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Corriere Della Sera

In tv con salse e ricette. Se lo chef diventa star ... Negli Stati Uniti milioni di fan e fatturati da capogiro. Tra gelosie e gossip. Come autentici divi di Hollywood ... Le riviste finanziarie come Forbes misurano la loro fortuna con annuali “top ten dei più ricchi e potenti”. Il loro impatto socio-culturale è monitorato da Klout, bibbia degli specialisti di social media, che quantifica la loro popolarità su Facebook, Twitter, Linkedin e Tumbir. E ad assicurare la loro ubiquità nell’esistenza quotidiana dell’americano medio ci pensano le catene di grandi magazzini come Target e Kohl’s, che fanno a gara per distribuire le loro linee di cibi e utensili per cucinare. No, non si tratta delle star di Hollywood ma dei celebrity chef, i maghi dei fornelli che nell’era di Food Network, il canale “tutto cibo” 24 ore su 24, hanno rivoluzionato non solo la natura dello showbiz americano, ma anche l’industria enogastronomica e il modo stesso in cui gli americani parlano di arte culinaria, fanno la spesa e mangiano. Emeril, Giada, Mario, Lidia, Paula: per milioni di ammiratori basta il nome come biglietto da visita. Forse perché, come scrive il settimanale Time “ormai sono più divi che cuochi”. Oltre ad acquistare le loro salse di pomodoro, padelle anti-aderenti e libri di ricette, i fan seguono ogni loro gossip, non solo sentimentale. Sulle pagine dei tabloid questi superchef televisivi danno ormai filo da torcere ai divi della Mecca del Cinema. Ne sa qualcosa David Chang, enne coreano-americano laureatosi al French Culinary Institute, divenuto ultramilionario grazie alla catena di ristoranti Momofuku. “Durante una trasferta di lavoro in Australia, l’hostess mi rovesciò addosso per sbaglio un bicchiere d’acqua bollente”, racconta Chang. Lo scoop fece subito il giro del mondo. “Al mio arrivo a Melbourne, la notizia era su tutti i siti Internet: “Chef bruciato in business class””. I media parlano di “ossessione al limite del feticismo”. Un fenomeno relativamente nuovo, se si pensa che il termine “foodie” (i buongustai schiavi delle mode e delle star-chef, da non confondersi coi più raffinati ed epicurei “gourmet”) è stato coniato nel 1981, in piena Reaganomics. Furono Paul Levy e Ann Barr i primi ad usarlo, nel loro libro “The Official Foodie Handbookx”. Alcuni mesi più tardi lo chef delle star hollywoodiane Wolfgang Puck inizia a servire “pizza gourmet” nel suo ristorante Spago di Los Angeles. A trasformarlo nel primo celebrity chef d’America, un decennio più tardi, ci pensa Food Network, che apre i battenti nel 1993 con una scommessa, giudicata “eretica” a quei tempi: trasformare in hit un canale interamente dedicato al cibo. il resto è storia. Oltre a Puck (proprietario di ben 21 ristoranti, autore di innumerevoli libri di ricette e vincitore di un Emmy, l’Oscar televisivo), la maggior parte degli “chef più pagati d’America” nella lista compilata di recente da Restaurant News è diventata famosa grazie a Food Network. Da Mario Batali, il 5lenne chef di origine italiana co-proprietario di Eataly New York insieme all’istriana Lidia Bastianich, (star di Food Show sulla PBS) e a suo figlio Joe, a Guy Fieri, il ruvido e un po’ zotico animatore di “Diners, Drive-ms and Dives”, il più visto dagli uomini, che, come ha scritto il New York Times, “ha portato la cultura terra terra delle masse nel circuito della food tv”. A dargli filo da torcere è Emeril Lagasse, alla guida di un vero e proprio impero enogastronomico con entrate di oltre - 150 milioni di dollari annui e Bobby Flay, animatore di ben sei show televisivi, di recente fustigato dal critico culinario del New York Magazine Adam Platt che nel recensire il suo nuovo ristorante, “Bar American”, lo accusa di “trascorrere troppo tempo in tv e troppo poco in cucina”. In un’America dove si passa più tempo a guardare programmi sulla cucina che ai fornelli, anche le chef donne sono finite nel mirino dei critici. Paula Deen, decana della gastronomia del profondo sud è stata accusata dallo chef Anthony Bourdain di “vendere cibo che uccide a una nazione già obesa”, mentre ma Garten, star dello show “La contessa scalza” è stata ribattezzata “la marchesa del burro ipercalorico” dai blog culinari. Anche Rachel Ray è stata accusata di “uccidere i nostri figli” con i suoi spot pubblicitari per la catena di fast food “Dunkin Donuts”. Per correre ai ripari la star-chef italo-americana ha deciso di aderire alla crociata “Let’s move” della flrst lady Michelle Obama volta a debellare l’epidemia di obesità tra i giovanissimi. Ciò non è bastato ad attenuare gli attacchi alla sua cucina, giudicata “troppo rapida, raffazzonata e inesperta” da molti chef laureatisi nelle migliori università culinarie del mondo come il Culinary Institute of America e il Cordon Bleu che le rimproverano di non avere una preparazione formale e di non aver mai posseduto un ristorante. In un’America dove lo stipendio medio di un “executive chef” si aggira intorno ai 71 mila dollari annui, gelosia e competitività sono inevitabili. Persino una come Giada De Laurentiis, nipote di Dino de Laurentiis e Silvana Mangano e tra le più amate dal pubblico di Food Tv, è stata accusata da TV Guide di essere “troppo sexy per la tv”.

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