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Corriere Della Sera

Il primo bicchiere spesso è offerto da mamma e papà ... È in famiglia il primo approccio con l’alcol per la maggioranza dei bambini e degli adolescenti italiani. Il dato emerge da un’anteprima dei risultati dell’indagine “Adolescenti e Alcol” (la ricerca completa sarà presentata il prossimo autunno) realizzata dall’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol e dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza su un campione nazionale rappresentativo di 2 mila studenti di terza media. A dichiarare di aver bevuto il primo sorso con mamma e papà è il 59% degli intervistati; un altro 14% lo ha fatto con altri parenti (fratelli, zii, ma soprattutto nonni). Poco più del 18%, invece, ha avuto la prima esperienza “alcolica” con amici coetanei (11,4%) 0 più grandi (6,9%). E solo l’8,3% dei maschi e il 10,5% delle femmine ha dichiarato di non aver mai assaggiato una sostanza alcolica. Teatro della “primo bicchiere” è stato per il 19% un’occasione speciale (un matrimonio, un compleanno...) e per il 10% una festa. La maggioranza, però, ha bevuto alcol per la prima volta a casa, durante i pasti (il 37,9%). Nessuna meraviglia, quindi, se solo per 18,7% del campione il primo bicchiere di una sostanza alcolica sia stato vissuto come “una cosa proibita”, mentre il 46,5% dichiara di non aver provato alcuna sensazione particolare. Sostanzialmente bilanciate le reazioni: se il 25% dichiara di aver apprezzato il sapore, per il 24% l’effetto è risultato sgradevole. Ma a che età c’è stato il primo contatto con l’alcol? Il 29,5% dichiara di averlo avuto tra i 6 e i 10 anni e l’8,2% a meno di 6 anni. Qui si registra una differenza territoriale, con una maggiore precocità degli adolescenti del Nord-Est: è l’11,6% ad aver bevuto per la prima volta una sostanza alcolica prima dei 6 anni; i135%trai6ei io anni.
“Che in Italia il primo contatto con le bevande alcoliche resti per la grande maggioranza dei ragazzi mediato da occasioni familiari e dalla compresenza delle figure genitoriali - spiega Enrico Tempesta, Presidente del laboratorio scientifico dell’Osservatorio Giovani e Alcol - è un tratto noto e caratterizzante della nostra cultura; gesto in ultima analisi radicato in un costume sociale di bere controllato e, nella maggior parte dei casi, responsabile. Oggi però, in un contesto socioculturale profondamente cambiato, in cui sono venute meno molte delle strategie tradizionali di contenimento e molti fattori di moderazione, l’inizio precoce presenta nuove valenze e nuovi rischi”.
Michele Contel, vicepresidente dell’Osservatorio aggiunge: “Senza sottovalutare i rischi e con la consapevolezza che è necessario un intervento protettivo nei confronti degli adolescenti, specie da parte della famiglia, ci conforta osservare che il contesto italiano, per quanto concerne il consumo di alcol, è tuttora significativamente diverso da quello che caratterizza molti Paesi europei (specie del Nord) in cui il consumo precoce di alcol è strettamente associato a comportamenti antisociali e talvolta autodistruttivi”. Secondo quanto emerge dall’indagine, gli ready to drink, ovvero le bevande a basso contenuto alcolico, sono gli alcolici più in voga tra gli adolescenti: li sceglie il 59,2% dei baby consumatori (per il 17,2% in modo autodefinito “abituale”, per il 41,9% “occasionale). Un dato che preoccupa molto Silvano Bertelloni, Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, che osserva: “Queste bevande sono un vero “cavallo di Troia” verso il consumo precoce di sostanze alcoliche più pesanti (superalcolici innanzi tutto), perché cominciano ad abituare gli adolescenti all’alcol e a creare dipendenza, senza essere percepite come potenzialmente pericolose e quindi con ancor meno remore ad abusarne”.

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