia La cantina (segreta) di Luciano Benetton ... “Il vino fa venir voglia di migliorare se stessi” ... Nel cuore del Veneto dei capannoni, all’ombra di un ex lanificio e del centro di produzione di Castrette (tutto robotizzato, pullover spostati su campi elettromagnetici, 28 persone per io mila colli al giorno), è nata la antina segreta di Luciano Benetton. E come un castello rovesciato. Si entra nel recinto industriale a pochi chilometri da Treviso. Lasciate le grandi torri di Tobia Scarpa l’ex lanificio di 22 mila metri quadrati, appare una piccola residenza campagna. Surreale solo per chi conosce il Veneto, insieme di aziende e orti, convivenze e antitesi. 11 cuore della cantina è sottoterra, in tre una sfilata di autoclavi, botti e Gaberlotto su pavimenti di sassi bianchi. Bottiglie nelle rastrelliere, bottiglie nelle scatole, un senso di ordine silenzioso. E su tutto la figura rilassata di Luciano Benetton, 76 anni. i capelli candidi e lunghi, il vestito grigio con camicia bianca che sembra ispirare la sua collezione New Yorker per ragazzi, sciarpa rossa e arancione. E appena tornato dall’india, sempre più convinto che questa sia la stagione giusta per godersi il successo con i viaggi, la barca a vela. E la cantina. “L’idea me l’hanno data dei giapponesi - racconta -. Erano a Villa Minelli, a Ponzano, il nostro quartier generale. il mio ufficio si affaccia su una vite. Vedendola, mi chiesero che ci facevo, risposi che vendevamo l’uva. Dissero che dovevo fare vino Benetton e loro l’avrebbero venduto anche in Giappone. Vino Benetton? Troppo semplice”. Da quella conversazione, cinque anni fa, è iniziata la stagione del vino. Sono state analizzate uve e terre. “Siamo partiti da quella vigna trentennale di Merlot - ricorda Benetton - e abbiamo creato il Villa Minelli, un Merlot in purezza. Che a me pare buono. Poi abbiamo continuato con gli altri poderi, Villa Persico, dove c’è il nostro albergo, poi la linea con le vigne di Villa Pastega (la settecentesca sede di Fabrica restaurata da Tadao Ando)”. In totale 50 mila bottiglie l’anno. Oltre al Merlot Villa Minelli, l’uvaggio rosso (Merlot e Cabernet Sauvignon) Villa Persico, una linea di rossi e di bianchi Villa Pastega che comprende due Brut (un Metodo classico e uno Charmat) e un Malvasia Passito. Attorno a Villa Pastega ci sono 7 ettari di vigne, 3 negli altri due possedimenti. E il Merlot, robusto e rotondo, su cui punta Benetton per far conoscere la cantina. In questi giorni sta preparando la strada verso enotecari e ristoratori. Forse daranno una mano i ragazzi di Fabrica, quelli della campagna “anti odio” con i baci fra i potenti del mondo. “Hanno una rete di contatti planetaria e poche sovrastrutture mentali, sono creativi liberi. L’ultima campagna ha funzionato. Tutti, da Obama alla Merkel, potevano chiedere di ritirate le foto, l’ha fatto solo il Vaticano”.
Cos’è il vino per quest’uomo che si alza alle sette per mantenersi in forma in palestra, a capo di una famiglia dalle grandi ricchezze in cui non si ostenta né si spreca, quest’uomo che spegne la luce uscendo da ogni stanza della cantina? “Una passione. Il piacere di creare qualcosa che migliora anno dopo anno in bottiglia, come un buon rosso. Fa venir voglia di migliorare sé stessi. Mi sono innamorato e anche mio fratello Gilberto si è appassionato a questa piccola avventura. Ora tutti chiedono di riunire qui i consigli di amministrazione delle società del gruppo”.
A pochi passi, nell’ex lanificio, centinaia di modelle e modelli sfilano in un anfiteatro per presentare l’ultima collezione, attorno ci sono negozi allestiti per prova, enormi set di posa e studi grafici, sculture di corpi di lana aggrovigliati (“Lanasutra”, sorride Benetton), una mostra con le storiche pubblicità (“Benetton, moda da vivere”, anni 60, e prima ancora un ragazzo con gli stessi capelli del primo Baglioni, sembra un’epoca lontanissima, poi le F campagne di Toscani anti razzismo e anti pena di morte), i bolidi della F1 (uno per anno) e un. museo (“Stiamo raccogliendo la nostra storia”) con i primi pullover, la prima macchina per tingere. “C’erano queste lane grezze - racconta Benetton -, andavamo da un tintore che le immergeva nell’acqua calda e creava i colori che chiedevamo. Poi comprai in Inghilterra la prima piccola macchina per tingere, eccola, si chiama Pegg. Gli armadi delle famiglie italiane erano quasi vuoti, come accade adesso nei piccoli Paesi dell’Est. Demmo una scossa al mercato. Era stupefacente vedere che con così poco, con l’idea dei colori, vendevamo così tanto, e senza accumulare scorte, ogni giorno una gamma di colori su misura”. Tutto iniziò così nel 1965, con i fratelli Gilberto e Carlo e la sorella Giuliana. Ora Benetton è un gruppo con 6.000 negozi in 120 Paesi, più di 2 miliardi di fatturato e investimenti in Autostrade, Autogrill, Grandi Stazioni, Aeroporti di Roma. E in una cantina non più segreta.

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